Garlasco, "Garofano non può entrare": cosa emerge a 19 anni dal delitto
- Postato il 9 ottobre 2026
- Italia
- Di Libero Quotidiano
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Garlasco, "Garofano non può entrare": cosa emerge a 19 anni dal delitto
C’è un altro dettaglio che riapre interrogativi sulle indagini del delitto di Garlasco. Nel settembre 2007 Luciano Garofano, all’epoca comandante del Ris di Parma, chiese per due volte di poter partecipare ai sopralluoghi nella villetta di via Pascoli, dove il 13 agosto era stata uccisa Chiara Poggi. In entrambi i casi la Procura disse no.
La prima richiesta risale al 3 settembre, in vista del sopralluogo del 5. Garofano aveva scritto alla pm Rosa Muscio spiegando di voler assistere alle operazioni e sostenendo che dalla difesa di Alberto Stasi sarebbe arrivato il nullaosta. La seconda richiesta fu inviata l’8 settembre per i rilievi del 12. Questa volta il comandante del Ris chiedeva di partecipare "in qualità di comandante del Reparto e di ufficiale di pg".
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Il 9 settembre arrivò la risposta della pm, con un diniego motivato dal fatto che si trattava di "attività che si inserisce nell’ambito degli accertamenti tecnici irripetibili disposti da queste pm". A quelle operazioni, spiegava la Procura, potevano partecipare soltanto "i difensori delle parti e i loro consulenti".
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La difesa di Stasi, allora rappresentata da Giovanni ed Eleonora Lucido, aveva inoltre "manifestato la volontà di non consentire" la presenza di persone diverse da quelle autorizzate, riservandosi di far valere "l’invalidità delle operazioni".
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Garofano, dunque, pur essendo il comandante del Ris, non era stato nominato consulente della Procura e non aveva titolo per prendere parte ai sopralluoghi. La documentazione è ora tornata agli atti della nuova inchiesta della Procura di Pavia sull’operato del Ris. E proprio dalle carte emergono altri punti da chiarire. Tra questi, il caso del Dna di Chiara. Il capitano Alberto Marino ha spiegato ai pm che il cucchiaino trovato nella villetta fu utilizzato per ricavare un campione della vittima perché "forse non ce l’hanno mandato" e "non c’era un campione di confronto". Ma un verbale del 4 settembre 2007, firmato dallo stesso Marino, attesterebbe il prelievo del sangue della vittima come campione biologico di riferimento. Un’altra contraddizione che gli inquirenti stanno cercando di ricostruire in questo puzzle senza fine.
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