Francesco. Dalla mia infanzia alla mia età di oggi. Un cammino di verità e di certezza
- Postato il 27 febbraio 2026
- Antropologia Filosofica
- Di Paese Italia Press
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Pierfranco Bruni
Una vita con la presenza di San Francesco d’Assisi. Ho vissuto in una famiglia dove la presenza dei Santi ha segnato un percorso importante e significativo anche per la mia formazione. Nel mio nome c’è il segno: dal Santo di Paola, nella tradizione calabrese, a quello di Assisi. Tra loro, Sant’Antonio di Padova. Mia madre è nata in un paese dove sorge il Convento di Sant’Antonio di Padova.
Quando si andava alla festa del paese, a Terranova da Sibari, erano giorni di gioia. La scuola era finita e si poteva gustare il primo gelato. Si andava a Paola. Si andava ad Assisi. Qui mi sono sposato.
Insomma, riparlare di Francesco è scavare non solo nella sua santità e nei suoi tracciati religiosi, ma anche in quel mosaico esistenziale che ha riguardato la mia vita di uomo e di scrittore. Un mosaico articolato, nel quale la fede e il mistero hanno lasciato i segni di una spiritualità profonda. Ciò non ha soltanto un profilo prettamente cristiano, ma esprime un legame tra religioni che mi hanno “costruito”.

Un intreccio tra deserti tibetani e mediterranei islamici che conduce, francescanamente, a un’armonia chiamata compassione, al cui interno c’è la preghiera. Il Francesco del deserto e del Sultano è un inciso non solo religioso ma metafisico, che ha al centro l’ilarità. Non bisogna smembrare i popoli e le civiltà per poi inseguire il disegno francescano. Il francescanesimo è un viaggio che ha come chiave di lettura la pace interiore.
Una lettura che rimanda al buddismo. Il suo andare nel deserto è un cercare, da monaco, la voce dell’Islam. La profondità di Dio è una rinascita dello Spirito. È un raccogliere, come osserva Hermann Hesse, “i segreti dei cuori e delle coscienze”, per fare della profezia un orizzonte.
Un sogno?
Piuttosto un’utopia, e un’utopia che va oltre per annunciare la Redenzione. Il Cristo in Croce di Francesco non resta dolore o tragedia tra il sangue e i chiodi, ma Rivelazione. Ovvero si fa pietra che rotola per dare luce al Tempio del Divino.
È il “simbolo del desiderio di possedere in Dio ciò che vi è di più puro in noi e ciò che è più profondo in Lui”. Con queste parole di Jean Guitton, la nostalgia di Dio diventa anche la nostalgia dell’infanzia: un tempo che si dichiara come eternità dell’anima. Francesco è anche questo.
Il mio Francesco è, appunto, il superamento dell’utopia, per inoltrarsi completamente nel mistico cammino della speranza dell’uomo, dentro il silenzio orante dell’attesa. Quando in noi si assenta Francesco, la speranza e l’attesa si trovano in un labirinto. Ma Francesco non può assentarsi. È il nostro compagno di strada. È la mia dialogante contemplazione.
L’infanzia ritorna. Rientra nella sua conchiglia e mi racconta. E nella mia infanzia, come nella mia età di oggi, Francesco è il mio antico amico che conosce le mie mani, e io so che lui c’è sempre con me e dentro di me.
Francesco. Dalla mia infanzia alla mia età di oggi. Un cammino di verità e di certezza.
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Pierfranco Bruni è nato in Calabria. Archeologo, direttore del Ministero dei Beni Culturali e, dal 31 ottobre 2025, membro del CdA dei Musei e Parchi Archeologici di Melfi e Venosa, nominato dal Ministro della Cultura; presidente del Centro Studi “Francesco Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.
Nel 2024 è stato Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.
Incarichi in capo al Ministero della Cultura:
Presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;
Presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;
Segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.
È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse” e presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.
Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con studi su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e sulle linee narrative e poetiche del Novecento che richiamano le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.
Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale esplora le matrici letterarie dei cantautori italiani e il rapporto tra linguaggio poetico e musica, tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.
Studioso di civiltà mediterranee, Bruni unisce nella sua opera il rigore scientifico alla sensibilità umanistica, ponendo al centro della sua ricerca il dialogo tra le culture, la memoria storica e la bellezza come forma di identità.
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