Giuseppe Penone, Bob Wilson, il Festival di Spoleto. Il mecenatismo secondo Maria Teresa Venturini Fendi: l’intervista
- Postato il 24 giugno 2026
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Dopo quasi vent’anni di attività, la Fondazione Carla Fendi, fondata dall’imprenditrice e filantropa italiana scomparsa nel 2017, torna nel 2026 al Festival dei due Mondi di Spoleto, manifestazione alla quale è intimamente legata dal 2008. E lo fa con due importanti appuntamenti.

Penone al Festival dei due Mondi a Spoleto
Si parte con l’inaugurazione, il prossimo 27 giugno 2026, di tre ampi interventi di Giuseppe Penone (Garessio, 1947), che ha anche firmato il tradizionale manifesto del festival quest’anno sotto il tema Radici: una scultura monumentale, Le foglie delle radici, in Piazza Pinciani, la mostra con i sette video del ciclo Epheměris allestita nell’ex Battistero della Manna d’Oro e presentato da Fondazione Carla Fendi, una mostra all’interno di Palazzo Collicola, questi ultimi due sotto la cura di Saverio Verini.
L’omaggio a Bob Wilson
La nona edizione del Premio Carla Fendi S.T.E.M., nato nel 2017 su impulso della nuova presidente Maria Teresa Venturini Fendi, solitamente attribuito a importanti personalità del mondo scientifico, viene dedicato invece ad un grande maestro del teatro, Bob Wilson (Waco, 1941 – New York, 2025), ad un anno esatto dalla sua scomparsa. Il premio sarà consegnato il 12 luglio da Isabella Rossellini, insieme ad Antonio Monda, a Charles Chemin, direttore artistico del Watermill Center, il laboratorio per le arti e le scienze umane fondato da Wilson nel 1992. Ripercorrendo anche i temi dell’ultima lecture che l’artista avrebbe realizzato proprio insieme alla Fondazione Carla Fendi. Ce la siamo fatta raccontare, insieme a molto altro, dalla Presidente Venturini Fendi in questa intervista.

Intervista a Maria Teresa Venturini Fendi
La Fondazione Carla Fendi nasce nel 2007, quando sua zia si ritira dal mondo della moda per dedicarsi interamente alla cultura. Nel 2017 lei ne assume la presidenza…
Quando Carla ci ha lasciati.
Sì, e imprime subito un cambio di rotta introducendo la Scienza accanto all’Arte. Da dove nasce questa spinta verso l’ambito scientifico?
La scienza interagisce con l’arte, con la musica, con tutto ormai. Ho sempre pensato che le scoperte permeino la vita sociale di tutti noi, interagendo con il nostro corpo e non c’è linguaggio che non contempli la scienza. Nel 2017 si parlava molto poco della relazione tra arte e scienza. Io invece ne ero molto incuriosita, forse anche perché provengo da un ambito di studi umanistici. Perciò ho cercato fin da subito di capire un po’ di più come era fatto questo mondo.
E cosa ha fatto?
Mi sono avvicinata al Centro Europeo di Ricerca Nucleare, il grande laboratorio del CERN. Lo stimolo è arrivato dallo studio delle ricerche di Peter Higgs, Nobel per la fisica nel 2013, la scoperta della cosiddetta “particella di Dio”, la più piccola, infinitesimamente piccola, mai individuata dopo il Big Bang. La creazione del mondo ha sempre affascinato tutti gli esseri umani e ci coinvolge tutti. Sia in maniera spirituale che scientifica.
E che impressioni ha ricavato?
La visita al CERN mi ha molto colpita. È un luogo pieno di studenti, scienziati, ha una atmosfera meravigliosa, è pieno di giovani, di donne. Ad esempio, la straordinaria direttrice (dal 2016 a gennaio 2026; oggi è Presidente di COTEC, ndr.) Fabiola Giannotti, una donna molto pragmatica, una scienziata, ma anche una grande manager. L’unica eletta per due volte (per otto anni) alla direzione del CERN. Giannotti nel 2023 ha inoltre ideato e aperto un centro divulgativo, il CERN Science Gateway, progettato da Renzo Piano. La nostra Fondazione ha contribuito aprendovi il Padiglione Carla Fendi, interamente dedicato alla scoperta del Big Bang, alla materia, con un’attenzione rivolta sia agli adulti che ai ragazzi. È visitato da tantissime scolaresche da tutto il mondo, l’entrata è gratuita ed è vicino all’aeroporto di Ginevra. Inoltre, c’è una sala dedicata all’arte.
Per l’appunto, arte e scienza. Sono trascorsi quasi 10 anni da quando lei ha intrapreso questo percorso, e quasi 20 anni dalla nascita della fondazione; quindi, l’anno prossimo si festeggiano due ricorrenze, di fatto. Che bilancio si sente da presidente di tirare di questa esperienza?
