Gianni Amelio premiato con il David di Donatello alla carriera
- Postato il 21 aprile 2026
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Il Quotidiano del Sud
Gianni Amelio premiato con il David di Donatello alla carriera

Gianni Amelio, regista e sceneggiatore calabrese, riceverà il David di Donatello alla carriera e gli sarà consegnato nel corso della 71esima edizione il prossimo maggio
Il regista e sceneggiatore calabrese Gianni Amelio riceverà il David di Donatello alla carriera nel corso della 71esima edizione del premio prevista per il prossimo mese di maggio. Il riconoscimento sarà assegnato mercoledì 6 maggio nell’ambito della cerimonia di premiazione che si svolgerà negli studi di Cinecittà e sarà trasmessa in diretta, in prima serata, su Rai 1 e in 4K sul canale Rai4K (numero 210 di Tivùsat). La conduzione dell’edizione 2026 sarà affidata a Flavio Insinna e Bianca Balti. La serata sarà inoltre in diretta su Rai Radio2 e disponibile sulla piattaforma di RaiPlay.
“L’Accademia del Cinema Italiano è onorata di assegnare il David di Donatello alla Carriera a Gianni Amelio celebrandone così l’immensa conoscenza del cinema, quasi una magnifica ossessione”, ha dichiarato Piera Detassis, presidente e direttrice artistica dell’Accademia del Cinema Italiano.
LA MOTIVAZIONE DEL DAVID DI DONATELLO ALLA CARRIERA A GIANNI AMELIO
“La sua visione del mondo è profondamente umanistica e insieme intimamente immersa nella materia cinematografica. Nei suoi movimenti di macchina, nella densità delle inquadrature, nel rapporto quasi carnale con gli attori, tutti i più grandi, il cinema diventa forma viva, concreta, pulsante e a imporsi è l’emozione nei confronti degli esseri umani, soprattutto gli esclusi, i dimenticati, gli antagonisti, i teneri che non trovano casa nel mondo e che nel racconto assumono una levatura morale altissima”.
“Con il cruciale capolavoro Lamerica – ha proseguito Detassis – ha anticipato uno dei grandi temi del nostro tempo, le migrazioni, con uguale vastità di sguardo ci ha trasportato nell’attualità cruda della guerra nel suo film più recente, Campo di battaglia. Gianni Amelio è il cinema: lo è per passione, per identificazione, per la capacità affabulatoria con cui sa raccontarlo nei suoi libri, per la capacità unica di coniugare visione, pura immaginazione e forte sentimento civile e sociale. Collezionista di film, maestro, scrittore, appassionato al cinema più raffinato quanto a quello più popolare, capace di non chiudersi mai nel pensiero rassicurante, Gianni Amelio merita un posto speciale nella nostra storia culturale. Il David alla Carriera vuol essere il ringraziamento per la vertigine narrativa che continuano a regalarci le sue opere”.
GIANNI AMELIO, DAGLI ESORDI AL DAVID DI DONATELLO ALLA CARRIERA
Considerato uno dei maggiori autori del nostro cinema, Gianni Amelio, nato a Magisano in provincia di Catanzaro il 20 gennaio 1945, esordisce dietro la macchina da presa con una serie di apprezzati lavori per la televisione, fra cui “La città del sole” (1974), tratto dall’omonima opera di Tommaso Campanella, “Bertolucci secondo il cinema” (1976), girato sul set del film Novecento di Bernardo Bertolucci, e “La morte al lavoro” (1978), Premio della critica internazionale a Locarno. Nel 1982, realizza il suo primo titolo per il grande schermo, “Colpire al cuore”, una delle più significative opere italiane sul terrorismo, applaudita in anteprima alla 39esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.
Nel 1987, gira “I ragazzi di via Panisperna”, sul gruppo di fisici di cui facevano parte, fra gli altri, Enrico Fermi ed Ettore Majorana, mentre nel 1989 firma Porte aperte, tratto dal romanzo omonimo di Leonardo Sciascia e interpretato da Gian Maria Volonté. Presentato a Cannes nella Quinzaine des Réalisateurs, il titolo riceve una candidatura agli Oscar come Miglior film straniero e si aggiudica una lunga serie di riconoscimenti fra cui quattro European Film Awards, quattro David di Donatello e due Nastri d’argento.
GLI ANNI 90 E LAMERICA
La carriera di Amelio prosegue con una serie di pluripremiati titoli legati a temi come l’emarginazione e il riscatto sociale. Fra questi, uno dei suoi lavori più acclamati, Il ladro di bambini (1992), che riceve il Gran premio speciale della giuria al Festival di Cannes, l’European Film Award come Miglior film, cinque David di Donatello e due Nastri d’argento, facendo registrare uno straordinario risultato al botteghino. Nel 1994 realizza un’altra straordinaria opera, “Lamerica”, drammatico affresco umano ambientato nell’Albania postcomunista, mentre nel 1998 è la volta di Così ridevano (1998), amara vicenda di emigrazione meridionale, premiata con il Leone d’oro alla Mostra di Venezia. Nello stesso festival, presenta successivamente altri due titoli: “Le chiavi di casa” (2004), che gli vale il Nastro d’Argento come Miglior regista, e “La stella che non c’è” (2006), libero adattamento del romanzo “La dismissione” di Ermanno Rea.
Torna alla regia cinque anni dopo con “Le Premier Homme” (Il primo uomo, 2011), aggiudicandosi il premio della critica internazionale al Festival di Toronto, a cui segue “L’intrepido” (2013), in concorso a Venezia, mentre nel 2014 firma Felice chi è diverso, vincitore del Nastro d’argento al Miglior documentario. Nel 2017 è la volta del pluripremiato La tenerezza, tratto dal romanzo di Lorenzo Marone “La tentazione di essere felici”, protagonista uno straordinario Renato Carpentieri, vincitore di tutti i maggiori riconoscimenti italiani nel ruolo di attore protagonista. Amelio porta poi sul grande schermo gli ultimi mesi della vita di Bettino Craxi con “Hammamet” (2020), e il complesso caso di Aldo Braibanti ne “Il signore delle formiche” (2022), presentato in concorso a Venezia. Il suo lavoro più recente, Campo di battaglia, anch’esso alla Mostra, è liberamente tratto dal romanzo “La sfida” di Carlo Patriarca.
LA GUIDA DEL TORINO FILM FESTIVAL
Nel corso della sua carriera, Gianni Amelio ha diretto per quattro edizioni (2009 – 2012), il Torino Film Festival, ed è stato presidente e membro di giuria dei più importanti festival internazionali. Ha inoltre firmato saggi da cui emerge la sua enorme passione per la settima arte e la profonda conoscenza del mezzo cinematografico – fra questi “Un film che si chiama desiderio” (Einaudi, 2010) e “Il vizio del cinema. Vedere, amare, fare un film” (Einaudi, 2024) – a cui si affiancano due romanzi di successo come “Politeama” (Mondadori, 2016) e “Padre quotidiano” (Mondadori, 2018).
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