Francesco d’Assisi, l’uomo che scioglie i nodi: il sacro dell’ascolto secondo Pierfranco Bruni



Tonino Filomena
Per Pierfranco Bruni, Francesco d’Assisi non è il santo delle vetrate né lo gnommero del presepe. È l’uomo che ha toccato la povertà come si tocca una ferita, senza guanti, e ne ha fatto lingua. Bruni lo insegue da anni, non con agiografia ma con domande: cos’è stato Francesco per chi, come lui, ha cercato il sacro nel linguaggio? Cos’è oggi, quando il Mediterraneo è attraversato da merci e da cadaveri?
Nel racconto che Bruni scriverebbe, Francesco appare a Crotone, d’estate, quando il vento solleva i vestiti stesi e li fa somigliare a bandiere. Arriva scalzo, non per simbolo, ma perché le scarpe si sono rotte sulla strada da Assisi a Bari, passando per la Calabria dei monaci bizantini. Bruni lo riconosce subito, ma non lo chiama santo; lo chiama “l’uomo che scioglie i nodi”, perché Francesco, per lui, non ha predicato la rinuncia: ha predicato l’alleggerimento. Togliere, non per mortificazione, ma per vedere cosa resta quando tutto cade.
Francesco entra in un cortile dove Bruni sta scrivendo: un tavolo di ferro, sopra un quaderno aperto con la frase la poesia è “isola” dalla quale poter osservare il buio perfetto. Francesco legge senza chiedere, sorride, dice che anche lui ha scritto isole, solo che le chiamava “creature”. Il lupo era isola, l’albero era isola, il lebbroso era isola. Scrivere, per entrambi, significa accogliere il buio senza pretendere di spegnerlo.
Bruni gli chiede: «Hai parlato agli uccelli o li hai ascoltati?» Francesco risponde che erano loro a parlare per primi; lui ha solo tolto la fretta. Qui si apre il centro della visione di Bruni: il sacro non è nel miracolo, ma nell’ascolto. Francesco ha ascoltato il lupo di Gubbio come Bruni ascolta il fruscio dei rovi nei suoi romanzi. Non predica, registra; non converte, accompagna.

Pierfranco Bruni con suor Pierpaola Nistri, madre badessa del Convento delle Clarisse di Grottaglie, davanti a un’icona realizzata da lei

Camminano verso il mare. Francesco parla poco. Dice che la povertà è stata per lui come l’esilio per i personaggi bruniani: perdita della casa, scoperta che la casa era ovunque ci fosse un gesto condiviso. Bruni annuisce: la povertà è mezzo, non fine. È il modo per arrivare a toccare l’altro senza mediazioni.
Bruni approfondisce la gioia. Francesco non era l’uomo della tristezza vestita di saio; era l’uomo della gioia che passa per lo spoglio. La gioia, per Bruni, non è allegria: è riconoscere che il mondo resta anche quando lo svuoti. Ha visto Francesco ridere guardando un fico secco, dicendo: «Ecco la festa». Ha capito che la gioia è il contrario del possesso: non è avere, è sentire che niente manca perché nulla è trattenuto. Francesco chiamava questo “perfetta letizia”. Bruni lo traduce come un verso che non ha bisogno di rima: la gioia è il suono del corpo quando smette di difendersi.
Nel dialogo, Francesco confessa: «Io non ho scritto il Cantico, l’hanno scritto i miei fratelli; io avevo solo la gola secca».
Francesco riparte prima dell’alba, non verso Assisi, ma verso Betlemme, dice, per vedere come sta il bambino. Bruni resta nel cortile e aggiunge una riga: la santità è quando il corpo diventa ascolto. Poi guarda il mare e pensa che Francesco è stato l’occasione per tradurre il sacro in quotidiano, il lupo in pescatore, il Cantico in margherita sfogliata, e soprattutto per capire che la gioia è il buio perfetto quando dentro appare un angolo di luce che non pretende di durare.

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Pierfranco Bruni è nato in Calabria. Archeologo, direttore del Ministero dei Beni Culturali e, dal 31 ottobre 2025, membro del CdA dei Musei e Parchi Archeologici di Melfi e Venosa, nominato dal Ministro della Cultura; presidente del Centro Studi “Francesco Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.

Nel 2024 è stato Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.

Incarichi in capo al Ministero della Cultura:

Presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;

Presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;

Segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.

È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse” e presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.

Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con studi su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e sulle linee narrative e poetiche del Novecento che richiamano le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.

Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale esplora le matrici letterarie dei cantautori italiani e il rapporto tra linguaggio poetico e musica, tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.

Studioso di civiltà mediterranee, Bruni unisce nella sua opera il rigore scientifico alla sensibilità umanistica, ponendo al centro della sua ricerca il dialogo tra le culture, la memoria storica e la bellezza come forma di identità.
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