Molto positivo. Dopo l’esperienza al CERN ci siamo aperti anche alla robotica e alle nuove scoperte in tal senso, sempre appoggiandoci a centri importanti come la Scuola Superiore di Sant’Anna a Pisa. Sono andata a vedere cosa stanno facendo ed è molto interessante. Abbiamo inoltre prodotto dei docufilm sull’argomento e lavorato con l’Istituto di Fisica Nucleare, costruendo ad esempio una installazione in 3D, completamente circolare che in qualche modo assomiglia ad una forma d’arte. Non posso dire che siano state delle installazioni museali, ma dei progetti tecnici; tuttavia, meravigliosi e devo dire che la realtà è sempre più forte della fantasia.
Indubbiamente.
Vedere come sono fatte le onde gravitazionali, percepire l’invisibilità dei quanti, parlare di materia oscura, della quale conosciamo solo il 5%…. per me c’è un guizzo di creatività, quello che trovi nell’eureka! delle scoperte, estremamente affascinante.
E molto simile all’arte, anche.
Certamente c’è una base scientifica molto razionale, però ciò che ha a che vedere con il processo è molto simile all’arte. Proprio per questo abbiamo organizzato tanti convegni e talk con Premi Nobel, con la stessa Giannotti o scienziati dell’ambiente provenienti da tutto il mondo… Avremmo voluto invitare Stephen Hawking, ma purtroppo è mancato prima che il nostro incontro potesse avvenire – conservo religiosamente le sue mail – ma è stato molto bello ospitare la figlia Lucy che tiene le redini della fondazione dedicata al padre e scrive libri per ragazzi, alcuni dei quali realizzati proprio insieme a lui. Entrare nella vita di questi scienziati non è cosa da poco. E abbiamo anche prodotto un docu-film su Hawking…
Carla Fendi diceva spesso che il mecenatismo non è solo un atto finanziario, ma una forma di partecipazione emotiva…
La nostra è una fondazione un po’ atipica. Noi non dobbiamo pubblicizzare nulla, il nostro è puro mecenatismo.
Come a Spoleto, al Festival dei Due Mondi.
Una importante eredità di Carla.
E in che modo continua, questa eredità, a evolversi sotto la sua guida?
Cerco di mantenere vive le passioni di Carla, anche perché la fondazione porta il suo nome, ma in maniera personale. Mi ispira la sua dinamica. L’ingresso della scienza è invece stato una mia idea, la mia firma diciamo, che si proietta anche sulle attività che realizziamo a Spoleto. Molti dei talk di cui le parlavo sono stati realizzati per un pubblico neofita nello splendido teatro che Carla ha restaurato a Spoleto, il Teatro Caio Melisso in Piazza Duomo, con lavori durati ben cinque anni. Successivamente, dopo la scomparsa di Carla, abbiamo costruito a Spoleto il padiglione di scienza, una delle cose più belle che ho fatto, dove interagiscono scienziati, adulti, bambini.
Spoleto porta un po’ ovunque l’impronta di sua zia, anche per l’amore che sua zia aveva in questa città.
Sì; infatti, le hanno dato la cittadinanza onoraria. E non a caso in questa edizione del festival Carla sarà omaggiata con una serie di proiezioni video in Piazza Duomo, proprio sulla facciata del “suo” teatro, realizzate dall’artista David Szauder.
Qual è il suo ricordo personale più vivido che conserva di lei durante i giorni del festival?
Sono tanti. Però ce n’è uno in particolare che mi piace ricordare. Un giorno stavamo percorrendo una discesa da Piazza del Mercato, parlando di lavoro probabilmente, non ricordo di cosa. A certo punto, mentre chiacchieravamo mi sono voltata e non l’ho più vista. Mentre cercavo di capire dove era mi sono accorta che stava raccogliendo un pezzo di carta che qualcuno aveva gettato a terra. Ecco il suo amore e rispetto per Spoleto era tale da non concepire che qualcuno la sporcasse.
Il suo percorso personale è strettamente legato alla storia del Made in Italy e della sua famiglia, a partire da sua nonna Adele. Lei stessa è cresciuta in Fendi, lavorando alla comunicazione con sua zia Carla e accanto a un genio come Karl Lagerfeld, per poi dedicarsi ai costumi per il cinema e il teatro. In che modo questo background così eclettico influenza il suo modo di guidare la Fondazione oggi?
Mantengo viva la curiosità. La creatività nel mondo della moda ti porta ad una grande rapidità di pensiero. Sarei per indole una persona molto riflessiva, ma la moda corre velocemente.
