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Finale, Alessi: “Tra le favorite se percorreremo insieme il nostro sogno. Ora mi sento un allenatore più aperto: studio molto”

  • Postato il 10 settembre 2026
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  • Di Il Vostro Giornale
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Finale, Alessi: “Tra le favorite se percorreremo insieme il nostro sogno. Ora mi sento un allenatore più aperto: studio molto”

Finale Ligure. Dopo aver ritrovato maggiore stabilità in classifica nella passata stagione, il Finale di mister Diego Alessi vuole provare ad alzare ulteriormente il livello. Che i finalesi possano essere la rivelazione della prossima Promozione? Ancora tutto da vedere, ma il tecnico non nasconde la voglia di provare a sfidare a viso aperto le squadre di vertice: “Se siamo tra le squadre favorite? Sì se percorreremo insieme il nostro sogno”, ha commentato Alessi, cavalcando così le buone aspettative che accompagnano il suo Finale verso il campionato. Intanto i giallorossoblù hanno già staccato il pass per il passaggio del turno di Coppa Italia battendo sia Ceriale sia San Francesco Loano.

 Mister, il campionato è praticamente alle porte. Come puoi giudicare i lavori estivi?

Abbiamo mirato a giocatori di qualità sul mercato, pur essendo molto giovani. Anche dal punto di vista umano è un aspetto importante e credo che le sensazioni, da oggi, siano sicuramente quelle di non esserci sbagliati, sia sulla qualità sia sull’aspetto umano. Infatti, è un gruppo già molto ben unito, ma unito nella maniera giusta: quella del campo, quella del lavoro, dove sicuramente è stato molto intenso e lo è ancora tuttora. Quindi siamo estremamente soddisfatti dei ragazzi.. Diciamo che anche un giocatore come Brovida sicuramente fa la differenza,  è sicuramente un giocatore forte, ma ti nomino anche Kosiqi, che in questo campionato ha già fatto vedere le sue doti. Brovida ce le ha già fatte vedere e, oltretutto, secondo me ha ancora una buona percentuale da raggiungere per arrivare al top. Quindi credo che tra un po’ lo vedremo addirittura molto, molto meglio; ne sono estremamente convinto. Saracco sta facendo un pre-campionato meraviglioso, così come Pirotto. È difficile selezionarne uno in questo momento, perché devo dire che davvero sono stati chiamati in causa tutti i nuovi, ma anche quelli che abbiamo deciso di tenere hanno fatto delle ottime prestazioni. I fuoriquota meritano una menzione particolare, perché si stanno allenando forte. Non è facile, al primo anno con i grandi; invece, in moltissimi tratti degli allenamenti e delle partite, da noi non si nota nemmeno che siano fuoriquota. Quindi questa è una cosa molto, molto positiva.

A cosa deve deve puntare questo Finale? Molti addetti ai lavori vi mettono anche particolarmente in alto

Io l’ho vissuta, ci sono dentro in prima persona, e secondo me  il Finale non può essere il Savona dell’anno scorso, la Virtus Sanremese o la Sestrese. Però abbiamo detto, come giusto che sia, che allora avremmo mirato su ragazzi giovani. Poi c’è qualche ciliegina, ovviamente, come può essere Tona o Andrea Vittori, che siamo riusciti ad avere con noi e che ci devono dare una mano grossa in mezzo a questi tanti giovani. È ovvio che, per quello che è stato scelto e per quello che vedo sul campo, la qualità è molta. Però è anche ovvio che, essendo molto giovani, bisogna stare attenti a non scottarsi, perché l’entusiasmo è importante, ma mantenere l’equilibrio settimanale, di settimana in settimana, è altrettanto importante. Mantenere la stessa fame, senza fare voli pindarici né abbattersi quando arriveranno le domeniche buie o quelle belle, sarà altrettanto importante. Questo magari un gruppo esperto lo sa già; un gruppo giovane, se vogliamo stare nelle prime cinque, bisogna assolutamente che lo impari in brevissimo tempo.

Secondo te qual è la squadra favorita, o quali sono le squadre favorite?

