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Gioia Tauro, licenziato dopo un incidente sul lavoro

  • Postato il 21 agosto 2026
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  • Di Quotidiano del Sud
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Gioia Tauro, licenziato dopo un incidente sul lavoro

Il Quotidiano del Sud
Gioia Tauro, licenziato dopo un incidente sul lavoro

È la vicenda di Alessandro Cortese licenziato dopo che si è ribaltato con il “straddle carrier” durante il lavoro al porto di Gioia Tauro, la denuncia dei sindacati


GIOIA TAURO – Il 27 maggio scorso uno straddle carrier si è ribaltato sulla banchina del porto di Gioia Tauro; a bordo c’era Alessandro Cortese, che nell’incidente ha riportato tredici fratture vertebrali. Dopo il ricovero in terapia intensiva e sette giorni nel reparto di Neurochirurgia, a quasi tre mesi di distanza è ancora immobilizzato nella sua abitazione. Ed è proprio a casa che ha ricevuto la lettera di licenziamento per giusta causa da parte di MCT.

Il caso di Cortese, secondo quanto denunciano USB Calabria e Or.S.A. Mari e Porti, non sarebbe isolato. Altri lavoratori del terminal avrebbero ricevuto lettere di licenziamento, prima e dopo l’incidente, e diversi contenziosi sarebbero già approdati in Tribunale. Per i sindacati, la ripetizione di provvedimenti disciplinari nei confronti degli operatori rischia di trasformare la responsabilità individuale in un paravento rispetto a una questione più ampia: organizzazione, ritmi e sicurezza del lavoro in banchina.

Nella contestazione a Cortese viene indicata una condotta definita «abnorme ed eccentrica», riferita alla velocità del mezzo al momento dell’incidente, una definizione sulla quale le organizzazioni sindacali chiedono però di interrogarsi: eccentrica rispetto a quali parametri? Nel maggio dello scorso anno MCT aveva celebrato il risultato di 9.200 movimenti in 24 ore sull’intero terminal, con un container movimentato ogni nove secondi. Il 2025, inoltre, si è chiuso con 4.490.566 TEU movimentati, il 14% in più rispetto all’anno precedente, dato presentato come record storico dello scalo. Da qui la domanda sui ritmi della banchina. A determinarli concorrono piani di lavoro, finestre di ormeggio e impegni con gli armatori e così il lavoratore, sostengono USB e Or.S.A., si trova a operare all’interno di un sistema nel quale la produttività costituisce un parametro centrale.

«Se una prestazione inferiore alla media oraria può diventare oggetto di contestazione disciplinare – osservano i sindacati – è necessario interrogarsi anche sul rapporto tra produttività e sicurezza».
A preoccupare è inoltre il tema della formazione. Cortese, assunto a febbraio e privo di esperienza specifica, avrebbe ricevuto quattordici ore di teoria e un attestato di frequenza, mentre l’addestramento pratico non sarebbe stato completato. L’addestramento sul campo, ricordano le organizzazioni sindacali, rientra negli obblighi del datore di lavoro. Per questo chiedono di verificare procedure e registri di formazione adottati nel terminal.

Un ulteriore elemento riguarda il contratto a termine, con scadenza prevista nel febbraio 2027, condizione che, secondo i sindacati, può incidere sulla possibilità del lavoratore di fermarsi davanti a una difficoltà o segnalare di non sentirsi ancora pienamente preparato alla conduzione di un mezzo. USB Calabria e Or.S.A. Mari e Porti chiedono ora la revoca del licenziamento e il reintegro di Cortese, oltre alla convocazione urgente di un tavolo in Autorità Portuale su ritmi e addestramento. «Finché un container ogni nove secondi resta un vanto aziendale e tredici fratture vertebrali una responsabilità individuale – sostengono USB Calabria e Or.S.A. Mari e Porti – il conto lo pagherà sempre chi ci lavora».

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