Ho imparato a prendere delle decisioni in maniera più attiva e meno contemplativa, ad unire le due cose, a fare e non solo a pensare. Inoltre, sono stata fortunata. Ho incontrato fin da piccola tanti artisti e intellettuali, attrici come Silvana Mangano mentre lavorava con Visconti, grandi costumisti come Piero Tosi, solo per fare qualche nome. Tanti aneddoti sono raccontati nel libro-romanzo Adele F. (Salani, 2026) che ho scritto ripercorrendo la storia della mia infanzia e adolescenza attraverso la figura della capostipite, la fondatrice di Fendi, mia nonna Adele.
Che rapporto aveva con Carla?
Di confronto, non sempre facile. Non ci trovavamo sempre d’accordo, mia zia era una donna molto forte ed io avevo cominciato a lavorare con lei negli uffici dell’immagine e della pubblicità. Però ci rispettavamo reciprocamente e sono stata molto lusingata quando alla sua morte ho saputo che aveva scelto me per la sua fondazione.

Parlando di tradizione, natura e radici, il grande protagonista di quest’anno è Giuseppe Penone, autore anche del manifesto del Festival. La Fondazione presenta un progetto speciale, Ephemĕris, nell’Ex Battistero della Manna d’Oro. Ci racconta come nasce questa collaborazione?
Fendi ha realizzato nel 2017 un grande progetto di Giuseppe Penone a Roma, Foglie di Pietra, contemporaneamente alla mostra a Palazzo delle Esposizioni. Da quella conoscenza è nata poi per questa edizione del festival una fortunata sinergia con il nuovo direttore Daniele Cipriani. Come è noto il festival di Spoleto ha come tradizione l’invito ad un artista che lascia il proprio segno sul manifesto dell’evento. Cipriani ha voluto farlo per il 2026 attraverso Penone e noi abbiamo subito aderito. Nei suoi interventi a Spoleto si può leggere molto bene la poesia di questo artista, fatta di piccoli gesti e di natura, a partire da un seme che poi si espande…
Veniamo al Premio Carla Fendi 2026. Quest’anno il riconoscimento, che tradizionalmente viene consegnato sul palco di Piazza Duomo prima del Concerto Finale, guarda al Watermill Center di Bob Wilson. Qual è il significato profondo di questa scelta?
Con Bob Wilson c’è un rapporto molto personale. Abbiamo avuto la fortuna di conoscerlo attraverso Carla. Anche Bob aveva dei collegamenti con la scienza e la matematica che utilizzava per far muovere sul palcoscenico gli artisti. Stavamo lavorando insieme ad una lecture, il suo ultimo progetto. Si doveva intitolare Have you been here before – 2 No this is the firtst time, una lecture/performance al CERN, che aveva visitato su mio suggerimento poco prima di morire. È stato una persona molto importante per me, un grande artista con una grande umanità, una bella persona con uno spiccato senso dell’umorismo e ha avuto per me dei gesti di amicizia molto importanti.
Era anche molto legato a Spoleto
Sì. Il suo primo spettacolo in Italia è stato nel 1974, proprio a Spoleto su invito di Gian Carlo Menotti. Allora era uno sconosciuto. Dopo questa esperienza è tornato qui tante volte, ad esempio con Beckett meraviglioso proprio nel Teatro di Carla. È stato un rivoluzionario nel vero senso della parola, ha totalmente trasformato il modo di fare teatro, le luci, le scenografie. Un maestro, che ha lasciato una grande eredità, ancora oggi molto significativa e contemporanea.
Guardiamo al domani. Sotto la sua guida, la Fondazione ha superato i confini del mecenatismo tradizionale per esplorare l’Intelligenza Artificiale, la robotica e le scienze computazionali (come nel recente progetto “Tutto è numero”). Quale sarà il ruolo dell’IA e della tecnologia nei futuri progetti della Fondazione?
Abbiamo prodotto uno splendido docufilm con un artista con cui collaboriamo spesso, Gabriele Gianni, interamente realizzato con l’Intelligenza artificiale, spiegato con la voce dell’intelligenza artificiale sollecitata dall’artista. È stata una esperienza molto forte. Certo l’IA potrà avere dei risvolti negativi in futuro, ma sta portando anche a risultati importanti, penso all’ambito della medicina. Ma ormai è qualcosa che fa parte delle nostre vite e vive con noi e pertanto va monitorata. È come l’acqua che scende dalle montagne. Non la puoi fermare.
Santa Nastro
Spoleto // dal 26 giugno al 12 luglio 2026
Festival dei due Mondi – Radici
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L’articolo "Giuseppe Penone, Bob Wilson, il Festival di Spoleto. Il mecenatismo secondo Maria Teresa Venturini Fendi: l’intervista" è apparso per la prima volta su Artribune®.