Frana di Petacciato, anche la Basilicata in difficoltà
- Postato il 9 aprile 2026
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Il Quotidiano del Sud
Frana di Petacciato, anche la Basilicata in difficoltà
Frana di Petacciato in Molise paralizza il Sud e anche la Basilicata è in difficoltà. A14 chiusa tra Termoli e Montenero di Bisaccia, ferma anche la ferrovia. L’evento rallenta ma la viabilità è appesa a un filo.
Dal Molise, dove la terra si muove, c’è un’intera area geografica che rischia di fermarsi. Anzi, in parte si è già fermata, di fatto isolando provvisoriamente il tratto del litorale adriatico al di qua e al di là del punto di rottura. L’avanzamento della frana storica di Petacciato (Campobasso), riattivatasi nella mattinata del 7 aprile, ha già portato alla chiusura del tratto dell’Autostrada A14 tra Montenero di Bisaccia e Termoli e, congiuntamente, alla linea ferroviaria tra Vasto e la stessa Termoli, creando ripercussioni immediate alla viabilità. Non a caso, già nell’immediatezza, si è parlato di un’Italia spezzata in due e non solo sul piano degli spostamenti di persone. Il fronte della frana ha infatti impedito i collegamenti anche al trasporto delle merci, innescando una reazione a catena sull’indotto del territorio circostante, Basilicata inclusa.
FRANA DI PETACCIATO: L’ITALIA SPEZZATA IN DUE DALL’EMERGENZA MOLISANA COINVOLTO ANCHE LA BASILICATA
«Gli autotrasportatori viaggiano principalmente in direzione della zona di San Nicola di Melfi – ha spiegato a L’Altravoce – Quotidiano della Basilicata Luigi Ditella, segretario generale della Filt Cgil lucana -, riferimento della componente logistica che si sposta comodamente sulla Bradanica per poi convergere sulla A14. Al momento, per il polo produttivo le problematiche sembrano limitate, visto che le alternative sono soddisfacenti. Più serie le criticità per chi deve spostarsi lungo l’Adriatica. Per quanto riguarda le ferrovie, in Basilicata il problema è atavico: la Potenza-Foggia è ferma da un paio d’anni, la Taranto Salerno lo sarà fino al 30 giugno». L’impatto reale dipenderà dai tempi che richiederà il ripristino della viabilità: «Le aziende logistiche trovano traffico alternativo a quello convenzionale. Il traffico su ferro è limitato in questa fase, non c’è una piena produzione. Se la cosa dovesse allungarsi, però, probabilmente ci sarà da rivedere gli accordi tra Stellantis e le aziende di logistica. Bisogna poi ricordare che molte aziende di componentistica lavorano in simbiosi con Pomigliano, il cui collegamento è sul tratto di Candela. Nonostante l’emergenza, la produzione non si fermerà».
FRANA PETACCIATO: L’IMPATTO SULLA BASILICATA E LA RICERCA DI PERCORSI ALTERNATIVI
La Basilicata resta comunque interessata. Non solo per i rischi potenzialmente connessi all’indotto dell’area di Melfi ma anche per gli spostamenti di chi, pendolare o studente, è abitudinario fruitore della litoranea, già compromessa dal crollo del ponte sul Trigno: «Di sicuro – ha spiegato a L’Altravoce l’assessore ai Trasporti, Pasquale Pepe – c’è un’influenza negativa sulla nostra regione, visto il flusso che va sull’Adriatica. Stiamo cercando di capire come alleviare il disagio assieme alle altre regioni». L’obiettivo è cercare soluzioni alternative in tempi brevi, anche se la questione non è legata solo all’evento franoso in sé: «Se si va in Lombardia o in Emilia-Romagna, si può transitare sull’altro lato ma è chiaramente meno agevole – ha detto ancora Pepe –. Quel che è certo è la presenza di un problema per chi si muove sull’A14, perché bisogna trovare un’alternativa a un disagio provocato da quella che è la frana più grande d’Europa. Inoltre, in quel punto non abbiamo competenza diretta ed è necessario un confronto con Autostrade».
LA PIÙ GRANDE FRANA D’EUROPA E IL NODO DEI CAMBIAMENTI CLIMATICI
Nel frattempo, anche se il movimento franoso sembra aver rallentato, non è ancora possibile stabilire quanto tempo occorrerà per gli interventi di ripristino: «La frana si estende per 2,5 km dalle colline molisane fino al mare – ha spiegato a L’Altravoce Antonello Fiore, presidente di Sigea –, allargandosi per altri 4. È situata interamente in territorio molisano ma lungo la costa passano infrastrutture importanti e c’è un isolamento della viabilità notevole. È interrotto il corridoio adriatico, che rientra nelle strategie europee. E questo ha già isolato la Puglia». Un’emergenza che si intreccia inevitabilmente con i mutamenti del clima: «Le prime indicazioni di infrastrutture interessate dalla frana risalgono al 1906, negli ultimi 100 anni si è riattivata una decina di volte, soprattutto dopo piogge abbondanti». Le quali sono sempre più frequenti nel nostro Paese: «Ci sono 600 mila frane censite, con i cambiamenti climatici bisogna ragionare sulle priorità». La parola d’ordine è ancora prevenzione.
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