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Giorgia Meloni e il record, sconcerto a Bari: chi scende in piazza a rosicare

  • Postato il 4 settembre 2026
  • Politica
  • Di Libero Quotidiano
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  • 11 min di lettura
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Giorgia Meloni e il record, sconcerto a Bari: chi scende in piazza a rosicare
Giorgia Meloni e il record, sconcerto a Bari: chi scende in piazza a rosicare

Tutti in piedi, non sono previsti posti a sedere, parla il presidente. Bari, molo 10, ora del tramonto, che a Levante arriva presto e garantisce un po’ di conforto ai diecimila fratelli d’Italia attesi. Lo chiamano “il Cantiere”, perché ancora non ci ha attraccato nessuno, è di fatto in costruzione, destinato alle navi da crociera di Msc.

Da qui, oggi poco dopo le 19 salperà la campagna elettorale di Giorgia Meloni, prima donna premier della nostra Repubblica e aspirante primo premier riconfermato della storia patria. Una sorta di terrazza sul mare con vista Bari nord, non di rado sferzata dal Maestrale, mai sperimentata per un comizio fino a oggi. Un po’ di vento però è benedetto nella calura di fine estate fuori stagione.

Il governo più stabile, l’Italia più forte”, è lo slogan che accompagna l’appuntamento per celebrare il taglio del traguardo del record di durata: 1.413 giorni consecutivi a Palazzo Chigi alla guida dello stesso esecutivo, battuto il Silvio Berlusconi II. I record sono importanti, ma effimeri. Infranto uno, si pensa già al prossimo. Chi si ferma è perduto, chi si adagia sugli allori, peggio. Il vero record per Giorgia sarebbe la conferma alla guida del Paese nelle elezioni del prossimo anno.

 

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TRA SUCCESSI E DIFFICOLTÀ

Da lì potrebbero schiudersi vari nuovi orizzonti, non solo personali ma per l’Italia. I risultati raggiunti saranno rivendicati con orgoglio nel discorso di questa sera, ma come base per il lavoro futuro. Cinque anni soli non bastano per cambiare l’Italia, la premier l’aveva detto subito, in tempi non sospetti. Per questo Giorgia non si nasconderà dietro i successi, ammetterà che si poteva fare anche altro e forse anche meglio. In forza e in virtù della tanta strada percorsa, che ripercorrerà come garanzia di capacità, Meloni si appresta a chiedere agli italiani il via libera per un secondo tempo che raccolga i frutti seminati dal lavoro svolto nel primo tempo. A ciascuno la sua fetta di merito però. L’impresa ha nella presidente del Consiglio il motore, ma non è individuale.

Prima di lei parleranno i leader degli altri partiti che compongono la maggioranza. Il forzista Antonio Tajani e il leghista Matteo Salvini si collegheranno, Maurizio Lupi di Noi Moderati scenderà in Puglia. Interverrà anche Raffaele Fitto, ex governatore della Regione, in qualità di vicepresidente esecutivo della Commissione Ue. Nessun contenuto di stretta politica, ma un ragionamento di visione: a lui spetterà spiegare cosa ha fatto, e cosa farà, Fratelli d’Italia in Europa e illustrare il ruolo che il nostro Paese ha saputo ritagliarsi all’estero anche, se non soprattutto, grazie al lavoro della premier.

 

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A introdurre tutti, il sottosegretario alla Sanità Marcello Gemmato, responsabile regionale di FdI. Sono previste due ore di manifestazione, il discorso di Meloni se ne prenderà circa la metà; in ogni caso lei intende finire per i tg delle 20, ma un po’ si sforerà. Sarà un comizio? Sicuramente sì, anche se con il suo discorso Meloni punta soprattutto a rinsaldare il gruppo e a rincuorare i suoi. Ci saranno colpi di scena? Di certo non sarà un intervento da venditore di tappeti in vista dell’avvicinarsi delle urne. Va fatta la manovra finanziaria, prima di sbilanciarsi. Non è ancora il tempo delle promesse, anche se un passaggio sulle misure emergenziali contro il caro carburanti, sconti sulla base del reddito, sembra imprescindibile. Meloni lo sa e ha limato il suo intervento fino alla sera di ieri.

Sul campo, a preparare tutto, il responsabile dell’organizzazione del partito, Giovanni Donzelli, coadiuvato dagli onorevoli di casa Gemmato e Filippo Melchiorre nonché da Augusta Montaruli. Si spostano piante, si studia il posizionamento delle telecamere, si piazzano i rosoni, le luminarie tradizionali lungo il camminamento che conduce alla piazza e sulle vetrate che danno sul mare. La macchina è rodata del resto. I più agitati sono quelli dell’opposizione. È previsto addirittura una manifestazione anti-Meloni, arginata in una piazza semi centrale. I rosiconi. Non riescono a dominare lo smacco del record, lo rinfacciano a Meloni come una colpa, il volerlo ricordare e celebrare è raccontato come un peccato; secondo Elly Schlein sarebbe addirittura uno schiaffo agli italiani. C’è del patetico. Difficilmente la premier risparmierà i gufi rossi con il mal di pancia. Qualche frecciata al curaro sarà scoccata in direzione della sinistra indignata perché qualcuno ha fatto qualcosa di cui lei non è mai stata neppure lontanamente capace; d’altronde il record precedente apparteneva al Cavaliere.

 

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EREDITÀ COMPLICATA

Ricordiamoci, sarà uno dei passaggi chiave del discorso, che ha ereditato una nazione che il governo giallorosso aveva ridotto alla canna del gas, al punto da bocciarsi da solo, implodere e auto-commissariarsi chiamando Mario Draghi con l’ingannevole promessa di sostenerlo poi per il Quirinale. Il primo governo di destra-centro ha fatto quello che non è mai riuscito a nessun governo di sinistra né di centrosinistra: ha tenuto la barra dritta del Paese e con essa anche la propria. Ed è arrivato al potere dopo un’opposizione responsabile, che non sparava ad alzo zero sull’esecutivo per nascondere il proprio vuoto di programma, come invece fa questa. Dire che la premier “underdog”, come si è definita nel suo discorso d’insediamento, ha dovuto scalare una montagna di pregiudizi e sfiducia e che lo ha fatto fino a convincere anche i critici, financo i sostenitori dell’opposizione che mai la voteranno, che è la più brava in circolazione non rende adeguatamente lo sforzo e la capacità che sono state necessarie a Giorgia per arrivare dove è oggi, non solo in Italia.

Per i cuori di destra, la giornata non inizierà al molo 10 a fine pomeriggio, ma sotto il Solleone delle 16.30, a duecento metri di distanza, alla banchina 13-14 del porto, dove il presidente del Senato, Ignazio La Russa, deporrà una corona di alloro per ricordare Pinuccio Tatarella, suo grande maestro e ideologo della nuova destra, e il fratello Salvatore.

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Autore
Libero Quotidiano

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