Festival Musicale del Mediterraneo, Genova celebra culture e musiche dal mondo
- Postato il 26 agosto 2026
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- Di Genova24
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Genova. Organizzato dall’Associazione Echo Art dal 1992, il Festival Musicale del Mediterraneo è una delle rassegne più longeve in Italia e in Europa dedicate alla scoperta e alla valorizzazione delle musiche rare e delle tradizioni musicali del mondo. La manifestazione si distingue per le esclusive nazionali, i programmi dedicati a temi specifici, la scelta di prestigiose location e un calendario che affianca ai concerti eventi espositivi, performance e workshop.
Nel corso della sua storia, il Festival ha ricevuto anche il riconoscimento e il patrocinio dell’UNESCO per «l’importanza della valorizzazione dei linguaggi e la promozione delle culture dei popoli».
In oltre tre decenni di programmazione, decine di migliaia di spettatori hanno potuto assistere a eventi unici e rari: dagli Aborigeni australiani ai Dervisci turchi, dai Tuareg del deserto agli Indios dell’Amazzonia, dai grandi tamburi giapponesi a quelli del Burundi e del Nepal, fino alle polifonie zulu, sarde e corse. Un percorso che ha visto anche incontri originali, come quello tra Antonella Ruggiero e l’Orchestra Multietnica della Banda di Piazza Caricamento, e che ha portato a Genova musiche e culture da tutti i continenti, rivolgendosi a un pubblico ampio e trasversale, con proposte dedicate anche ai più giovani.
«Il Festival Musicale del Mediterraneo si conferma come un progetto vivo di comunità – commenta l’assessore alla Cultura Giacomo Montanari – Riunire artisti internazionali in luoghi simbolo del nostro patrimonio, dal Chiostro di Sant’Agostino, al Museo Chiossone, al Castello D’Albertis, e in spazi segno della rigenerazione del territorio, come la ex Caserma Gavoglio, significa usare il linguaggio universale dell’arte per tessere legami profondi. Quest’anno il Festival affianca un’eccellenza di Genova come l’Istituto Gaslini, unendo musica e solidarietà a sostegno della musicoterapia nei reparti pediatrici e ribadendo ancora una volta il ruolo della nostra città come punto di riferimento dell’accoglienza, del dialogo e della bellezza da condividere, dal momento che sarà coinvolta come spazio delle azioni artistiche anche la meravigliosa Villa Quartara, di cui da poco sono terminati i restauri».
«Kronos è il metronomo, il battito della musica digitale con l’incessante cambiamento che il tempo tecnologico porta con sé -dichiara Davide Ferrari, Direttore Artistico del Festival-. Kairos è ciò che non si può scrivere sullo spartito, ma solo vivere nel fruire e nell’eseguire la musica, nello stare nelle emozioni e nel benessere che il mondo musicale genera in modo trasversale. Kronos è il tempo della macchina, Kairos è il tempo dell’anima. Kronos e Kairos sono i 35 anni trascorsi pensando, progettando e realizzando 35 edizioni del Festival, con oltre 90 paesi rappresentati, centinaia di concerti e artisti e migliaia di appassionati ascoltatori, ricettori di suoni, musiche e umanità intercontinentale. Kronos è il tempo che passa nelle sue dimensioni di passato, presente e futuro, come lo scorrere di una canzone che diventa Kairos nel momento dell’ascolto: opportuno, propizio, fuggente. Kronos e Kairos dialogheranno per tutto il 35° Festival, dove tradizione e contemporaneità, elettronica e acustica, generazioni tra Nord e Sud, nell’ascoltarsi a vicenda, generano un tempo senza tempo in cui qualità e quantità dipendono inesorabilmente l’una dall’altra».
Il programma 2026
L’edizione 2026 si apre il 28 agosto, negli spazi del Chiostro di Sant’Agostino, con la performer ruandese Dorothée Munyaneza e il suo spettacolo Foreshadow (for Tumukunde). Un intenso dialogo tra voce, corpo e musica che porta alla luce storie rimaste troppo a lungo invisibili. Munyaneza intreccia memoria personale e collettiva, evocando le vicende della comunità Twa del Rwanda e la forza silenziosa delle donne rimaste ai margini della storia.