Ce ne sono tante. Quest’anno è difficile, perché sulla carta uno può pensare sicuramente a Virtus Sanremese e Sestrese. Però io, che conosco bene anche il versante di Genova, dico che il Masone secondo me, è una squadra molto, molto forte, molto attrezzata, con tutti i giocatori che erano in categorie importanti. Anche un ex compagno di squadra come Romei davanti non ce l’hanno in tanti; Draghi, piuttosto che Chiodi, in mezzo al campo è stato, penso io, uno dei migliori giocatori di Eccellenza negli ultimi due o tre anni. Quindi stiamo parlando di un avversario molto, molto forte. Poi c’è la San Francesco Loano, che io ho visto estremamente forte, ma veramente tanto. Secondo me nei valori non ha nulla da invidiare a nessuno. E poi, secondo me, ti direi che ci siamo noi. Ci siamo noi, insieme a questo gruppo, e dobbiamo lottare per stare con queste squadre e, se qualcuno fallisce, essere pronti a prenderne anche il posto.

Ritieni che l’ambiente e il progetto siano pronti per fare questo tipo di salto?

Sappiamo quando sono arrivato cosa ho ripetuto. Il progetto sicuramente doveva essere biennale, come è stato. Il primo anno c’è stato fatto, secondo me, un grandissimo lavoro, perché, dopo le ultime annate, essere invece arrivati a febbraio già salvi, tranquilli, ed esprimendo comunque un buon calcio in diverse partite è stata già una cosa importante. Ovvio che, da quando sono arrivato, mi sono messo in testa di costruire qualcosa al primo anno per raccoglierne i frutti al secondo, sapendo che non saremmo mai state comunque quelle big. Ma io credo che, attraverso il lavoro e la selezione di giocatori mirati che potevano servirci, oltre allo staff, si possa raggiungere un risultato comunque importante, che deve essere, secondo me, quest’anno nelle prime cinque, al di là di un campionato molto livellato e molto forte.

Che tipo di impostazione darei a questa squadra? Sarà sempre quella di un’aggressione forte? Lo scorso anno, in certe partite, hai cercato anche di dare un’impostazione mista

Camaleontica, sicuramente. Camaleontica, perché deve essere una squadra che deve interpretare le partite e i momenti della partita e che viene allenata per essere aggressiva, per aspettare, per dare la palla all’avversario e per tenerla. Quindi bisognerà valutare insieme, io con i ragazzi, sempre, anche durante la partita, qual è il momento giusto per fare una cosa o l’altra. Sono ragazzi intelligenti calcisticamente e credo che si possa veramente fare sia una cosa sia l’altra. Ovvio che la percentuale più alta rimane aggressività e possesso palla, a seconda delle condizioni della partita.

Come ti stai trovando con mister Cola? Diciamo che lo scorso anno la collaborazione c’è stata in modo ufficioso, quest’anno ufficiale, ma c’è quel legame che si nota e poi anche quella comunione di intenti, anche da un punto di vista tattico, che si vede. Comunque siete della stessa scuola voi due

Io ho avuto la fortuna, nel mio cammino, di avere Battistel, Monteforte e Cola, sempre con me Scanu, che è sicuramente un ragazzo fidato, che mi ha sempre portato insieme. Quindi, come staff, sempre con tutti questi tre personaggi, è sempre meraviglioso. Lele è l’ultimo è arrivato, ma non è l’ultimo, secondo me è molto competente, molto bravo e, come con gli altri, sicuramente dà una mano grossa ai ragazzi. Sul campo, in settimana, permette di avere degli allenamenti sempre intensi e di riuscire a curare più fasi, anche di reparto, durante la settimana.

A livello personale, come ti senti come allenatore nella stagione 2026-2027?

Intanto, come abbiamo parlato prima, un po’ nell’essere camaleontico, quindi nel dover leggere le situazioni, i tipi di partite e, delle volte, cercare di capire che ci sono dei piani B. All’inizio, se mi ricordo, il primo anno a Cairo era presente un unico piano A e, senza piani B, quella era la nostra strada. Funzionò comunque molto bene, ma secondo me, nell’arco di un’annata, è corretto avere anche qualche piano B o, all’interno della partita stessa, avere anche un piano B. Ero anche su un unico sistema di gioco; ora non lo sono più. Sono molto più aperto. Ovviamente lo studio va avanti: si osservano le squadre che più fanno bene a livello europeo, cerco sempre di studiarle e, in più, seguo sicuramente diversi allenatori. Quest’estate ho avuto anche il piacere di fare una giornata intera con mister Tufano della Sampdoria, con il quale ho condiviso anche una chiacchierata di buon conto a pranzo insieme. È stato meraviglioso. Quindi, secondo me, più si va avanti, più si cresce. Però, diciamo che la mentalità di voler la palla, di avere una squadra che giochi un buon calcio, che voglia la palla e che permetta ai ragazzi di crescere durante i dieci mesi di gestione, è la vera cosa importante. Vedere i ragazzi che arrivano in un modo e finiscono in un altro durante l’anno, vedere che sono migliorati, sicuramente quello è il piacere più grosso di questo ruolo. Comunque ho avuto la fortuna, nel mio cammino, di avere Battistel, Monteforte e Cola. Poi Scanu, da sempre con me e sicuramente ragazzo fidato. Quindi, come staff, sempre con tutti questi personaggi, è sempre meraviglioso. Lele è l’ultimo è arrivato, ma non è l’ultimo, secondo me è molto competente, molto bravo e, come con gli altri, sicuramente dà una mano grossa ai ragazzi. Sul campo, in settimana, permette di avere degli allenamenti sempre intensi e di riuscire a curare più fasi, anche di reparto, durante la settimana.

