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Gaza, 73 bambini restituiti dalle macerie. Il silenzio del mondo pesa quanto le pietre

  • Postato il 8 settembre 2026
  • Attualità
  • Di Paese Italia Press
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  • 4 min di lettura
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Gaza, 73 bambini restituiti dalle macerie. Il silenzio del mondo pesa quanto le pietre

di Gian Piero Corso

GAZA, 8 settembre 2026 – (gpc) Quanto ancora dobbiamo assistere a questo scempio? Quanto dolore deve passare davanti ai nostri occhi prima che una tragedia smetta di essere soltanto una notizia e torni a scuotere profondamente le coscienze?

A Gaza sono stati sepolti in un solo giorno 106 palestinesi. Settantatré erano bambini.

I loro resti sono stati recuperati dalle macerie di un edificio residenziale nel sud-est di Gaza City che, secondo quanto riferito, era stato distrutto da un attacco aereo israeliano più di due anni fa. A rendere noti i dati è stata Save the Children, notizia ripresa anche dall’ANSA.

Non è soltanto il numero a impressionare. Dietro quel numero ci sono 73 bambini che avevano un nome, una famiglia, una casa, giochi, paure, speranze. Settantatré vite rimaste per oltre due anni sotto cemento e detriti e restituite infine ai familiari soltanto per essere accompagnate alla sepoltura.

È il secondo funerale di massa di queste dimensioni nell’arco di appena un mese. Il 4 agosto erano stati sepolti altri 112 palestinesi recuperati dalle macerie, tra cui 40 bambini.

Le immagini raccontano qualcosa che le statistiche non riescono più a esprimere: bambini che depongono fiori e accendono candele davanti ai corpi di altri bambini.

«L’umanità non può accettare che i funerali di massa di bambini palestinesi diventino una realtà quotidiana», ha denunciato Ahmad Alhendawi, direttore regionale di Save the Children per Medio Oriente, Nord Africa ed Europa orientale.

Ed è forse proprio qui che dovrebbe fermarsi la nostra coscienza.

Non possiamo abituarci.

Non possiamo considerare normale che decine di bambini vengano estratti dalle macerie dopo anni e sepolti tutti insieme. Non possiamo permettere che il ripetersi delle immagini provenienti da Gaza trasformi una tragedia umana in una successione indistinta di numeri.

Secondo Save the Children, dall’ottobre 2023 più di 21 mila bambini sono stati uccisi nella Striscia di Gaza. E la tragedia nascosta sotto le macerie potrebbe essere ancora lontana dall’essere completamente conosciuta.

Secondo le autorità palestinesi, infatti, oltre 8.000 persone sarebbero ancora sepolte sotto le rovine. Una cifra riportata anche da Reuters, mentre le operazioni di recupero continuano tra enormi difficoltà.

Gaza è oggi ricoperta da una quantità impressionante di detriti. Le Nazioni Unite stimano circa 61 milioni di tonnellate di macerie, la cui rimozione potrebbe richiedere anni.

Ma quelle macerie non sono semplicemente cemento da portare via.

Sotto di esse potrebbero esserci ancora uomini, donne e bambini. Famiglie che attendono da anni di conoscere la sorte dei propri cari. Madri e padri che non hanno neppure avuto la possibilità di avere una tomba sulla quale piangere.

Proprio per questo Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, ha avvertito che la rimozione delle macerie deve essere condotta preservando i resti umani e le eventuali prove utili alle indagini. Gaza, ha sottolineato, è contemporaneamente un luogo di distruzione, un immenso cimitero e uno spazio nel quale occorre conservare ciò che può consentire di ricostruire quanto accaduto.

Il conflitto seguito agli attacchi guidati da Hamas del 7 ottobre 2023 – nei quali, secondo i dati israeliani riportati da Reuters, furono uccise circa 1.200 persone e 251 furono prese in ostaggio – ha prodotto una devastazione dalle dimensioni difficili da misurare soltanto attraverso le cifre.

Israele ha ripetutamente sostenuto di adottare misure per limitare le vittime civili e accusa Hamas di utilizzare la popolazione come scudo umano, accusa respinta dal movimento palestinese. Ma al di là delle responsabilità che spetterà anche agli organismi internazionali accertare, rimane davanti agli occhi del mondo una realtà che non può essere relativizzata: il prezzo pagato dalla popolazione civile, e soprattutto dai bambini, è immenso.

Il diritto internazionale umanitario impone la protezione dei civili. E un bambino non può essere considerato un danno inevitabile della guerra.

Mai.

Per questo la domanda non può riguardare soltanto Gaza. Riguarda anche noi, l’Europa, le istituzioni internazionali, i governi, la diplomazia e ogni persona che continua a guardare quelle immagini.

Quanto ancora dobbiamo assistere a questo scempio?

Quanti bambini devono ancora essere estratti dalle macerie? Quante fosse collettive dovranno essere scavate? Quanti genitori dovranno attendere anni prima di poter dare una sepoltura ai propri figli?

Non si tratta di schierarsi contro un popolo o a favore di un altro. Non significa dimenticare le vittime israeliane del 7 ottobre né gli ostaggi e le sofferenze delle loro famiglie. Significa riaffermare un principio che dovrebbe precedere qualsiasi appartenenza politica, religiosa o nazionale: la vita di un bambino ha lo stesso valore ovunque.

A Gaza come a Tel Aviv. In Palestina come in Israele. In qualunque parte del mondo.

Quando 73 bambini vengono sepolti insieme, la domanda non può essere soltanto chi abbia vinto o perso una guerra.

La domanda è quanto abbia perso l’umanità intera.

E soprattutto quanto altro siamo disposti a vedere prima di dire, senza esitazioni e senza distinguo, che nessun bambino dovrebbe più morire sotto le bombe, restare per anni sotto le macerie o essere restituito alla propria famiglia soltanto per essere deposto in una fossa. (GPC)

Fonti:

Comunicato di Save the Children Italia
Servizio ANSAmed
Approfondimento Reuters

Foto da Internet

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Paese Italia Press

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