Fury batte il polacco Wach e incalza Joshua, che stasera combatte contro Prenga. "Se non lo batte, eviti di chiamarmi"
- Postato il 25 luglio 2026
- Di Virgilio.it
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Tyson Fury è tornato, adesso non v’è più dubbio alcuno: battendo il polacco Mariusz Wach per abbandono al settimo round, il pugile britannico ha rimesso un’altra bandierina sulla geografia dei pesi massimi, pronto a sferrare un nuovo assalto a una delle cinture lasciate vacanti da Oleksandr Usyk. L’ex undisputed ucraino ha infatti deciso di uscire di scena, abbandonando la proprietà di tutti i titoli per preparare il terreno a un ultimo grande show col quale salutare gli appassionati, optando per sfidare Deontay Wilder in un match dove nelle casse dei due atleti confluirà una montagna di denaro (senza dover rendere conto a nessuno).
- Fury è dove doveva essere, ma ora tocca a Joshua
- Quante incognite per AJ contro l'albanese Prenga
- Fury senza filtri: "AJ dimostri di essere al mio livello"
Fury è dove doveva essere, ma ora tocca a Joshua
Insomma, con il mondo dei massimi sconvolto dall’auto detronizzazione di Usyk, è chiaro che anche Fury ha legittime ambizioni di provare a prendersi un’altra fetta di gloria. Perché il Gipsy King sembra aver ritrovato la voglia di combattere che aveva perso dopo i due match persi proprio contro Usyk: ad aprile ha battuto ai punti il russo Arslanbek Makhmudov, ieri sera a Pattaya (Thailandia) ha dimostrato di aver fatto un ulteriore upgrade, benché Wach fosse comunque un atleta decisamente alla portata (combatté nel 2012 contro Wladimir Klitschko in un match titolato, perdendo ai punti con verdetto unanime).
Ma nelle intenzioni di Fury c’era comunque la volontà di testarsi nuovamente per arrivare a mettere su quello che nelle intenzioni del popolo britannico dovrà essere il match del secolo, ovvero la supersfida contro Antony Joshua, rinviata per troppi anni e adesso tornata veramente a un passo dal materializzarsi. Anche se di ostacoli a quanto pare se ne vedono ancora parecchi, a cominciare dall’albanese Kristian Prenga, che stasera a Riyadh sfiderà proprio Joshua in un match dove il britannico si presenta con tutti i favori del pronostico, ma pure con qualche incognita.
Quante incognite per AJ contro l’albanese Prenga
Perché Joshua non ha più combattuto dallo scorso Natale, quando si trovava in vacanza in Nigeria e in un incidente che coinvolse il veicolo dove viaggiava rimasero uccisi Latif Ayodele e Sina Ghami, uomini di fiducia del suo staff di preparazione. E Prenga, benché non sembri rappresentare un ostacolo insormontabile, di fatto è l’ultimo vero ostacolo che si frappone tra AJ e la volontà di sfidare finalmente Fury. “Prima devo concentrarmi su questo match”, ha ribadito Joshua nella cerimonia del peso.
“Ci sarà tempo per pensare a quello che sarà il dopo. Capisco che c’è un quadro più grande, cioè la voglia di conquistare l’Universo, ma prima bisogna conquistare la Terra. Prenga merita rispetto: ha vinto 20 incontri in carriera, tutti prima del limite, e il mio focus è solo e soltanto su di lui. Di Fury ho già parlato in altre occasioni, ma bisogna rispettare chi c’è adesso. Sul ring saremo solo io e Prenga, e questa è l’unica cosa che conta adesso”.
L’albanese ha però fiutato l’occasione: sa che se dovesse mandare giù al tappeto Joshua sconvolgerebbe letteralmente il mondo dei massimi, e quindi ha fatto capire di voler credere nelle sue possibilità di riuscita. “Vincerò per ko.”, ha detto con tono di sfida.
Fury senza filtri: “AJ dimostri di essere al mio livello”
Tutto il mondo si aspetta che Joshua faccia il suo, ma è evidente che non avrà margini d’errore. Anche Fury, che dopo la vittoria su Wach ha rilanciato la volontà di sfidarlo (pur ammettendo che ci sono un paio di punti sui quali c’è ancora totale disaccordo tra i due entourage), non ha perso tempo a buttare benzina sul fuoco: “Voglio sfidare AJ, ma se non riuscisse a battere nemmeno Prenga finiamola con il volerlo pompare a tuytti i costi.
Prenga è quello che negli USA chiamano essere una “lattina di pomodoro”: è come un barbone preso a caso, senza volergli mancare di rispetto. Non ha mai affrontato avversari veri, né combattuto contro nessuno, per quanto abbia uno score che lo faccia sembrare un campione. Joshua a dicembre ha dovuto impiegare 6 round per mandare al tappeto Jake Paul: se vorrà dimostrarsi alla mia altezza farebbe bene a vincere in modo più netto”.
Nessuno però vuol pensare a un altro rinvio: Fury e Joshua si rincorrono da più di un decennio, e adesso che Usyk è sceso dal trono ci sono una corona IBF vacante e altre tre sigle assegnate d’ufficio (WBA al russo Murat Gassiev, WBC al tedesco Agit Kabayel e WBO a Daniel Dubois). Perché se proprio un Fury-Joshua deve esserci, almeno che metta in palio qualcosa. Anche solo in ricordo dei bei tempi andati.