Genova culla della PMI innovativa che misura l’aria che respiriamo
- Postato il 6 agosto 2026
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- Di Genova24
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Generazione sintesi AI in corso…
C’è un filo che lega le aule dell’Università di Genova e l’aria che milioni di persone respirano ogni giorno nelle città italiane. Quel filo ha un nome, PM_TEN, e una storia che comincia nel 2012, quando un gruppo di fisici dell’ambiente decide di trasformare anni di ricerca in un’impresa.
Nata come spin-off del Laboratorio di Fisica dell’Ambiente dell’Università di Genova, PM_TEN si è data un obiettivo insieme scientifico e civile: capire cosa contiene davvero l’aria che respiriamo e mettere questa conoscenza al servizio di aziende, laboratori e pubbliche amministrazioni. Un lavoro che parte dal particolato atmosferico, le polveri sottili al centro del dibattito su salute e inquinamento, e arriva fino ai modelli matematici capaci di prevedere come gli inquinanti si disperdono sul territorio.
Dalla ricerca all’impresa
Il percorso dell’azienda racconta bene cosa significhi la cosiddetta terza missione dell’università, quel compito che, accanto alla didattica e alla ricerca, punta a trasferire competenze e innovazione alla società. Genova, del resto, è oggi uno dei poli più vivaci d’Italia su questo fronte, con circa duecento startup innovative e una rete fitta di spin-off accademici. La realtà fondata da Paolo Brotto, Paolo Prati, Andrea Mazzino e Dario Massabò si muove esattamente in questo ecosistema, con un piede nei laboratori e uno nel mercato.
Il cuore tecnologico dell’attività è una piattaforma sviluppata internamente, DigitalPlant, che unisce due mondi spesso separati ma intrinsecamente complementari: la sensoristica sul campo e i modelli numerici. Da una parte le centraline e i sensori che raccolgono dati in continuo, dall’altra gli algoritmi che li interpretano, individuano le sorgenti delle emissioni e ricostruiscono gli scenari. È l’approccio che consente di passare da una fotografia statica dell’inquinamento a una mappatura dinamica, molto più utile a chi deve prendere decisioni.
La qualità dell’aria come questione di salute
Il tema non è astratto. L’esposizione alle polveri sottili resta uno dei principali fattori di rischio ambientale per la salute in Europa, e l’Italia è tra i Paesi più colpiti. Il tema tocca da vicino la stessa Genova, città portuale dove la qualità dell’aria, e in particolare il biossido di azoto, resta sotto osservazione. Non a caso, tra i lavori della società c’è anche la simulazione di come gli inquinanti si disperdono sul territorio genovese. Su questo terreno si gioca anche la nuova direttiva europea sulla qualità dell’aria, la 2024/2881, che dal 2030 imporrà limiti molto più severi per PM2,5 e biossido di azoto e chiederà a città e istituzioni strumenti di misura e previsione più accurati. Serviranno, in altre parole, esattamente le competenze su cui la società genovese ha costruito la propria identità.
Accanto al monitoraggio, l’azienda lavora sulla caratterizzazione chimica del particolato, sull’analisi delle sorgenti emissive e sulla modellistica meteorologica e di dispersione, con un laboratorio attrezzato e un brevetto sviluppato con un partner industriale. Una parte del lavoro riguarda anche gli ambienti chiusi e i luoghi di lavoro, dall’esposizione professionale ai gas di scarico dei motori diesel fino alla qualità dell’aria indoor.
Ciò che colpisce, in una realtà così tecnica, è la scelta di parlare anche fuori dalla cerchia degli addetti ai lavori. La società porta i suoi temi nelle scuole e nei progetti di ricerca europei, convinta che la consapevolezza sull’aria che respiriamo non riguardi solo gli esperti ma la comunità intera. È il segno di un modo di intendere l’impresa scientifica come bene comune, prima ancora che come servizio.
In un’epoca in cui i dati ambientali diventano un asset strategico per governare la transizione ecologica, storie come questa raccontano un’Italia che innova partendo dai propri atenei. E lo fa, in questo caso, con radici saldamente genovesi.