Fondi di coesione anche per la Difesa e industria delle armi tra i ‘settori green’: la proposta della Commissione Ue
- Postato il 1 aprile 2025
- Zonaeuro
- Di Il Fatto Quotidiano
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Il settore della Difesa sgomita in Ue e, come già annunciato, si prende anche una fetta dei fondi di coesione. E come spiegato dal commissario europeo per la Politica di Coesione, Raffaele Fitto, in occasione della revisione di medio termine, è non a caso tra le cinque nuove priorità verso le quali riprogrammare i fondi. “Una scelta, non un’imposizione“, tiene a precisare. Ma il tema rimane centrale nel dibattito sulle modifiche apportate da Palazzo Berlaymont, anche perché da ora in poi gli Stati saranno liberi di decidere se reindirizzare parte dei soldi fino a oggi destinati allo sviluppo al settore della Difesa.
“Il mondo è cambiato, le regioni e gli Stati europei devono affrontare sfide nuove“, ha detto Fitto presentando la riforma di medio termine delle Politiche di Coesione che mantiene gli obiettivi di promuovere la competitività e la decarbonizzazione, ma anche la difesa e la sicurezza. “Noi stiamo lavorando per modernizzare i principi della Coesione, il metodo e i processi semplificativi”, ha detto.
Ma è inevitabile che al centro dell’attenzione vi sia proprio la decisione di dare spazio anche alla Difesa come settore che potrà godere dei fondi di coesione, proprio nell’ambito delle politiche di riarmo spinte dalla Commissione e dalla presidente Ursula von der Leyen. Anche perché, stando a un calcolo effettuato da Politico, le modifiche permetteranno di riallocare circa 400 miliardi di euro originariamente pensati per ridurre le disparità regionali. Tenendo conto anche che i programmi che verseranno almeno il 15% dei fondi ai settori prioritari, tra cui la Difesa, potranno beneficiare di un pre-finanziamento del 4,5%, oltre al 30% previsto per il 2026, con un co-finanziamento che può arrivare anche al 100% da parte dell’Ue.
Se si entra nello specifico del settore della Difesa, la proposta della Commissione prevede di creare due nuovi obiettivi all’interno del Fondo europeo di sviluppo regionale e del Fondo di coesione: uno per riprogrammare su base volontaria le risorse oggi dedicate agli ‘Investimenti per l’occupazione e la crescita’ per il potenziamento delle capacità produttive della difesa e l’altro per sostenere la costruzione di infrastrutture a duplice uso, militari e civili. La Commissione Ue promette inoltre che presenterà una proposta legislativa per inserire la difesa tra i settori strategici della piattaforma Step dedicata alle tecnologie pulite.
A chi accusa il Berlaymont di voler dirottare i fondi dedicati allo sviluppo al settore delle armi, risponde direttamente Fitto sostenendo che si sta parlando un’ulteriore possibilità che viene data ai 27 Paesi membri e non di un’imposizione: “Noi stiamo dando l’opportunità di adeguare i programmi” della Coesione “a nuove priorità. Gli attuali programmi sono stati discussi tra il 2019 e il 2022, l’accordo di partenariato è stato firmato nel 2022 e l’attuazione sta iniziando ora. Da allora, il mondo è cambiato in modo significativo – ha detto il vicepresidente esecutivo – Ho difficoltà a seguire il dibattito sulla pseudo-centralizzazione dei fondi di Coesione che non vedo in alcun provvedimento della Commissione”. E ha poi ribadito: “La scelta è volontaria, lo Stato membro può scegliere di usare le risorse verso la Difesa. Noi valutiamo la proposta e diciamo sì o no. Il programma resta all’interno delle opzioni del singolo Paese”.
Tra le altre priorità Bruxelles sollecita i governi a raddoppiare i finanziamenti stanziati nei programmi per l’edilizia abitativa a prezzi accessibili, passando dagli attuali 7,5 miliardi di euro a 15 miliardi. Un nuovo obiettivo di investimento sarà dedicato inoltre alla resilienza idrica, per la quale tra 2021-2027 sono stati stanziati circa 13 miliardi di euro, insufficienti secondo l’Ue. Quanto alla transizione, i finanziamenti di coesione potranno sostenere gli investimenti per promuovere gli interconnettori energetici e i relativi sistemi di trasmissione, nonché la realizzazione di infrastrutture di ricarica. La proposta di modifica dovrà ora essere approvata dal Parlamento europeo e dal Consiglio.
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