Genova in piazza per la Palestina e per la Global Sumud Flotilla, Salis con i portuali: “Il governo si è mosso tardi”
- Postato il 1 maggio 2026
- Cronaca
- Di Il Fatto Quotidiano
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Dopo il blocco israeliano, che ha fermato gli attivisti della Global Sumud Flotilla, il presidio convocato dal Collettivo autonomo lavoratori portuali ai varchi di San Benigno di Genova è diventato un corteo che ha attraversato la città. Presente anche la sindaca: “Essenziale esserci per sostenere le ragioni di questa piazza”, dice Silvia Salis. Mercoledì a fianco di Carlo Calenda, giovedì 30 aprile davanti ai varchi portuali con Calp, sindacati di base, associazionismo pacifista e antimilitarista, movimenti studenteschi, sinistra radicale e anarchici. E, con loro, anche i partiti del centrosinistra Pd, Avs e M5s.
“Questa è la risposta che fa paura al governo Meloni”, dice Marta Collot di Potere al Popolo guardando al migliaio di persone in corteo: “Ci ricordiamo come il governo aveva diffamato e boicottato questa missione in autunno e oggi, invece, è costretto a denunciare quello che è un vero e proprio sequestro e un atto di pirateria in acque internazionali”. Non diversa la valutazione della prima cittadina: “L’ennesimo atto con cui Israele va contro i principi del diritto internazionale. Dovremmo continuare a mantenere la capacità di stupirci di fronte all’azione di Israele, ma ormai ci sembrano cose per loro naturali”. E sul governo Meloni: “Dopo anni in cui non riusciva a pronunciarsi su questo tema, si è pronunciato prontamente. Però è un ‘prontamente’ arrivato un po’ tardi”.
“Bisogna dare atto che in queste piazze, in 40 anni di impegno, noi un sindaco non lo abbiamo mai visto” dice la storica pacifista e antimilitarista genovese dell’Ora in silenzio per la pace, Norma Bertullacelli: “Vedere in mezzo a noi la sindaca con la fascia tricolore è un piccolo segnale incoraggiante”.
Per i portuali, la piazza non è solo reazione al blitz israeliano. È un altro passaggio di una mobilitazione che a Genova dura da anni e che ha già portato blocchi e presidi contro il transito di armi dal porto verso paesi in guerra. Riccardo Rudino del Calp ricorda l’osservatorio contro i traffici di armi in porto, “uno strumento essenziale” che, dice, ora deve essere messo nelle condizioni di operare davvero. Poi riporta il discorso sulla logistica: “Dal porto di Genova partono 14-15mila contenitori verso Israele – dice Rudino – Noi continuiamo a chiedere il boicottaggio dei traffici di armi verso tutti gli scenari di guerra, ma anche di tutte le merci e dei rapporti diplomatici che ci sono verso Israele. Questa situazione in qualche maniera deve finire“.
Al presidio c’è anche Music for Peace, l’ong che in agosto a Genova aveva raccolto 240 tonnellate di aiuti per Gaza e ha sede proprio di fronte al varco Albertazzi. Gli aiuti, che secondo il governo italiano sarebbero potuti entrare “in due ore” con qualche telefonata, sono ancora bloccati in Giordania. “Attualmente le porte di Gaza sono chiuse, ma per tutti, governo italiano compreso”, spiega Valentina Gallo per Music for Peace, che ribadisce come l’obiettivo resti distribuirli direttamente alla popolazione. Sul tema, Salis dice di aver scritto più volte al ministro degli Esteri Antonio Tajani, senza aver ricevuto alcuna “risposta” né garanzia di impegno. Nelle prossime settimane, sperano gli operatori dell’organizzazione non governativa, potrebbe aprirsi una possibilità attraverso un campo profughi in Giordania. Ma il punto, per ora, è riaccendere i riflettori sulla popolazione della Striscia.
Karim Hamarneh, dell’associazione Liguria-Palestina, porta nel corteo il filo diretto con chi vive a Gaza: “Tutti i giorni ci sono da cinque a dieci morti, la vita è sempre più complicata, l’acqua manca sempre”, racconta. Poi allarga lo sguardo alla Cisgiordania, da cui proviene: “È una situazione al massimo livello di oppressione”.
Sara Capaldini, Usb Genova, lega la piazza alla questione del lavoro: “Vogliamo soldi investiti in istruzione, sanità, trasporti, welfare e non in armi”. Il riferimento è ai fronti aperti in Medio Oriente come alle politiche di riarmo europee. A chiudere il corteo uno striscione contro Leonardo, indicato dai manifestanti come uno dei nodi italiani della filiera bellica.
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