Giro d'Italia, Vingegaard può pensare al piano "doppietta": una terza settimana come preparazione per il Tour
- Postato il 23 maggio 2026
- Di Virgilio.it
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L’aveva messa nel mirino, l’aveva designata come la tappa che gli avrebbe dovuto consegnare il simbolo del primato. Quella maglia rosa che Afonso Eulalio ha tenuto (egregiamente) per 9 giorni, ma che da stasera è sulle spalle di Jonas Vingegaard. Il vincitore designato di un Giro che l’attendeva alla stregua di un oracolo, perché il danese è venuto a correre sulle strade italiane con in mente un unico obiettivo: conquistare la “triplice corona” e diventare l’ottavo ciclista della storia a confezionare il tris sull’asse Giro, Tour e Vuelta. Da oggi, un proposito molto più a portata di mano.
- Basta poco a Vingo per fare il vuoto: "Era il nostro piano"
- Un pensiero strisciante: il Giro come "preparazione" per il Tour
- Pellizzari ha superato lo stress test. "Una sfida con me stesso"
Basta poco a Vingo per fare il vuoto: “Era il nostro piano”
Per come l’ha fatto sembrare facile, Vingo ha lasciato intendere di averne decisamente più di ogni altro avversario. Perché è bastata un’accelerazione (neanche così trascendentale) per salutare la compagnia e involarsi verso la terza vittoria di tappa della sua corsa rosa. Fino ad oggi colorata di azzurro, quello della maglia del leader della classifica della montagna, che domani passerà sulle spalle di Jardi Christian Van der Lee, ma solo perché nel ciclismo non esiste la possibilità di vestire più maglie contemporaneamente (il distacco è abissale: 161 punti contro 77, e Ciccone è terzo a 75).
“Avevamo un piano e volevamo vincere la tappa”, ha commentato Vingegaard dopo l’arrivo. Sereno, rilassato, con una cera che (al netto della tosse e dell’infiammazione alla gola che l’ha colpito nei giorni scorsi) al Tour negli anni passati nessuno aveva mai visto. Perché se ci fossero ancora dubbi, Tour fa rima con stress, Giro fa rima con sorriso.
“Questa è davvero una bella sensazione, perché la maglia rosa fa parte della storia del ciclismo ed è bello avere l’onore di indossarla in corsa. Avevamo studiato bene le mosse: sapevamo che ai -6 km dall’arrivo si poteva pensare di andare, perché c’erano pendenze più dure, e così ho fatto. Bravo Piganzoli ad aprirmi la strada con la sua accelerazione, io ho dovuto solo proseguire il lavoro fatto dai compagni”.
Un pensiero strisciante: il Giro come “preparazione” per il Tour
Il Giro sembra oggettivamente essersi chiuso a Pila/Gressan, a meno che non accada qualcosa di clamoroso che spinga il danese in una crisi che oggi (salvo imprevisti) non è contemplabile. Eulalio s’è difeso con le unghie e con i denti e ha comunque ancora un podio da difendere nella classifica generale, Gall è a quasi 3’, più o meno lo stesso ritardo di Arensman (oggi tra i più in difficoltà), poi c’è Hindley a 3”43 che continua a lottare “in casa” con Pellizzari, che ha pagato altri 5 secondi (9 con gli abbuoni) rispetto al compagno di squadra nella Red Bull Bora Hansgrohe.
“La terza settimana sarà dura, ma è chiaro che adesso potremo agire anche un po’ di rimessa, senza dover attaccare per forza di cose”. Un dettaglio non di poco conto: Vingo dopo il Giro andrà al Tour, e preservare le forze è imperativo se si vuol pensare di andarsela a giocare contro Tadej Pogacar. Una terza settimana alla stregua di un “allenamento” potrebbe rivelarsi meglio di un ritiro in altura e di qualsiasi altra preparazione: dalle parole del danese, il concetto in qualche modo si potrebbe anche estrapolare.
Pellizzari ha superato lo stress test. “Una sfida con me stesso”
L’altro Giro, quello che si gioca per la seconda piazza (parola di Felix Gall: Vingo è “inattaccabile”, ha spiegato l’austriaco), vede nuovamente in corsa Giulio Pellizzari. Che ha sofferto sull’ultima salita, pagando appena 5 secondi nel finale a Hindley, arrivando assieme a Piganzoli.
“Per come stavo 24 ore fa, aver concluso la tappa in questa posizione è davvero tanta roba. Stavo male fisicamente e moralmente, ma ho avuto persone straordinarie che mi sono state vicine e mi hanno aiutato a ripartire. Oggi era una sfida contro me stesso e penso di essere riuscito a vincerla, ma ce ne saranno altre da vincere nei prossimi giorni”.
Il ritardo da Gall di un minuto e mezzo, Pellizzari sa che nel caso in cui dovesse ritrovare la gamba potrebbe realmente tornare in ballo per un posto sul podio. A Pila è sembrato voler mettere un punto e andare a capo. E la sfida interna con Hindley (che ha 39 secondi di vantaggio) potrebbe essere un ulteriore stimolo a credere che tutto sia ancora possibile.