Giornata dell’Europa, l’eredità di Schuman e le sfide dell’Unione oggi. La riflessione di Angiolillo
- Postato il 9 maggio 2026
- Esteri
- Di Formiche
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Il 9 maggio, in occasione dell’anniversario della Dichiarazione Schuman, si celebra la Giornata dell’Europa. Nel 2023, in occasione di questa data, scrissi una breve analisi dal titolo “La dichiarazione Schuman, il Next Generation Eu e la Costituzione europea”, in cui evidenziavo l’attualità dei principi ispiratori del percorso verso l’Unione europea e dell’azione di Padri fondatori quali lo stesso Schuman, Adenauer, De Gasperi, ma anche Aldo Moro ed Emilio Colombo.
Oggi, in occasione di un nuovo anniversario della Dichiarazione Schuman, una profonda riflessione sul futuro dell’Unione si rende ancora non solo necessaria ma impellente.
Sono molte, ed estremamente impegnative, le sfide che l’Ue si trova a dover affrontare. Dall’innovazione tecnologica alla politica energetica, dalla difesa comune alle scelte di politica industriale e commerciale nel mutato contesto geoeconomico.
L’Ue deve ridefinire il proprio ruolo sullo scacchiere geopolitico, e per fare questo sta riflettendo sul proprio modello istituzionale, economico e sociale, e le decisioni che verranno assunte avranno significative ripercussioni sui cittadini europei.
I tre punti della dichiarazione Schuman che citai nell’analisi del 2023 mantengono oggi tutta la loro attualità, e possono anzi fornire anche una ulteriore chiave di lettura nel dare risposte ai problemi attuali.
Il primo di questi punti recitava: “Il contributo che un’Europa organizzata e vitale può apportare alla civiltà è indispensabile per il mantenimento di relazioni pacifiche”. Questo sottolinea come l’Unione europea avesse come fine ultimo quello della pace. La pace tra i popoli europei, ma proponendosi anche come stabilizzatore di relazioni pacifiche sull’intero scacchiere geopolitico.
Questo è di grande attualità anche oggi, in un contesto internazionale attraversato da conflitti drammaticamente anche armati, dove il dibattito sulla difesa comune europea e su una sempre maggiore necessità di parlare ad una unica voce sui tavoli internazionali non può che avere la pace come stella polare.
Il secondo punto da porre all’attenzione è il seguente: “Un rappresentante delle Nazioni Unite presso detta autorità sarà incaricato di preparare due volte l’anno una relazione pubblica per l’Onu, nelle quale renderà conto del funzionamento del nuovo organismo”. Questo richiama uno spirito europeo improntato al multilateralismo. E questo vale ancora oggi quando il contributo dell’Ue potrebbe essere essenziale per ridefinire il ruolo degli organismi multilateriali, quali, ad esempio, le Nazioni Unite, l’Organizzazione Mondiale del Commercio, l’Organizzazione Mondiale della Sanità.
Il terzo punto della dichiarazione Schuman la cui attualità è oggi ancora più evidente è il seguente: “L’Europa non potrà farsi in una sola volta, né sarà costruita tutta insieme; essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto”. Il tema della solidarietà come architrave dell’Ue interroga oggi su quali modalità adottare per il funzionamento dell’Unione, ad esempio per quanto attiene al Bilancio Ue o ai processi decisionali all’interno dell’Ue.
In tema di Bilancio, il principio di solidarietà richiama in primo luogo il Next Generation Eu e il modo in cui, nell’affrontare la crisi economica legata alla pandemia da Covid-19, questo ha rappresentato un cambio di paradigma rispetto ad esempio al modo in cui era stata affrontata la crisi dei debiti sovrani. Bisogna oggi chiedersi se lo spirito di solidarietà che ha sotteso il Next Generation debba restare confinato alla gestione dei momenti di crisi, o se invece possa diventare un modello strutturale anche per affrontare le grandi sfide che l’Ue si trova a dover affrontare. Grandi sfide che necessitano di ingenti risorse che difficilmente potranno gravare, quanto meno non esclusivamente, sui bilanci dei singoli Stati.
Questo ci interroga anche sulla possibilità di andare ad ampliare lo spazio del bilancio comune. Pensando, ad esempio, che oggi il bilancio comune europeo rappresenta una percentuale del Pil della Ue ben inferiore a quella rappresentata dal bilancio federale americano rispetto al Pil Usa.
Un secondo tema cui sottende il principio di solidarietà tra gli Stati membri è quello legato ai processi decisionali nell’Ue. Bisogna chiedersi se il principio di unanimità sia ancora efficace nel contesto attuale. O se invece si debba virare verso altre soluzioni, quale ad esempio il meccanismo della cooperazione rafforzata, che in tal caso, secondo chi scrive, necessiterebbe di essere rivisto nei meccanismi di funzionamento e nelle materie per le quali questo può essere utilizzato.
Se poi la strada fosse questa, allora bisognerebbe valutare se è più efficace, e possibile, operare mediante cooperazioni variabili, ovvero diverse aggregazioni di Stati a seconda della singola materia, o se invece non sia da seguire un modello con uno o più gruppi stabili secondo il principio che nel dibattito di alcuni anni or sono veniva definito dell’Europa a due velocità. Senza dimenticare il dibattito relativo all’evoluzione verso un modello federale puro.
La complessità del quadro internazionale necessità di scelte coraggiose e impegnative, e poggiare le proprie riflessioni sui principi che hanno ispirato il percorso verso l’Unione europea potrebbe contribuire ad individuare la giusta direzione.