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Gaza, per la prima volta dopo 20 anni si torna a votare: gli abitanti di Deir Al-Balah chiamati a scegliere il sindaco

  • Postato il 25 aprile 2026
  • Mondo
  • Di Il Fatto Quotidiano
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Gaza, per la prima volta dopo 20 anni si torna a votare: gli abitanti di Deir Al-Balah chiamati a scegliere il sindaco

Sulle facciate dei palazzi di Deir Al-Balah risparmiati dai bombardamenti sono appesi grandi striscioni. Sopra ci sono i volti degli uomini e delle donne che oggi, 25 aprile, si sfideranno nella corsa per diventare sindaco. È un’immagine che intere generazioni di giovani palestinesi non hanno mai visto. Si tratta della prima elezione nella Striscia di Gaza da 20 anni. Seppur limitate a un solo comune, queste amministrative rivestono un grande valore simbolico, in un momento cruciale per la Striscia. Al Cairo sono in corso i colloqui per l’avvio della fase due del piano di Trump, che prevede anche il disarmo di Hamas e il ritiro delle truppe di Tel Aviv, oggi presenti sul 53% del territorio. Trattative che avvengono nel mezzo di una tregua fragile, tra gli attacchi quotidiani di Israele (da ottobre a oggi sono stati uccisi quasi 800 palestinesi) e mentre la popolazione vive nelle tende, in una cronica e drammatica carenza di acqua potabile, cibo e medicinali.

Non stupisce quindi che, parlando con i cronisti locali, alcuni abitanti si siano detti entusiasti di questo voto. Per loro si tratta di un’inedita opportunità di esprimersi e il segno che qualcosa si sta muovendo. “Per la prima volta nella mia vita, in 20 anni, proverò questa sensazione. Ho sentito parlare di elezioni fin da quando sono nato” ha raccontato un 34enne alla Reuters. Le strade si sono riempite di manifesti con le indicazioni per andare le urne e i candidati hanno promosso i loro programmi online e in strada. Anche Al Jazeera descrive un clima di “attesa” misto però a stanchezza e sfiducia, in particolare tra i meno giovani. Motivo per cui, è l’analisi che viene fatta dalla testata, tutti i candidati si sono pubblicizzati come slegati dalle fazioni politiche principali e hanno evitato gli slogan. Le promesse si sono focalizzate sulla risoluzione di problemi concreti e immediati, come la fornitura di acqua potabile e la gestione delle fognature e dei rifiuti, consapevoli che, dopo due anni di bombardamenti, morti e fame, è soprattutto questo ciò che chiedono molte famiglie.

L’ultima votazione nella Striscia di Gaza risale al 2006, anno di svolta che segna la vittoria di Hamas alle elezioni legislative. In quella occasione il gruppo islamico ottiene inaspettatamente più del 44% dei voti contro il 41% di Fatah, il partito di Mahmoud Abbas. L’esito porta a un inasprimento delle tensioni con la fazione rivale, fino allo scoppio di una guerra civile nel 2007. Dopo mesi di combattimenti per le strade di Gaza, le milizie del Hamas prendono di fatto il potere nella Striscia e instaurano un regime. Negli anni successivi ogni tentativo di voto finirà con un nulla di fatto. A pesare sarà l’incapacità delle forze politiche di concordare procedure comuni, le restrizioni di Israele, e la repressione violenta portata avanti da Hamas di fronte a qualsiasi forma di dissenso.

La tornata elettorale di oggi fa parte di una più ampia consultazione che coinvolge 420 municipi nella Cisgiordania. Deir Al-Balah è l’unico centro della Striscia ad andare al voto ed è stato scelto perché ha subito danni meno gravi rispetto a Rafah, Khan Younis e Gaza City. E perché è uno dei pochi luoghi dove gli abitanti sono rimasti sul posto. Per la Commissione elettorale centrale palestinese, l’organo che si occupa di mettere in piedi le elezioni nei territori, si tratta di un passaggio importante e un cambio di paradigma, visto che fino a oggi i rappresentati locali sono sempre stati nominati da Hamas. La speranza è che da qui si possa cominciare a lavorare per avviare un percorso di costruzione di un sistema democratico.

Finora le analisi e le previsioni politiche si sono mosse tutte su un terreno di incertezza: difficile dire se il risultato sarà realmente indicativo e se restituirà una fotografia rappresentativa dell’opinione politica della popolazione. Ma l’attenzione dei media, non solo quelli mediorientali, su Deir Al-Balah resta comunque molto alta. Per l’Autorità palestinese guidata da Abbas, che è riuscita a organizzare il voto in un territorio controllato ancora da Hamas, è l’opportunità per riaffermare la propria presenza nell’enclave palestinese e allo stesso tempo, attraverso un appuntamento congiunto a Gaza e in Cisgiordania, trasmettere un segnale di unità nazionale dei territori palestinesi. Il professore dell’Università Università Al-Azhar del Cairo, Jamal al-Fadi, parlando con l’Afp ha definito questo voto “un esperimento dell’Autorità palestinese per testare il proprio successo o fallimento, dato che non ci sono sondaggi d’opinione del dopoguerra”.

Dall’altra parte Hamas è rimasto in disparte, ha deciso di non presentare alcun candidato e non ha appoggiato alcun gruppo. Anche perché l’Anp impone alle liste la sottoscrizione dello statuto dell’Olp, che ha formalmente riconosciuto lo Stato di Israele nel solco di Oslo. Una visione incompatibile con quella di Hamas. C’è chi teme il boicottaggio ma finora la macchina organizzativa ha funzionato senza grossi intoppi, segno che il gruppo islamico potrebbe aver fatto qualche concessione. Un esponente di Hamas, Hazem Qassem, citato dal New York Times ha inoltre assicurato che “i poteri verrano trasferiti alla lista vincente una volta pubblicati i risultati”.

Quattro le liste elettorali, tutte ufficialmente indipendenti: Rinascita di Deir al-Balah, Pace e Costruzione, Deir al-Balah ci unisce, Futuro di Deir al-Balah. Alcuni candidati sono ritenuti più vicini ad Hamas, ma nel complesso le liste sono considerate tutte allineate a Fatah. Saranno eletti 15 candidati, di questi 4 saranno donne. L’organizzazione prevede 12 sezioni con postazioni temporanee allestite anche all’aperto (le scuole sono abitate dagli sfollati), quasi 300 osservatori per controllare il libero andamento delle elezioni e 45 giornalisti. 70mila le persone aventi diritto, ossia tutti coloro che hanno più di 17 anni e la residenza nel comune (è escluso quindi chi proviene da fuori e ha trovato rifugio in città). Il portavoce della commissione elettorale, Fareed Taamallah, ha spiegato di aver coinvolto “una società di sicurezza privata per proteggere i seggi elettorali”. Gli addetti però non saranno armati per evitare attacchi dai droni israeliani.

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Il Fatto Quotidiano

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