Il 29 agosto, sempre al Chiostro di Sant’Agostino, sarà la volta del musicista iraniano Mohammad Reza Mortazavi, maestro dell’improvvisazione e innovatore del linguaggio percussivo. Mortazavi ha trasformato la tradizione persiana sviluppando nuove tecniche esecutive e un approccio capace di superare ogni confine stilistico. Nei suoi concerti ritmo, silenzio e movimento si fondono in un flusso sonoro ipnotico, dove virtuosismo e ricerca si incontrano in una musica essenziale e dal linguaggio universale.
Il 30 agosto, al Castello D’Albertis, il Festival festeggia il suo 35° anniversario con un DJ set dedicato alle musiche del mondo che hanno accompagnato la storia della manifestazione. La selezione sarà curata da DJ Havana e dall’Echo Art Sound System, per un viaggio musicale attraverso 35 anni di Festival.
Il 1° settembre, alla Fortezza del Priamar di Savona, arriva la formazione indiana Dhoad Gitani del Rajasthan. Un’esplosione di energia, colori e virtuosismo porta sul palco la straordinaria tradizione musicale del Rajasthan, in uno spettacolo in cui musica, canto, danza e antiche arti performative si fondono in un racconto dedicato alla ricchezza culturale dell’India dei Maharaja. Ritmi incalzanti, melodie ipnotiche e una travolgente presenza scenica trasportano il pubblico nel cuore del deserto del Thar, tra spiritualità, festa e tradizione.
Il 4 settembre, al Chiostro di Sant’Agostino, il Festival ospita dall’Irlanda il trio femminile The Henry Girls. Le armonie vocali delle sorelle Karen, Lorna e Joleen McLaughlin si intrecciano a un delicato dialogo fra arpa, violino, fisarmonica, ukulele, pianoforte e banjo, dando vita a un repertorio che unisce la tradizione irlandese alle sonorità del folk nordamericano, del bluegrass e della canzone contemporanea. Le loro canzoni raccontano paesaggi, affetti e storie di vita con una sensibilità intensa e luminosa.
Il 5 settembre, all’Ex Caserma Gavoglio, sarà protagonista l’ensemble marocchino Abdenbi El Gadari & Gnawa Koyo, formato da musicisti appartenenti alla tradizione Gnawa, erede del patrimonio musicale e spirituale delle comunità africane stabilitesi in Marocco. Guidato da Ouail El Azhari (guembri e voce), insieme a Mohamed Bouhafsa, Adil Benbaza e Abderahim El Watri, il gruppo porta sui palcoscenici europei la forza espressiva della lila, il rituale musicale che costituisce il cuore della tradizione Gnawa, coniugando rigore, intensità e straordinaria energia performativa.
Sempre il 5 settembre, nello spazio Musicofilia, appuntamento con Jyotsna Srikanth, virtuosa violinista ed esperta di musicoterapia. Raga e musicoterapia indiana sarà un incontro dedicato al rapporto tra la musica e le proprietà terapeutiche insite nei raga della tradizione indiana.
Il 6 settembre, al Castello D’Albertis Museo, musicisti provenienti da cinque continenti saranno protagonisti di Stories From The Master We Met, lecture-performance a cura di Davide Ferrari, con la collaborazione di Friedrich Glorian. Un racconto etnomusicale che ripercorre gli incontri con grandi maestri della musica e delle tecniche performative, da Tran Quang Hai a Joji Hirota, da Stella Chiweshe a Sainkho Naimtchlak e Tapa Sudana, fino a numerosi altri protagonisti della scena musicale internazionale.
L’8 settembre, al Chiostro di Sant’Agostino, sarà la volta di Jaipur to Dakar, un viaggio musicale che unisce l’India e l’Africa occidentale attraverso l’incontro di due grandi tradizioni. La voce di Parveen Khan e la kora del griot senegalese Idrissa Kouyaté intrecciano un dialogo fatto di improvvisazione, ascolto e continua invenzione, dove la musica classica hindustana incontra l’eredità della tradizione mandinga. A guidare questo scambio sono le raffinate trame ritmiche dei percussionisti Hessam e Aasif Khan, con tabla, daf, khartal e altri strumenti tradizionali.
