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Flotilla, scandalo sexy a bordo: le accuse contro Thiago Avila

  • Postato il 20 aprile 2026
  • Esteri
  • Di Libero Quotidiano
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  • 8 min di lettura
Flotilla, scandalo sexy a bordo: le accuse contro Thiago Avila
Flotilla, scandalo sexy a bordo: le accuse contro Thiago Avila

Benvenuti a bordo della “Gaza Love Boat”, la crociera più piccante e surreale del Mediterraneo, dove tra un coro di protesta anti capitalistica e un tramonto instagrammabile, l’unica cosa che sembra prendere davvero il largo è l’ormone. Dimenticate il rigore dell’attivismo duro e puro e i volti contriti dei rivoluzionari vestiti come marinaretti: l’ultima spedizione della Freedom Flotilla somiglia più a un reality show anni Ottanta con tanto di colpi di scena sottocoperta, anzi: sotto le coperte.

Al timone dello scandalo troviamo Thiago Avila, il “bomber” brasiliano del comitato direttivo, finito nel mirino per aver scambiato il ponte della nave per il letto di casa sua. Le accuse sono pesantissime e arrivano direttamente dai compagni di lotta di Heart of Falastin: nel corso della precedente spedizione autunnale, il leaderino avrebbe collezionato «incontri ravvicinati» con almeno tre diverse volontarie mentre la flotta faceva rotta verso la zona di guerra.

 

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Il gruppo Anti Esquerda Esquerda Club ci è andato giù pesante su X, pubblicando un post che non lascia spazio all’immaginazione: «Su una nave che trasporta aiuti umanitari, si presenta un brasiliano con il cazzo di fuori e l’unica cosa che riesce a fare è scopare e farsi arrestare».

Ma il curriculum di Avila, 39 anni, moglie e figlia di due anni che lo attendono a casa (ancora?), non si ferma alle lenzuola. Il marinaio dell’amore è l’esempio più estremo del programma politico che muove il convoglio: a febbraio 2025 è volato in Libano per il funerale di Hassan Nasrallah, definendo la sua partecipazione «un grande onore».

Per lui, il capo di Hezbollah era un «santo martirizzato e un leader amato», una figura ispiratrice nella lotta al colonialismo. Avila è stato, nel settembre scorso, anche il gemello diverso di Greta Thunberg: la povera pasionaria del clima, che di quella spedizione doveva essere la madrina globale, aveva però resistito poco a bordo con lui. Esasperata, a suo dire, dai vertici che passavano più tempo a bisticciare sugli «affari interni» che a pensare alla missione umanitaria, Greta aveva fatto le valigie mentre la nave che divideva con Avila, toccava le coste della Tunisia, per passare su un altro natante. Chissà che, dietro quel trasferimento, non ci fossero proprio le acrobazie sessuali del “bomber” brasiliano.

 

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A difenderlo è intervenuta subito l’attivista Lisi Proenca, derubricando tutto a un semplice «malinteso culturale». Secondo lei, non ci sarebbe nulla di torbido: i brasiliani, ha spiegato, sono solo «molto fisici», amano abbracciarsi, tant’è che «dormiamo vicini e condividiamo le stanze con naturalezza», ha aggiunto in una storia social. Insomma, non sarebbe «sesso gerarchico», ma solo un lungo, affettuoso pigiama party rivoluzionario tra vecchi compagni di lotta che si conoscono da un decennio.
Lui, il bel Thiago, continua la sua vita da influencer rivoluzionario senza scomporsi.

Mentre naviga al largo della Spagna con 38 barche al seguito per raggiungere prima Gaza e poi Cuba, posta video di delfini e balene, esclamando quanto sia «bellissimo» il panorama, il tutto condito dalle note di Redemption Song di Bob Marley. Alle domande scomode del New York Post, che per primo ha riportato lo scoop sulle sue (presunte) prodezze da materasso, risponde parlando di «campagna diffamatoria» e lanciandosi in bizzarre teorie complottiste sui file di Epstein per deviare l’attenzione. In questo marasma di flirt, inni ai martiri e musica a palla, la voce più tagliente arriva proprio da chi quella terra cerca di raccontarla tra mille difficoltà.

 

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Il giornalista palestinese Mohammed AbuSalama non ha usato giri di parole per smontare l’entusiasmo della spedizione, riportando lo sdegno di chi Gaza la vive davvero, tra le macerie e la fame. Nel suo resoconto, AbuSalama cita la testimonianza amara di un residente che vive nelle tendopoli, il quale liquida senza troppi complimenti l’intera operazione della flottiglia: «Sarebbe stato meglio donare i soldi a Gaza invece di buttarli in mare senza alcun beneficio». Una frase che pesa come un macigno sui 3,5 milioni di dollari che l’organizzazione punta a raccogliere con una lista di donatori segretissima. E così, mentre a bordo della «Love Boat», dove è spuntata persino Ana Alcade, meglio nota come Barbie Gaza, a dare un tocco glamour e “social” alla traversata, ci si gode lo spettacolo del mare e si litiga per questioni di cuore, i destinatari degli aiuti aspettano che qualche briciola, alla fine, arrivi pure a loro.

Ma si sa: al cuor non si comanda, e persino l’organizzazione della Flotilla ha dovuto ammettere di aver assoldato un team di legali professionisti per formare un «comitato etico» incaricato di tenere a freno i bollenti spiriti dei passeggeri.

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Autore
Libero Quotidiano

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