Eugène Ionesco. Cercatore di Dio tra il bene e il male. Non l’assurdo, ma lo stupore
- Postato il 3 marzo 2026
- Antropologia Filosofica
- Di Paese Italia Press
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Cercatore di Dio. Infinito dubbio che “impone” un viaggio che non smette di essere viaggio. Non ha importanza l’arrivo: il porto e Itaca sono metafore di lontananze nella vastità della libertà tra il bene e il male. Cercare la libertà nel cercare Dio è oltrepassare il crepuscolo e avviarsi verso il tramonto.
Eugène Ionesco, scrittore e drammaturgo rumeno, con nazionalità francese, è dentro questo tracciato che ha come riferimento il legame tra teatro e filosofia. Non può esserci teatro senza pensare la vita lungo gli anni che conducono al morire. Ecco perché, nella metafora del crepuscolo, si condensano la fine del giorno e l’inizio di un tempo che va oltre il meriggio.

Si abita lo stupore perché si è circondati dalla meraviglia. Se non si percorrono queste due strade, la ricerca di Dio di Ionesco diventa un ascolto e non un’attesa. Eugenio Ionesco è nato il 26 novembre 1909 ed è scomparso a Parigi il 28 marzo 1994. È parte di quella visione della cultura rumena con nazionalità francese che ha assorbito l’esilio e il tragico.
Accanto a lui Emil Cioran e l’inquietudine. Accanto a lui Mircea Eliade e il labirinto della nostalgia. Temi e personaggi che caratterizzano il disegno di una profezia che ha come riferimento il dubbio e la fede, ovvero il divino:
“Dio non può morire. È l’unica cosa che non può fare. Se l’uomo è stato creato a immagine di Dio, l’uomo non morirà. Dio non lascerà estinguere la propria immagine.”
Lo scavo profondo che va oltre le “lacrime e santi” di Cioran tocca in modo percettivo e metafisico proprio il meraviglioso, come ebbe a dire al Meeting di Rimini del 1987:
“Uno dei motivi principali per cui scrivo è senza dubbio ritrovare il meraviglioso della mia infanzia, al di là del quotidiano, la gioia al di là del dramma, la freschezza al di là della durezza.”
L’infanzia è la griglia di un incipit in cui la ragione comincia a elaborare. Ma la ragione, per Ionesco, non trova spazio perché è il mistero che si innerva nella spiritualità:
“Tutto è assurdo, e tutti sono assurdi, quando manca Dio” (Tutto è assurdo quando manca Dio).
Sino ad arrivare a una naturale comparazione sul suo scrivere:
“Io sono un costruttore di letteratura che è sempre stato un cercatore di spiritualità.”
Dunque un cercatore di Dio.

Tra le sue opere teatrali e i saggi, il suo linguaggio si erge a una immagine di stupore. Il senso religioso di Ionesco ha del mistico e non dell’assurdo. Egli stesso enuclea tale vissuto: l’assurdo è senza Dio. Il suo teatro e la sua scrittura sono la presenza di Dio. E non c’è intermittenza perché:
“…L’intermittenza è proprio la debolezza dell’uomo.”
Un cammino solitario verso la non dimenticanza della vita e del morire nella vita.
Allora: Eugène Ionesco. Cercatore di Dio tra il bene e il male. Non l’assurdo, ma lo stupore.
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Pierfranco Bruni è nato in Calabria. Archeologo, direttore del Ministero dei Beni Culturali e, dal 31 ottobre 2025, membro del CdA dei Musei e Parchi Archeologici di Melfi e Venosa, nominato dal Ministro della Cultura; presidente del Centro Studi “Francesco Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.
Nel 2024 è stato Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.
Incarichi in capo al Ministero della Cultura:
Presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;
Presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;
Segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.
È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse” e presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.
Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con studi su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e sulle linee narrative e poetiche del Novecento che richiamano le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.
Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale esplora le matrici letterarie dei cantautori italiani e il rapporto tra linguaggio poetico e musica, tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.
Studioso di civiltà mediterranee, Bruni unisce nella sua opera il rigore scientifico alla sensibilità umanistica, ponendo al centro della sua ricerca il dialogo tra le culture, la memoria storica e la bellezza come forma di identità.
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