Il 12 settembre, al Teatro Duse, il musicista inglese Roger Eno sarà accompagnato dai DEOS – Danse Ensemble Opera Studio. Lo spettacolo prende forma a partire da Without Wind / Without Air, il suo più recente album, in cui pianoforte, violino, clarinetto e sottili trame sonore si intrecciano in un equilibrio sospeso tra presenza e silenzio. A Genova questa musica incontra la danza contemporanea della compagnia DEOS, con le coreografie di Giovanni Di Cicco, dando vita a una creazione in cui gesto, movimento e suono amplificano la forza evocativa della composizione.
Il 13 settembre, al Castello D’Albertis Museo, secondo appuntamento con Stories From The Master We Met e con la Yoi Youth Orchestra, per proseguire il percorso dedicato all’incontro tra generazioni, culture e linguaggi musicali.
Il 16 settembre, a Villa Quartara, sede della Gaslini Academy, e il 17 settembre, alla Terrazza del Museo Chiossone, doppio appuntamento con la musicista e compositrice sudcoreana Daaa Chan. Attraverso il suono delicato del gayageum, l’antica cetra coreana, l’artista costruisce paesaggi sonori di rara intensità emotiva. La sua musica nasce da un dialogo profondo con lo strumento, che diventa voce di pensieri, ricordi e stati d’animo. Ogni nota si sviluppa con essenzialità e misura, privilegiando la forza espressiva alla spettacolarità tecnica e invitando l’ascolto a una dimensione intima e contemplativa.
Il 18 settembre, a La Claque, saranno protagoniste le performance My End Is My Beginning e Still (low)life. La prima, curata da Fabrizio Rat, compositore, pianista e ricercatore sonoro tra i protagonisti della scena musicale europea, nasce dall’incontro tra pianoforte, sintetizzatore modulare e musica contemporanea. La seconda è un liveset in cui tessiture elettroniche si intrecciano con chitarre, suoni sintetici ed echi decostruiti di ambient, rock, beatmaking e jazz. L’organico è composto da Alexandros Finizio (chitarra, elettronica), Matteo Caiaffa (elettronica) e Davide Audino (synth, elettronica).
Il 19 settembre, alla Biblioteca Universitaria, secondo appuntamento con Still (low)life e Stories From The Master We Met, insieme alla percussionista italo-americana April Centrone, protagonista di una performance incentrata su ritmi e melodie mediorientali per darbouka e oud.
La chiusura del Festival, il 23 settembre al Teatro Duse, è affidata a Paolo Fresu & Farafina con Flash of the Spirit. Lo spettacolo nasce dall’incontro tra il trombettista e compositore Jon Hassell e i musicisti burkinabé dei Farafina. L’album originale aprì un territorio sonoro inedito, nel quale la ricerca timbrica dialogava con le tradizioni musicali dell’Africa occidentale. Oggi quella singolare esperienza viene riletta attraverso la sensibilità di Paolo Fresu, che si confronta con l’energia ritmica e la forza espressiva dei Farafina.
Un viaggio attraverso culture, linguaggi e tradizioni differenti che, ancora una volta, conferma la vocazione del Festival Musicale del Mediterraneo: mettere in comunicazione mondi lontani attraverso la musica, trasformando Genova in un punto d’incontro tra culture e persone.
Per questa edizione del Festival si attiverà la raccolta fondi per l’Istituto Pediatrico Gaslini di Genova, a sostegno del progetto di Musicoterapia e Discipline integrate attivo in 9 reparti dell’Ospedale. Una quota dei biglietti sarà devoluta alla Fondazione Gaslininsieme, oltre alla possibilità di effettuare donazioni direttamente su https://dona.gaslininsieme.org/musicoterapia/.
L’evento è stato finanziato dal Fondo Unico dello Spettacolo triennale del Ministero della Cultura e attraverso il bando del Comune di Genova “Genova Città dei Festival.