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Froome annuncia il ritiro: "Non volevo finisse così". L'omaggio del Tour de France al ciclista che ha preceduto l'era Pogacar

  • Postato il 3 luglio 2026
  • Di Virgilio.it
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Froome annuncia il ritiro: "Non volevo finisse così". L'omaggio del Tour de France al ciclista che ha preceduto l'era Pogacar

Poche parole per dire qualcosa che tutti già sapevano. “Mi sono ritirato dalle corse professionistiche”, ha annunciato Chris Froome in un evento organizzato da Skoda, storico partner del Tour de France. La corsa che più di tutte ha consegnato il britannico alla leggenda del pedale, quella nella quale ha monopolizzato praticamente un decennio (quello passato), prima che Pogacar e Vingegaard decidessero di riscrivere completamente le regole del gioco.

La resa dopo troppe cadute: “Dispiace chiudere così”

Quarantuno anni compiuto lo scorso 20 maggio, il capolinea della carriera di Froome in realtà è arrivato molto prima delle parole pronunciate nella giornata di ieri. Perché l’ex capitano del Team Sky di fatto è uscito dal radar già nel 2019, quando una rovinosa caduta nel corso di una ricognizione di tappa al Delfinato l’ha costretto a rivedere completamente i piani per il futuro.

Un incidente tremendo, tale da causargli fratture a costole, gomito, femore e anca, dal quale sostanzialmente non è più tornato quello di prima. Da allora è stato tutto un susseguirsi di tentativi e illusioni, con la fine del rapporto con la squadra che ne ha segnato gli anni più belli della carriera e l’avventura alla Israel che non ha tenuto fede alle attese.

A determinarne però la fine definitiva è stata un’altra caduta, quella rimediata alla fine di agosto dello scorso anno a Saint-Raphael, quando un’automobile lo ha investito procurandogli un pneumotorace, la frattura di cinque costole e di una vertebra lombare. “Dopo quell’incidente sapevo che non sarei più potuto tornare a correre, e adesso eccomi qua a farlo sapere al mondo intero”, ha aggiunto Froome. “Non volevo che finisse così, ma evidentemente il destino aveva altri piani per me”. In questa stagione peraltro era senza squadra dopo la fine del rapporto con la Israel (oggi ribattezzata NSN Cycling Team dopo le polemiche dei mesi passati).

Gli anni ’10 hanno avuto in Chris il vero dominatore

Di Froome, nato a Nairobi (i genitori erano lì per lavoro) e rivelatosi al ciclismo proprio nel continente africano, si ricorderanno tante imprese sulle vette francesi e non solo, pensando anche a quel che riuscì a fare nel 2018 nella tappa del Colle delle Finestre del Giro d’Italia, quando ribaltò completamente la corsa rosa strappando la maglia di leader a Simon Yates.

Resterà quella l’ultima impresa di un talento che ha portato il ciclismo fuori dall’epoca nera del doping sistematico, di fatto prendendo il posto lasciato vacante da Lance Armrstrong, l’ultimo corridore capace di vincere Tour in sequenza come fatto da Froome tra il 2013 e il 2017 (unica eccezione la vittoria di Nibali nel 2014, quando il britannico pagò dazio a una terribile tappa sul pavé nella quale uscì dai giochi).

Con il Team Sky ha rivoluzionato il modo stesso di intendere il ciclismo: lo squadrone britannico ha dominato il secondo decennio del millennio, aperto nel 2012 dal successo di Wiggins (con Froome “frenato” per non portar via la vittoria finale al compagno di squadra, ben sapendo che si sarebbe trattato comunque di un passaggio di testimone) e chiuso nel 2018 con la vittoria di Thomas e nel 2019 con quella di Bernal. Fortissimo a cronometro, ma anche (se non soprattutto) in salita, Froome ha incarnato il perfetto leader di una corazzata che ha monopolizzato anni di corse, anticipando ciò che da qualche stagione stanno facendo UAE e Visma.

La “corsa” del 2016 e le similitudini con Pogi e Vingo

Froome è tra i soli 8 corridori della storia ad aver conquistato tutti e tre i grandi giri: oltre a 4 Tour de France (dove vanta anche un secondo e un terzo posto) ha vinto due volte la Vuelta (nel 2011 per la squalifica postuma di Cobo, nel 2017 direttamente sulla strada) e una il Giro, nel 2018, con quell’impresa clamorosa a marchiare per sempre il suo nome nei libri di storia della corsa rosa. Vanta anche due bronzi olimpici a cronometro e tre mondiali, sempre nelle corse contro il tempo.

L’immagine forse più iconica resterà però quella del 2016 nella tappa del Tour con arrivo a Chalet Reynard, quando a causa di una caduta condivisa con Mollema e Porte (causata da una moto ripresa) si ritrova senza bici, costretto a salire le rampe finali a piedi, correndo tra la folla. “Era l’unica cosa che mi restava da fare”, ammise nel post tappa.

Impulsivo, calcolatore ma anche ossessionato dalla prestazione: Froome ha segnato un’epoca e ispirato chi è venuto dopo di lui. Vingegaard è quello che attualmente gli somiglia di più, ma anche in Pogacar c’è qualche traccia del britannico. Uno che nella storia c’è entrato dalla porta principale.

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Virgilio.it

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