Giallo nel carcere di Rossano, trovato morto il cirotano De Luca
- Postato il 28 giugno 2026
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Il Quotidiano del Sud
Giallo nel carcere di Rossano, trovato morto il cirotano De Luca
ll cirotano Cataldo De Luca, principale indagato per l’omicidio nel carcere di Catanzaro, morto in cella a Rossano in circostanze misteriose
CIRÒ MARINA – Una morte improvvisa, avvolta nel mistero, che rischia di scuotere gli equilibri di una delle inchieste più scottanti e inquietanti degli ultimi anni sulla gestione della vita carceraria in Calabria. Cataldo De Luca, 43 anni, di Cirò Marina, è stato trovato morto all’interno della sua cella nel carcere di Rossano. Le cause del decesso rimangono al momento del tutto sconosciute. Un vero e proprio giallo, che ha spinto la Procura di Castrovillari ad aprire immediatamente un fascicolo d’indagine e a disporre l’autopsia sulla salma per spazzare via ogni ombra.
Era in buone condizioni
La vicenda balza all’attenzione per il profilo della vittima e le sue recenti vicende giudiziarie. De Luca era considerato la figura centrale, l’esecutore materiale, del brutale pestaggio che il 7 luglio 2024 era costato la vita a un altro detenuto cirotano, Antonio Pugliese, all’interno della cella numero 219 del reparto di reclusione ordinaria del carcere “Ugo Caridi” di Catanzaro. Secondo quanto si è appreso da diverse testimonianze, De Luca – difeso dall’avvocato Giovanni Salzano – solo pochi giorni fa, in occasione del formale interrogatorio di garanzia, appariva in buone condizioni generali e non mostrava alcun segno di malessere o problemi di salute palesi.
Il principale indagato per l’omicidio di Catanzaro
De Luca era dunque il principale indagato per il delitto Pugliese. Nei giorni scorsi la Squadra Mobile di Catanzaro gli aveva notificato un’ordinanza di custodia cautelare. In concorso con lui sono indagati altri quattro detenuti Vincenzo Malena, di Cirò marina, Dimitar Dimitrov Todorov, bulgaro, Gianluca La Forgia, crotonese, e Francesco Molinaro, lametino. Sono accusati a vario titolo di omicidio volontario in concorso. Prima della notifica di questa ordinanza, De Luca stava già scontando una condanna definitiva a 25 anni di reclusione per un altro omicidio. Quello di Nicodemo Aloe, freddato dieci anni fa con cinque colpi di pistola a Cirò Marina come tragica vendetta al culmine di una lite scoppiata in un bar.
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Il “regime del terrore”
Le carte dell’inchiesta sul delitto di Catanzaro, arricchite da intercettazioni ambientali e dalle dichiarazioni dei coindagati La Forgia e Todorov, delineavano un vero e proprio “regime del terrore” imposto da De Luca e dalla cricca dei crotonesi all’interno della sezione detentiva. La violenza era considerata lo strumento ordinario di gestione dei rapporti interni.
Il pestaggio per uno schiaffo
I dettagli emersi dall’ordinanza fissano con precisione il momento genetico della lite che portò alla morte di Pugliese:. La vittima avrebbe apostrofato De Luca con l’epiteto offensivo di “pisciaturo”, colpendolo per primo e facendogli cadere gli occhiali. Da lì scattò la feroce reazione di De Luca, che investì il compagno di cella con una pioggia di sette o otto pugni sferrati con violenza inaudita. In un’intercettazione del 14 novembre 2024, De Luca commentava cinicamente l’accaduto con Todorov: «ma minatu nu cazzottu e u schiattavi». E ancora «io l’ho picchiato, non lo volevo ammazzare… è capitato perché forse lui era malato». Nello stesso dialogo esprimeva la convinzione che l’evento letale fosse imprevedibile: «chi cazzo l’immaginava ca cu quattro cinque pugni moriva stu cani. Era destino che doveva morire d’infarto».
L’intenzione di fare dichiarazioni spontanee
Dalle attività di captazione emergevano anche le lucide strategie difensive del detenuto di Cirò Marina e le forti tensioni nate nel gruppo prima del trasferimento a Rossano, avvenuto circa un anno fa. De Luca aveva manifestato a parenti e legali l’intenzione di fare dichiarazioni spontanee immediate davanti al pm per accollarsi l’intera responsabilità materiale del delitto, calcolando utilitaristicamente l’impatto sulla propria pena («ho già 25 anni… con il trentennale arrivo a 30 anni»).
I calcoli sulle pene
Una scelta dettata dalla convenienza economica e criminale delle pene, poiché un ulteriore processo avrebbe inciso in modo marginale sulla sua posizione da ergastolano o lungodetenuto, mentre avrebbe evitato condanne pesanti (fino a 18 anni) ai coindagati, che avevano pene residue di soli 6 o 7 anni. Questa linea aveva però trovato la ferma opposizione dei suoi stessi familiari e del nuovo difensore, pronto a rimettere il mandato poiché l’autopsia parlava chiaro sulla gravità delle lesioni, rendendo inverosimile l’azione di un uomo solo. «L’avvocato ha detto che per le cose che ha avuto è impossibile che uno solo ha fatto tutte queste cose, per forza tutti e quattro devono essere stati».
La frizione per l'”infamità” attribuita a La Forgia
Ma l’elemento di frizione più profondo riguardava la scelta di uno dei crotonesi, Gianluca La Forgia, di rendere dichiarazioni e ricostruire i fatti davanti all’autorità giudiziaria. Nelle intercettazioni ambientali, De Luca scagliava parole durissime contro La Forgia, definendo la sua scelta una violazione imperdonabile del codice omertoso ed evocando contesti di ‘ndranheta «Questa è un’infamità, mi scusate e mi raccomando… per uscire prima di galera? Ce la mangiamo la galera!!! compà!!! sulle ossa dei morti ce la mangiamo la galera!!! Una cosa di questa non esite, specialmente da un capo bastone!!».
Spedizioni punitive trasversali
Un clima pesante, segnato da pestaggi punitivi trasversali (come quello contro Francesco Molinaro, costretto a falsificare i fatti dicendo di essere caduto in doccia per coprire un altro alterco con De Luca). Ma il decesso misterioso del principale indagato a Rossano, rischia di aprire scenari del tutto nuovi e imprevedibili sia sul piano processuale che su quello della sicurezza interna delle strutture penitenziarie calabresi. Spetterà adesso ai magistrati della Procura di Castrovillari e agli accertamenti medico-legali stabilire se dietro la morte di Cataldo De Luca vi sia stato un tragico malore improvviso o se il “giallo” nasconda una trama più sinistra.
Il Quotidiano del Sud.
Giallo nel carcere di Rossano, trovato morto il cirotano De Luca