Freccia Vallone, Seixas mantiene le promesse: domina sul Mur de Huy e "avvisa" Pogacar ed Evenepoel in vista della Liegi
- Postato il 22 aprile 2026
- Di Virgilio.it
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Predestinato è dir poco: se Paul Seixas a 19 anni vince corse nelle quali era l’uomo da battere, in barba alla giovanissima età, allora auguri a chi se lo ritroverà davanti per i prossimi due lustri. Perché il talento di Lione ha ribadito al mondo intero di essere sceso sul pianeta del ciclismo con le sembianze di un alieno: nessuno alla sua età aveva mai conquistato una Freccia Vallone, e di conseguenza nessuno aveva mai domato il Mur de Huy come ha fatto il francesino della Decathlon CMA CGM, che ha letteralmente dominato l’ultima prova prima della Liegi, la Doyenne, la Monumento che chiuderà la stagione delle corse del Nord.
- Un dominio brutale: in testa dall'inizio alla fine del Mur de Huy
- A due secondi dal record di scalata (ed è già meglio di Pogacar)
- Pidcock vince al TOTA: Pellizzari leader pensa allo sfortunato Finn
Un dominio brutale: in testa dall’inizio alla fine del Mur de Huy
Tadej Pogacar, che la Freccia l’ha vinta nel 2023 e 2025, certamente avrà preso appunti. Perché uno così rischia di rivelarsi ben più di un semplice rivale: Seixas è già oggi una brutta gatta da pelare, e la sensazione è che sul Mur de Huy abbia volutamente “scherzato”, perché ha fatto tutto ciò che ha voluto senza accusare il benché minimo cedimento.
Ha fatto cioè qualcosa che raramente s’era visto a queste latitudini, neppure negli anni dove dominava un signore chiamato Alejandro Valverde: anziché restare coperto e provare a uscire nelle ultime temutissime rampe del Chemin de Chapelles (il “cammino delle cappelle”, così ribattezzato per la presenza di 7 cappelle nei 1.300 metri di lunghezza) ha preso la salita subito in testa al gruppo, restando praticamente affiancato a Tulett per almeno 600 metri prima di dare un primo scossone al gruppetto dei migliori, con il solo Tulett (alla fine sorprendentemente terzo) e Cosnefroy in grado di tenergli le ruote. Poi è arrivato anche Mauro Schmid che ha chiuso secondo, ma con Seixas che nel frattempo aveva già preso il largo, con l’allungo decisivo arrivato praticamente a 200 metri dall’arrivo.
Una prova di forza totale, con la sensazione che il francese non fosse nemmeno a tutta, a differenza di coloro che l’hanno poi accompagnato sul podio (Cosnefroy ha chiuso quarto, Skjelmose quinto).
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Proprio il rallentamento mostrato nel finale, quando ormai ha capito che non c’era più da dannarsi l’anima per andare a vincere la corsa, è costato a Seixas il record all time di scalata dell’ultimo chilometro della più iconica delle salite delle Ardenne: il francese ha domato il muro in 2’43”, appena un paio di secondi più lento rispetto a quanto fatto da Valverde nel 2014 e da Alaphilippe nel 2021.
Pogacar nelle due vittorie recenti aveva fatto registrare tempi superiori (2’46” nel 2023, addirittura 2’55” nel 2025), ma è proprio la consapevolezza che Seixas non sia andato a tutta a far pensare che in futuro anche questo primato è destinato a cadere.
E gli italiani? Tutto sommato, neppure così male: 11esimo Christian Scaroni, che all’inizio del muro ha provato a stare con i big e s’è sfilato soltanto negli ultimi 300 metri, chiudendo appena davanti a Filippo Zana.
Pidcock vince al TOTA: Pellizzari leader pensa allo sfortunato Finn
A proposito di italiani: al Tour of the Alps c’è Giulio Pellizzari che indossa la maglia di leader quando la corsa è giunta più in là della metà (tre tappe sulle 5 complessive). La terza frazione l’ha vinta di prepotenza Tom Pidcock, che in una volata ristretta non ha lasciato scampo a Tommaso Dati, il volto nuovo del ciclismo italiano (pur non essendo giovanissimo: è classe 2002) che dopo aver vinto la prima tappa è andato vicino al bis. Per il toscano, che corre con il Team Uyko (squadra continental asiatica), è un altro risultato di grande rilievo che ne conferma anche i margini di crescita.
Sfortunato Lorenzo Finn: una caduta all’inizio della tappa ha costretto il campione del mondo Juniores a ritirarsi dalla corsa, con Pellizzari (suo compagno di squadra nella Red Bull Bora Hansgrohe) che ha subito voluto sincerarsi delle condizioni di Finn dopo l’arrivo, augurandogli una pronta e immediata guarigione.