Gasparri contro Zerocalcare per la serie su Netflix: “Paghe da 6 euro l’ora e ritmi disumani”. La replica dei produttori: “Accuse diffamatorie”
- Postato il 31 maggio 2026
- Politica
- Di Il Fatto Quotidiano
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Il senatore di Forza Italia, Maurizio Gasparri, ha presentato un’interrogazione al ministero del Lavoro sulla nuova serie tv del fumettista Zerocalcare, nome d’arte di Michele Reich. Al centro della richiesta alla ministra Marina Elvira Calderone, il forzista chiede che si faccia chiarezza su quanto raccontato in un articolo de Il Giornale, nel quale si fa riferimento alle lamentele per “ritmi di lavoro e trattamenti economici non accettabili” da parte di alcuni lavoratori che hanno collaborato alla miniserie “Due spicci”, trasmessa da Netflix.
Nell’articolo si legge che la serie, uscita il 26 maggio scorso, ha impiegato 400 collaboratori. Raccogliendo alcune testimonianze, il quotidiano parla di paghe ridotte, fino a sei euro all’ora, e di un aumento del carico di lavoro dovuto a un maggior numero di puntate realizzate rispetto alle previsioni. “Sarebbe paradossale che una serie televisiva dedicata al contrasto dello sfruttamento del lavoro e impegnata a denunciare la precarietà, desse luogo a fenomeni analoghi a quelli che denuncia”, ha detto il senatore. Per Gasparri occorre dunque verificare che la produzione della serie “abbia rispettato i trattamenti economici e normativi previsti per questo settore”. Un’ispezione ministeriale “potrebbe fugare ogni sospetto ed evitare di pensare che per fare ‘due spicci’ in TV si siano dati due spicci a lavoratori trattati in maniera non adeguata. Non sarebbe la prima volta che qualcuno predica bene ma razzola male“. ha concluso.
Il Giornale spiega di aver potuto leggere le lamentele dei collaboratori della produzione, tra cui cita un certo BG Artist che al sindacato Un!ta avrebbe denunciato l’accaduto: “Vorrei che si sapesse, che nella proposta mi avevano offerto 6 lordi all’ora, non ho accettato”. Molti altri invece avrebbero acconsentito alle paghe offerte. Un’altra segnalazione riportata nell’articolo parla di “ritmi disumani” e di essere stati “sfruttati fino all’osso“. Altri lavoratori del settore invece lamentano la situazione contrattuale perché avrebbero assunto l’incarico come partita Iva, venendo però “trattati come dipendenti”. “Il fatto più grave – si legge in un altro esposto riportato dal Il Giornale – è che il nostro reparto ha finito il lavoro prima della data prevista, ci è stato proposto di aiutare su un altro progetto. Chi non accettava vedeva il suo contratto rescisso, con decurtazione dei soldi”.
Alle accuse ha risposto anche Movimenti Production, la casa di produzione indipendente della miniserie. La società ha fatto sapere di aver dato mandato ai propri avvocati per procedere per via legali, ritenendo le pubblicazioni del quotidiano “diffamatorie”. “In queste ore ci stiamo trovando davanti a un attacco inaccettabile – hanno replicato i produttori -, partito da un collettivo di persone che si celano dietro l’anonimato, attraverso la pubblicazione di una serie di accuse prive di alcuna attendibilità e che respingiamo con forza”. Movimenti Production, anche a nome del suo studio di animazione DogHead Animation, ha specificato di essersi sempre mossa per tutelare i lavoratori del settore e di non aver “mai proposto condizioni contrattuali fuori legge”, né di aver “mai posto in essere condotte di sfruttamento del lavoro”. Entrambe le società si dissociano dalle accuse e ritengono “molto grave la diffusione, anche da parte di altri profili, di attacchi basati su dichiarazioni non verificate e non verificabili, senza mai contattare direttamente l’azienda per verificare i fatti”. “Fino a oggi – concludono -, a fronte di numerose produzioni, non ci sono mai pervenute lamentele attraverso le associazioni di categoria, istituzionalmente riconosciute e alle quali ogni artista ha la possibilità di rivolgersi e con le quali continuiamo a essere in costante e aperto dialogo”.
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