Quando si è lì per iniziare la carriera da allenatore, comunque si è ancora giocatori. Quando senti di esserti tolto definitivamente questa cosa? Perché, diciamo, magari se tu all’inizio mi dici che avevi un piano A, magari poteva essere un piano anche offensivo, essendo un attaccante?

Non era solo offensivo. Era proprio di voler la palla. Era un’aggressione alta, feroce, non perché ero attaccante, ma perché ero offensivo. Perché il mio credo era: io voglio portare i miei giocatori a divertirsi, voglio che quando sono con me si divertano anche loro. Per divertirsi, secondo me, bisogna avere la palla nei piedi e non correre dietro. Possibilmente, ovviamente, perché poi ci sono squadre che te lo fanno fare perché sono più forti. Però il credo viene da quello: ragazzi che vengono al campo e si divertono perché usano tanto la palla, perché poi è un gioco. E quindi bisogna che si giochi con la palla e, la domenica, farli godere di tutto quello che hanno fatto in settimana. Credo che la cosa migliore sia appunto tenerla più noi degli avversari, in modo proficuo, ovviamente.

Tra i  giocatori di spicco che è stato un vostro colpo del mercato di dicembre, c’è sicuramente Youri Vittori

Stai parlando di un giocatore straordinario che, secondo me, se stesse anche solo al 50-60%, non ne vedremmo neanche uno dalle parti dell’Eccellenza. Per me è un giocatore straordinario. Vengo proprio da quel ruolo: è un giocatore completo, forte nel gioco aereo, forte tecnicamente, sa duettare con i compagni, sa fare gol di testa, sa fare gol da fuori, sa servire i suoi compagni con assist che sono, secondo me, quasi introvabili oggi.

Ti assomiglia?

Lho detto anche a lui, un pochettino. Era un discorso di paragone: lui dice che io facevo più gol. Forse è vero, però le caratteristiche sono molto, molto simili.

Tanta gente mette il Finale tra le prime posizioni: vedi in che cosa il Finale può veramente cercare di diventare una sorta di Cenerentola? In che cosa, secondo te, il Finale potrà, eventualmente, farcela a provare a fare questo salto, questo obiettivo che vivete come un obiettivo programmato? Però il fatto di ritornare in Eccellenza, per una piazza come Finale, non si può dire che non ci sia quel desiderio

Certo. In un unico modo, secondo me: che tutti i venti giocatori e lo staff percorrano questo sogno insieme, che ce l’abbiano ben chiaro nella testa e nel cuore. E per fare questo c’è bisogno di una sola strada, che è quella di sudare tanto, di faticare tanto e di affrontare ogni domenica come fosse una finale, senza avere alti e bassi, senza pensare di aver già fatto qualcosa quando il campionato non è ancora finito e senza demoralizzarsi quando succederà un intoppo. Bisognerà tutti rimanere uniti in un’unica direzione. Quest’anno è una rosa comunque più ampia, saranno indispensabili tutti. Bisogna capire che, anche avendo cinque cambi, possono veramente farti vincere le partite e un campionato. Quindi bisognerà tutti stare assolutamente dentro, dalla prossima settimana fino alla fine del campionato.

Quindi tu un po’ ci credi, diciamo?

Beh, se non ci credessi, non allenerei. E anche quando giocavo ero fatto così: non credevo mai di non poter vincere. Ho giocato in squadre che dovevano vincere, ma anche in squadre che non dovevano vincere, però ho sempre pensato di poter vincere ogni partita. Lo penso da allenatore e poi vedo questi ragazzi che hanno qualità. Quindi, secondo me, l’aspetto da curare sarà veramente tanto questo: sarà fondamentale. Poi sarà importante riuscire a vincere certe partite sporche, anche quando non meritiamo.

 

Autore
Il Vostro Giornale

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