Giappone verso la revoca del divieto di esportazione di armi letali: così il Paese perde la sua vocazione alla pace

  • Postato il 6 marzo 2026
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Molto esplicito il titolo di un editoriale del quotidiano Asahi Shimbun, pubblicato ieri: “Le esportazioni incontrollate di armi letali minacciano l’identità pacifista del Giappone”. In questi anni, mesi e caldissimi giorni di guerra, la fondamentale identità del Giappone come nazione orientata alla pace, è messa a forte rischio dal governo nuovo di zecca, i cui ministri e le solo due ministre sono freschi di nomina della prima ministra Takaichi Sanae.

Ed è proprio questa amministrazione che sta procedendo alla completa revoca del divieto di esportazione di armi letali. Come giustificazione, il governo cita la necessità di approfondire la cooperazione in materia di difesa con gli alleati e i partner che condividono gli stessi principi, affermando inoltre di voler rafforzare la produzione e la base tecnologica della difesa giapponese. A cosa si ridurrebbero dunque i “Tre Principi giapponesi sul trasferimento di attrezzature e tecnologie per la difesa” stabiliti nel 2014? Principi secondo i quali esiste il divieto di trasferimenti che violano gli accordi internazionali o verso zone di conflitto, la limitazione dei trasferimenti consentiti a quelli che contribuiscono alla pace/sicurezza, e infine sarebbe necessaria la garanzia di un esame rigoroso, e di un controllo adeguato non da parte di terzi. Di conseguenza si limiterebbero le esportazioni a cinque categorie di attrezzature, non destinate a scopi letali: soccorso, trasporto, vigilanza, sorveglianza e sminamento.

In questi giorni invece, il Partito Liberal Democratico ha chiesto l’abolizione delle restrizioni, e l’autorizzazione alle esportazioni di armi tra cui aerei da combattimento, cacciatorpediniere e sottomarini, e per raggiungere lo scopo il governo intende rivedere le linee guida di attuazione durante l’attuale sessione della Dieta. Se il tutto fosse approvato, il rischio che il Giappone venga coinvolto direttamente nei conflitti crescerebbe in maniera inevitabile. L’editoriale citato si conclude con una richiesta: “È essenziale che il Giappone introduca per l’esportazione di armi come minimo procedure che richiedano l’approvazione da parte della Dieta, che rappresenta il popolo.”

A Okinawa nel frattempo, l’isola più a sud ovest del Giappone, sono presenti oltre 30 basi militari statunitensi, e i campi principali del Corpo dei Marines sono circa 9 sparsi in 700 sedi. Negli ultimi mesi sull’isola, grazie ad armi altamente tecnologiche, unità riorganizzate e una più profonda integrazione con le Forze di Autodifesa del Giappone (SDF), la forza di spedizione schierata in prima linea dal Corpo dei Marines degli Stati Uniti sta modificando il proprio assetto ed equipaggiamento per rispondere alle nuove sfide alla sicurezza che stanno emergendo nella regione indo-pacifica, secondo quanto dichiarato dal tenente generale Roger Turner in un’intervista rilasciata al quotidiano Japan Times. L’obiettivo, ha affermato il militare, è quello di trasformare la forza con sede a Okinawa in una in grado di proiettare il proprio potere non solo in senso tradizionale, dal mare alla terraferma, ma anche nell’aria, nello spazio e nel cyberspazio.

A bilanciare questi venti pericolosi, la popolazione sta preparandosi allo sbocciare dei fiori di ciliegio, grazie al recente calendario uscito il 5 marzo redatto dall’Agenzia meteorologica del Giappone, con la previsione delle date in cui i ciliegi inizieranno a fiorire “kaika” e quelle in cui raggiungeranno la piena fioritura “mankai”, così da consentire la pianificazione di Hanami (osservare i fiori) in ogni angolo dell’arcipelago, da sud a nord. Altra notizia che compare quotidianamente da settimane, e non solo in Giappone, riguarda le sorti di un cucciolo di macaco ormai famoso ovunque, il piccolo orfano Panchi kun (Punch) dello zoo di Ichikawa. Punch era stato abbandonato dalla madre subito dopo la nascita avvenuta a luglio del 2025, probabilmente a causa della stanchezza, o chissà per quale altro motivo. I guardiani dello zoo lo hanno allattato, e in seguito uno di loro ha avuto l’idea di donargli un peluche “macaco”. Il piccolo non solo si era ritrovato senza la madre biologica, ma pure privo della cura dei suoi simili, che anzi lo bullizzavano e isolavano. Grazie al “peluche sostituto materno” Punch ha raggiunto l’abilità di aggrapparsi, necessaria per la sopravvivenza dei cuccioli, e sono diventate virali le immagini che lo mostrano attaccato alle gambe dei due ragazzi addetti alla somministrazione del cibo, e i brevi filmati in cui si aggira trascinando, abbracciando e dormendo tra le braccia del morbido pupazzo. Punch è diventato così popolare che lo zoo ha stabilito delle regole per i visitatori e limitare la visione a 10 minuti. Pian piano Punch sta abbandonando il giocattolo, si relaziona agli altri e viene sempre più ammesso nel gruppo.

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