Fuorisalone 2026: meno sostenibilità, più esperienza
- Postato il 21 aprile 2026
- Milano
- Di Libero Quotidiano
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Fuorisalone 2026: meno sostenibilità, più esperienza
Alla presentazione del Fuorisalone 2026 ci avevano promesso meno code. È vero, ma non grazie al Fuorisalone Passport, esperimento di questa edizione (e valido solo nel Brera Design District), ma perché ci sono meno visitatori. È la prima volta che all’Università Statale riesco a fare i percorsi senza essere sempre in coda. È un’esperienza tutta diversa, come quando vai in piscina e ti sembra di fare bagno tra le persone, sgusciando tra una schiena e l’altra. il Fuorisalone con meno visitatori è un’esperienza diversa: è intima, è raccolta, è personale. Più personale: arrivando presto è possibile vedere i tecnici che finiscono di montare le installazioni opere: varcato l’ingresso della Statale, nel primo giorno della Milano Design Week, sono passato accanto a un gorilla in posizione del loto con un cervo sulle gambe e sotto dei materassi di quelli che vengono ritirati dell’Amsa, tanto che ero tentato di chiamare. Non ho potuto rendere Regeneration di Bertozzi & Casoni con Galleria Deambrogi un’opera esperienziale: con gli addetti dell’Ansa che portavano via i materassi vecchi, perché sono stato distratto da un rumore di bong. A pochi passi da quella che per fortuna era l’installazione peggiore del collettivo Materiae organizzato dalla INTERNI, che come ogni anno ha preso sede nei cortili dell’università, c’erano dei ragazzi che, nel cortile d’onore, suonavano, è il caso di dirlo, l’opera di Mara Servetto e Ico Migliore, City of Busan: un percorso a percussioni per riflettere sulla musicalità del metallo.
Poco più avanti si suonava il Parmagiano reggiano: dentro una forma di parmigiano gigante era possibile ascoltare un’installazione fatta con grattugie che suonavano come arpe eolie.
Al centro del Cortile d’onore c’è l’installazione più site-specific che si poteva immaginare: un’anfiteatro di macerie con delle panchine bianche sulle quali sedersi per godere dei detriti. È Mater di Alessandro Scandurra con Holcim Italia. L’installazione, molto scenografica la sera, verrà smaltita assieme al gorilla sul materasso e a Wild Kong, in resina rossa dell’artista Richard Orlinski per Deodato Arte (che di sicuro farà il boom su Instagram) tra una settimana.
Restando nel locus dello smaltimento in questa edizione si parla molto meno di sostenibilità, ormai scaduta nel greenwashing. Il racconto della sostenibilità ambientale si è fatto ora molto più sottile, così ad esempio Uniqlo, marchio giapponese d’abbigliamento, realizza per INTERNI porta la riflessione sul riciclo con Thirtyone Design + Management di Claudia Camponedi: un cubo fatto di fibre tessili ultraleggere, realizzate con la tecnologia AIRism di Uniqlo, che vibrano nel vento del Cortile d’Onore assieme alle grattugie e ai bong di metallo.
Vento che ancora una volta porta a veleggiare nel cortile del 700 dove ancora una volta si è arenato uno yacht. L’archistar Piero Lissoni con Sanlorenzo realizza SHE, forse è l’installazione più bella di questo fuorisalone: un veliero bianco realizzato in sezioni di materiali semitrasparenti che cambiano a seconda dell’angolo d’incidenza della luce solare. L’installazione anodina è il nonluogo per eccellenza del Fuorisalone, e ruberà like al gorilla rosso, con stile.
Nello stesso campionato c’è Infinity, l’installazione promossa da Veolia e realizzata da Marco Nereo Rotelli con Domyn, azienda di IA. Il progetto che coinvolge anche lo scienziato Premio Nobel Riccardo Valentini, il fisico Valerio Coppola, il poeta Valerio Magrelli, il compositore Alessio Bertallot e l’artista digitale Luca Andrea Marazzini porta al Fuorisalone un’opera polivalente. Un monolito specchiato con al centro una carriola piena di terra. Toccandola speciali sensori rilevano l’umidità del palmo e attivano l’installazione che è forma e sostanza.
Chi da un paio di edizioni non riesce a unire forma e sostanza è Audi. Nel cortile d’onore porta un’opera dello Studio Zaha Hadid Architects: il tipico ciottolo nero formato da linee moderne. Il disegno parametrico dimenticabile di quest’opera dovrebbe raccontare la tecnologia di Audi che ha parcheggiato un’auto nel colonnato del cortile d’onore quasi un suv in doppia fila. L’installazione richiama l’installazione al Portrait Milano, dove ai lati di un ciottolo ancora più grande firmato Hadid nel quale si entra 12 per volta la casa tedesca ha disposto la nuova RS 5 Avant e la sua prima auto di formula uno. Niente Fuorisalone Passport, ma non c’è neanche coda. Prima e dopo il tuo ingresso nel ciottolo nero percorribile un addetto in tenuta allblack toglieva le impronte usando un Dyson, mentre l’Audi R26, il prototipo di Formula 1 che l’ingresso nel Circus veniva spolverata da una ragazza che non si fermava nemmeno per permetterti di fotografarla. Perché i teutonici sono precisi: un vuoto pulito.