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Giro d'Italia, è davvero "solo" una corsa al secondo posto? Dietro a Vingegaard ecco Pellizzari, Yates e Arensman

  • Postato il 5 maggio 2026
  • Di Virgilio.it
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Giro d'Italia, è davvero "solo" una corsa al secondo posto? Dietro a Vingegaard ecco Pellizzari, Yates e Arensman

Mai come quest’anno le quote si concentrano su un unico indirizzo: chi arriverà secondo dietro a Jonas Vingegaard nel Giro d’Italia che scatterà venerdì dalla Bulgaria? Perché nessuno se la sente di mettere in discussione la vittoria finale del corridore danese della Visma Lese a Bike, che non si augura niente di meglio che un percorso in grado di assecondarne da un lato le mire espansionistiche (vincendo il Giro competerebbe la “triplice corona”) e dall’altro la possibilità di prepararsi in modo adeguato per l’ennesimo confronto sulle strade di Francia, opposto a Tadej Pogacar nel Tour che scatterà a inizio luglio.

Vingo non sembra avere rivali. Anche se Pellizzari…

Detto che una corsa a tappe di tre settimane si presenta a mille interpretazioni (e a mille potenziali trappole), è fin troppo chiaro che in condizioni “normali” non c’è nessuno che può competere per la maglia rosa con Vingegaard. Che per alcuni prenderà la maglia sul Blockhaus per poi portarla fino a Roma (14 tappe dopo), mentre per i meno ottimismi è comunque plausibile l’idea che possa limitarsi a conquistarla un po’ più avanti.

Poco male: di reali contendenti pronti a dargli battaglia sino all’ultima tappa non ce ne sono, almeno non elevati al rango del Re Pescatore. Ma in qualche modo un Giro così “aperto”, senza un reale antagonista ma con tante variabili da andare a incasellare, offre comunque opportunità rilevanti un po’ a tutti. E il fatto che Giulio Pellizzari sia da molti considerato il “secondo violino” della corsa rosa in qualche modo autorizza a sperare in un piazzamento sul podio, anche se la concorrenza sarà comunque ampia.

L’UAE punta tutto su Adam Yates (un anno dopo Simon)

Pellizzari al Tour of the Alps ha dimostrato di essere arrivato al Giro nelle condizioni giuste di forma. Se basterà per arrivare in alto, questo è tutto un altro paio di maniche: a 22 anni e mezzo un corridore sa di avere anche licenza di sbagliare, sebbene la Red Bull Bora Hansgrohe punti molto sullo scalatore marchigiano, tanto da avergli affiancato uno come Jai Hindley che il Giro l’ha vinto (4 anni fa, sebbene in un’edizione con avversari “calmierati”: vinse davanti a Carapaz e Landa, entrambi non certo nel loro momento di massimo splendore) e che in qualche modo dovrà aiutarlo a superare le insidie maggiori e le giornate più complicate, al pari di Alexandr Vlasov, che da eterna promessa qual’era è divenuto ormai gregario a tutti gli effetti (e anche in salita sa il fatto suo).

L’UAE, rimasta orfana di Joao Almeida (e con Del Toro riconvertito a gregario di Pogacar al Tour), affida le proprie carte ad Adam Yates, fratello gemello di Simon, ultimo vincitore della corsa rosa (ma ritiratosi lo scorso gennaio). Con Vine, Soler, Christen e Arrieta in squadra pronti a dargli una mano, il britannico ha quasi “l’obbligo morale” di provare ad ambire al podio.

Arensman, e se fosse la volta buona? Gall e Gee rischiatutto

Per molti addetti ai lavori, Thymen Arensman è più di un degno candidato al podio di Roma. Con la Ineos Granadiers che ha portato al Giro anche Egan Bernal, lontano dai tempi che furono ma ancora in grado di poter ambire a una top 10 (per quanto visto almeno nei primi mesi di stagione). Ineos che peraltro presenterà il neo sponsor Netcompany, azienda danese che oltre a portare nuova liquidità finanziaria (20 milioni all’anno) potrebbe essere anche la molla in grado di spingere Vingegaard ad accettare di unirsi all’ex Team Sky, che ha voglia di tornare a fare la voce grossa dopo anni nei quali è rimasto a guardare altri spartirsi i grandi giri (il Giro 2021 vinto da Bernal resta l’ultimo GT conquistato dopo che nel decennio precedente erano arrivate 11 vittorie su 33 corse).

La Decathlon CMA CGM affiderà le proprie velleità a Felix Gall, che qualche segnale di crescita l’ha mandato (ma dovrà dimostrarsi continuo sulle tre settimane), la Movistar sul colombiano Einer Rubio, la Lidl Trek su Derek Gee, con Giulio Ciccone come risorsa preziosa nelle tappe più dure, mentre Santiago Buitrago cercherà la prima top 10 al Giro (ne ha una ciascuna per Tour e Vuelta), ma senza molte velleità suppletive. Insomma, un’occasione ghiotta per tanti. Ma con Vingegaard che (salvo sorprese) dormirà sonni belli tranquilli.

Autore
Virgilio.it

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