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Franco Baresi, la piazza gremita figlia di una scelta che vale l'eternità

  • Postato il 5 agosto 2026
  • Sport
  • Di Libero Quotidiano
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  • 4 min di lettura
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Franco Baresi, la piazza gremita figlia di una scelta che vale l'eternità
Franco Baresi, la piazza gremita figlia di una scelta che vale l'eternità

La marea di uomini, donne, bambini, vecchi e vecchissimi accorsi ieri mattina davanti alla Basilica di Sant’Ambrogio a Milano racconta tante cose, tutte decisamente rimandabili a Franco Baresi, leggenda del calcio. La prima è tutta per “il giocatore”, già Kaiser Franz: solo i fuoriclasse sono in grado di radunare così tanta gente in un rovente giorno agostano, tifosi del Milan e non solo, ché Baresi in quanto tale è diventato simbolo del calcio intero. Poi però c’è dell’altro, perché per fare la storia, per diventare eterni, non bastano i trofei, le grandi partite, le scivolate a salvare la propria squadra, gli interventi da gigante, la collezione di coppe. Serve molto di più. Quel “più” Franco Baresi ce lo ha messo “quel giorno”: il Milan retrocede in Serie B per questioni extra-campo, mezza rosa si dilegua e lui che pure ha offerte a profusione -, sceglie di restare sul vascello rossonero in tempesta.

Poi arriveranno le vittorie, la gloria, gli “Invincibili” e tutto il resto, ma è esattamente lì che Franco Baresi da Travagliato è diventato “per sempre”: davanti al bivio tra la decisione più comoda e quella scomodissima. Ha scelto di caricarsi sulle spalle il rosso e il nero e così si è guadagnato l’eternità, quella rappresentata da un fiume di “orfani” che intonano “C’è solo un capitano” e “You’ll never walk alone”.

 

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Quello che abbiamo visto ieri capita raramente e quasi mai per personaggi schivi come Franco Baresi, uno che non ha mai detto “ué, io sono Baresi”, non è mai stato schiavo dell’apparenza, non ha mai chiesto niente e, anzi, appena ha potuto si è fatto da parte con l’umiltà tipica dei giganti. E però quel giorno, quello brutto e tempestoso che oggi il 99% dei giocatori trasformerebbe in una telefonata al procuratore («Leviamo le tende da qui e pure in fretta») il Piscinin ha scelto con naturalezza di tatuarsi addosso la maglia e fottersene del rischio: ecco, quel giorno del lontano 1980 Franco Baresi ha vinto più molto di una Coppa Campioni o un’Intercontinentale, ha vinto l’eternità.

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Autore
Libero Quotidiano

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