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Garlasco – L’avvocato dei Poggi, Tizzoni: “L’inchiesta su Sempio bypassa i punti centrali della condanna di Stasi. Non si può immaginare una revisione togliendo quello che non piace”

  • Postato il 11 maggio 2026
  • Giustizia
  • Di Il Fatto Quotidiano
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Garlasco – L’avvocato dei Poggi, Tizzoni: “L’inchiesta su Sempio bypassa i punti centrali della condanna di Stasi. Non si può immaginare una revisione togliendo quello che non piace”

“Non si può immaginare una revisione del processo togliendo quello che non piace e che non torna ma senza spiegarlo”. Parte da qui la riflessione dell’avvocato Gian Luigi Tizzoni, legale della famiglia Poggi, che interviene sulla nuova inchiesta della Procura di Pavia sul delitto di Garlasco e sull’indagine che vede indagato Andrea Sempio. Parlando con i giornalisti fuori dal Tribunale di Milano, dopo aver estratto copia degli atti a Pavia lo scorso weekend, il legale esprime un giudizio fortemente critico sull’impostazione del nuovo filone investigativo. Tizzoni si dice infatti “un po’ sorpreso” della “mole di incontri e di interlocuzioni veramente molto frequenti” tra inquirenti, Procura di Pavia e “la difesa” dell’ex fidanzato di Chiara Poggi che emergerebbero dalla documentazione dell’inchiesta.

Lo storico legale di parte civile respinge anche le contestazioni rivolte ai familiari di Chiara, accusati nelle ultime ore di essersi posti in modo ostativo rispetto alle nuove verifiche e di aver modificato nel tempo alcune ricostruzioni. Su questo punto Tizzoni replica con fermezza: “La casa dei Poggi è sempre stata messa a disposizione, magari anche nell’occasione in cui hanno messo le famose cimici di cui abbiamo avuto riscontro sui giornali con le intercettazioni dei familiari”. E aggiunge: “La collaborazione è sempre stata massima e doverosa”.

Secondo il legale, però, i familiari della vittima sarebbero oggi profondamente amareggiati dall’evoluzione dell’inchiesta: “Particolarmente dispiaciuti e demoralizzati nell’aver visto come questa inchiesta sia stata unidirezionale, volta sostanzialmente a sconfessare la responsabilità di Stasi che è stata accertata in questo palazzo, poi in Cassazione, confermata più volte sia dalla Suprema Corte che dalla Corte europea dei diritti dell’uomo”.

Da qui la valutazione complessiva dell’avvocato: “Quindi l’idea della famiglia è che la Procura di Pavia – conclude – sia sia accanita nel cercare di sconfessare quanto già stabilito nelle aule ma che lo avrebbe fatto anche in maniera abbastanza deludente perché, quello che leggo, è un lavoro che può sembrare mastodontico ma che non va a colpire i punti centrali della vicenda”. Nel mirino del legale finiscono infatti alcuni snodi chiave dell’impianto probatorio già cristallizzato nei processi a carico di Alberto Stasi.

In particolare, Tizzoni contesta che l’inchiesta su Andrea Sempio avrebbe “bypassato i punti centrali della condanna di Alberto Stasi” e osserva come non sia possibile selezionare solo alcuni elementi del quadro giudiziario. Tra i passaggi più critici c’è quello sulla cosiddetta “camminata” attribuita a Stasi: “la famosa ‘camminata’ viene liquidata in una paginetta, non viene trattata minimamente dal Ris di Cagliari né dagli altri consulenti che dovevano confrontarsi semmai con la perizia Testi-Bitelli-Vitturari del 2014 e che, all’epoca, fecero una perizia geomatica, che non viene proprio considerata”.

Anche la bicicletta nera, uno degli elementi storici dell’indagine, viene richiamata con stupore: “È oggettivamente strano e non riesco a capacitarmene di come sia uscita dalla scena la bicicletta nera”. E ancora: “Ma quella bicicletta è lì negli atti, da sempre”. Per il legale, la nuova attività investigativa non sarebbe in grado di scalfire l’impianto delle sentenze definitive: “Dalla lettura delle consulenze non emergano realmente elementi che possano sconfessare la sentenza passata in giudicato a carico di Stasi, proprio non vedo spazio per una revisione”. Il riferimento è alle consulenze medico-legali della dottoressa Cristina Cattaneo, a quelle informatiche e alle analisi del Ris, che secondo Tizzoni non introdurrebbero elementi realmente innovativi rispetto a quanto già stabilito.

L’unico punto ancora aperto, secondo il legale, riguarda l’impronta 33: “L’unico tema che rimane e a me dispiace veramente che rimanga da esplorare è l’impronta 33”. Su questo elemento, attribuito dalla Procura ad Andrea Sempio, Tizzoni segnala però perplessità tecniche: “Il nostro dattiloscopista e, leggo negli atti, anche altri, hanno forti perplessità che abbia il numero di minuzie per essere attribuita non a Sempio ma a chicchessia”. Per Cassazione il numero necessario per attribuire un’impronta è 17 punti.

Infine, il legale ricorda anche una sua precedente richiesta: “Avevo chiesto all’epoca di sottoporla in incidente probatorio e di farla verificare da un perito terzo”, sottolineando come “sarebbe stato economico, anche in termini di tempo e di costi” approfondire subito quell’aspetto. La procura di Pavia aveva respinto l’istanza della parte civile di sottoporre – come per tantissimi altri elementi è stato fatto – l’impronta 33, ma dagli inquirenti era arrivato un rigetto che aveva innescato una ulteriore tensione.

Dagli esiti dell’incidente probatorio come è noto, non è emerso nessun elemento che possa diventare prova in un processo. Il Dna sulle unghie – compatibile con la linea parentale maschile della famiglia Sempio – è misto, incompleto e parziale la perita Denise Albani – nominata dalla giudice per le indagini preliminari di Pavia – ha specificato che ci possa essere una attribuzione certa: “Nessuna identificazione”. Differente l’esito sui resti della spazzatura – mai prima analizzata – con i possibili resti della colazione della mattina del 13 agosto 2007. La genetista ha estratto i Dna della vittima e dell’allora fidanzato.

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Il Fatto Quotidiano

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