Genova, 128 chili di cocaina in un container al porto: Quattro in carcere, due sono calabresi
- Postato il 9 ottobre 2026
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Il Quotidiano del Sud
Genova, 128 chili di cocaina in un container al porto: Quattro in carcere, due sono calabresi
Il GIP convalida gli arresti: il carico di cocaina era arrivato al porto di Genova in un container carico di limoni. Uno degli indagati: «Dovevo verificare l’esito dell’importazione».
GENOVA – Centoventinove chili di cocaina, divisi in 119 panetti e nascosti in un’intercapedine sul fondo di un container refrigerato. Sono finiti sotto sequestro martedì sera nello scalo portuale PSA Genova Prà, dove quattro uomini sono stati arrestati in flagranza. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Genova, Angela Maria Nutini, ha convalidato gli arresti con un’ordinanza depositata venerdì 9 ottobre e ha disposto per tutti la custodia cautelare in carcere.
Gli indagati sono quattro. Michele Crigna ha 33 anni, di Limbadi; Vincenzo Maccarone, 54 anni, di Limbadi; Eros Nicola Castellan Airaldo, 32 anni, di Montevideo, in Uruguay, e Domenico Gurrieri, 39 anni, di Palermo. Crigna e Maccarone sono assistiti dall’avvocato Francesco Schimio, del Foro di Palmi; Castellan Airaldo dagli avvocati Samuele Zucchini ed Emanuele Tambuscio; Gurrieri dall’avvocato Giuseppe Maria Gallo.
COCAINA NEL CONTAINER AL PORTO: L’OPERAZIONE DELLE FORZE DELL’ORDINE
Secondo gli atti, tutto è cominciato intorno alle 18.50 del 6 ottobre, durante un servizio di contrasto al traffico di stupefacenti. Una pattuglia ha notato una motrice bianca con semirimorchio, a bordo del quale c’era un container refrigerato Hapag Lloyd, guidata da Gurrieri. Il mezzo era scortato da un Ford Raptor condotto da Maccarone, che aveva a bordo due minori. Le due vetture si sono portate in un’area isolata tra via dei Gruisti e via dei Canottieri.
Poco dopo le 20.30 è arrivata una Fiat Panda, che si è fermata a pochi metri dal camion. L’uomo alla guida, poi riconosciuto dagli operanti, ha lasciato l’auto. Crigna, invece, ha raggiunto Maccarone a piedi. I due si sono trattenuti vicino alla Panda per una decina di minuti, poi si sono allontanati a bordo della stessa. Alle 20.55 il Raptor è tornato con Gurrieri alla guida e Maccarone accanto; con loro c’erano Crigna e un quarto uomo, poi identificato in Castellan Airaldo.
IL BLITZ
Secondo la ricostruzione degli operanti, i quattro si sono spostati sul retro del container. Maccarone ne avrebbe aperto le porte, aiutato da Crigna, che è salito all’interno insieme a Castellan. Gurrieri avrebbe richiuso i portelloni e, dopo essersi guardato intorno, si sarebbe allontanato con Maccarone a bordo del Raptor per alcuni giri di perlustrazione. Poi il camion è stato messo in moto da Gurrieri, che è sceso dirigendosi verso il retro del container, mentre Maccarone è rimasto ad attendere in macchina. Alle 21.38 gli investigatori sono intervenuti. All’interno del container hanno trovato Crigna e Castellan intenti a estrarre dall’intercapedine i panetti, avvolti nel cellophane e riposti in borse cerate e di stoffa con il logo di un noto supermercato. Il test sulla sostanza ha dato esito positivo alla cocaina: 128,663 chili lordi.
LE VERSIONI
Nell’interrogatorio di garanzia Gurrieri, titolare di una società di trasporti, si è detto estraneo ai fatti. Ha spiegato di aver gestito il normale lavoro della giornata, di aver conosciuto Maccarone come amico di Crigna, suo dipendente, e di essere andato a controllare il camion senza sapere cosa contenesse. Una versione che il giudice ritiene priva di riscontri e in contrasto con quanto visto dagli operanti.
Maccarone ha negato di conoscere Crigna, circostanza che il GIP considera smentita dai fatti osservati. In una perquisizione nell’abitazione indicata inizialmente e poi in quella di via Cerusa sono emersi documenti della ditta “Cosilsa Fruits Export”, destinataria del carico di limoni cileni trasportati nel container, e bonifici verso fornitori di frutta e pellet del Sud America. Per il giudice elementi che rendono plausibile un ruolo di promotore, pur senza partecipazione materiale all’estrazione.
Castellan ha invece sostanzialmente ammesso il proprio coinvolgimento. Ha riferito di essere arrivato in Italia dall’Uruguay da pochi giorni, su incarico di sudamericani, di aver dovuto verificare l’esito dell’importazione e di aver ricevuto istruzioni da persone conosciute per telefono. Ha raccontato che avrebbe dovuto ricevere circa 10 mila dollari, mai versati. Per il giudice le sue dichiarazioni confermano la dimensione transnazionale dell’operazione.
COCAINA NEL CONTEINDER DEL PORTO: LA DECISIONE DEL GIP
Il giudice ritiene sussistenti gravi indizi di colpevolezza per detenzione ai fini di spaccio in concorso, con l’aggravante dell’ingente quantità (artt. 110 c.p. e 73 e 80 del Dpr 309/90), e rileva il concreto pericolo di reiterazione. La detenzione, scrive, si inquadra «in una più vasta operazione di traffico internazionale» e gli indagati, per quanto incensurati, sono «ben inseriti nel mondo della criminalità organizzata». Domiciliari e braccialetto elettronico sono giudicati insufficienti. Disposta anche la traduzione dell’ordinanza in spagnolo.
Il Quotidiano del Sud.
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