Tuttiquotidiani e completamente gratuito. Ogni giorno aggreghiamo notizie da oltre 100 testate e generiamo sintesi AI originali per te. Aiutaci a mantenere il servizio attivo con una piccola donazione, oppure diventa TQ Pro da solo 1€/mese.

Ferita in battaglia, omicidio premeditato, malasanità? I misteri della fine di Giovanni delle Bande Nere, condottiero biscugino di Lorenzo il Magnifico

  • Postato il 4 aprile 2026
  • Cultura
  • Di Il Fatto Quotidiano
  • 0 Visualizzazioni
Ferita in battaglia, omicidio premeditato, malasanità? I misteri della fine di Giovanni delle Bande Nere, condottiero biscugino di Lorenzo il Magnifico

Figlio di Caterina Sforza (detta la Dama guerriera del Rinascimento) e di Giovanni de’ Medici (detto il Popolano), Giovanni delle bande nere (che in realtà si chiamava Ludovico) fu l’ultimo capitano di ventura, nonché padre di Cosimo, il primo Granduca della dinastia Medici di Firenze. Morì il 30 novembre di 500 anni fa a Governolo, vicino a Mantova, per la ferita riportata durante uno scontro con i Lanzichenecchi di Georg von Frundsberg, un episodio che ispirò anche un celebre film diretto da Ermanno Olmi, Il mestiere delle armi.

Sono secoli che si discute sulle cause (vere) della morte di Giovanni delle bande nere, uno dei tanti cold case del Rinascimento, cioè se si trattò di morte per una ferita in battaglia oppure se si trattò di omicidio premeditato. Durante lo scontro fatale, secondo la cronaca di Francesco Guicciardini, un colpo di falconetto (un cannoncino leggero) “roppe la gamba alquanto sopra al ginocchio a Giovanni de’ Medici; del quale colpo, essendo stato portato a Mantova, morì pochi dì poi”. Vittima di un forte attacco di setticemia, per cercare il salvargli la vita il chirurgo Maestro Abramo gli amputò la gamba destra all’altezza della metà della tibia e del perone. Se prendiamo per vera l’indicazione di Guicciardini che la ferita era sopra il ginocchio, il taglio del piede del Medici equivale a una condanna a morte, poiché la setticemia in poche ore avrebbe avuto ragione delle difese immunitarie dell’uomo, se pur giovane e vigoroso.

Ma le cose, probabilmente, andarono in maniera diversa e a spiegarlo molto bene è il professor Gino Fornaciari, già ordinario di Storia della medicina paleopatologia dell’Università di Pisa, nonché responsabile del “Progetto Medici”, la più ambiziosa operazione di riesumazione e studio della Dinastia Medici che si tenne alle Cappelle Medicee di Firenze dal 2004 al 2009. Fornaciari ha appena pubblicato Giovanni delle bande nere (1498-1526) e Maria Salviati (1499-1543). Studio bioarcheologico e paleopatologico (Editore All’insegna del Giglio, 154 pagine, 42 euro) che in pratica è il risultato del meticoloso esame dei resti di Giovanni e di sua moglie Maria che si svolse nel novembre del 2012 alle Cappelle Medicee.

Partendo da precedenti ricognizioni del feretro, Fornaciari ha fatto luce sull’aspetto antropologico della storica figura di Giovanni, sulla patologia dentaria e sulla paleonutrizione, sulla colonna vertebrale, la pratica equestre e quella schermistica, le tecniche di combattimento e le ferite in battaglia, compresa quella mortale del 1526.

Con un apparato fotografico imponente, arricchito anche da schede e tabelle, il volume dà delle risposte certe ai tanti quesiti che ancora circondano la figura del condottiero mediceo, grazie ad analisi approfondite dei resti ossei che confermano tante notizie legate alla carriera di uomo d’armi di Giovanni. Per esempio l’esistenza, un anno prima di quella mortale del 24 novembre 1526, di una precedente grave ferita alla stessa gamba: questa avrebbe lasciato un focolaio settico che si sarebbe riacceso al momento della ferita mortale. E comunque dopo l’incrocio delle notizie ricavate dai documenti con gli esami microscopici delle ossa, Fornaciari afferma che “il chirurgo non lasciò alcuna lesione sopra il ginocchio, come era stato ipotizzato in base all’autorevole testo del Guicciardini, ma agì al meglio delle sue possibilità e delle conoscenze chirurgiche dell’epoca. […] Questo studio è l’esempio tangibile di come la storia della medicina e la paleopatologia si possano confrontare e integrare vicendevolmente per ricostruire, con metodo sistematico e rigore scientifico, non solo le patologie e la causa di morte dei personaggi del passato, ma anche il loro stile di vita, le loro abitudini e, almeno in parte, la loro personalità, in conclusione la loro vera storia”.

Ma non basta. L’ampia ricerca di Fornaciari ha potuto rispondere anche a un altro interrogativo che riguarda il gene dell’aggressività presente in Giovanni delle bande nere. Nel primo dei tre volumi La stirpe dei Medici di Cafaggiolo, scritti dal medico di Poggibonsi (poi sindaco della Firenze liberata) Gaetano Pieraccini, che fu molto vicino alle tesi positiviste di inizio Novecento, si legge: “I contemporanei e i posteri hanno chiamato Giovanni de’ Medici un ‘grande capitano’, e per il capitano e per l’uomo non si sono avute che unanimi parole di esaltazione. Pure, chi ricostruisca la personalità psichica del Medici, e la consideri alla luce delle moderne scienze antropologiche – è appunto il compito che ci proponiamo assolvere in questa ultima parte della biografia del Medici – vi riconosce, per molteplici manifestazioni criminose, una degenerazione profonda e generale”. E più oltre aggiunge: “La personalità psichica di Giovanni delle bande nere è quella del degenerato ed è – come sempre – un fatto che ha origini ereditarie, in quanto degenerati si nasce, non si diventa”.

Con queste convinzioni e le prove documentarie raccolte, per un secolo Pieraccini ha fatto scuola, ma adesso, grazie allo studio paleopatologico di Fornaciari, sono emerse le prove scientifiche di questa natura aggressiva del padre di Cosimo I. Tralasciando i dati ricavati dal Dna di Giovanni, il docente pisano ha rilevato che l’associazione tra la rara variante genetica risultante in una ridotta attività nel cromosoma X (che modula il controllo del comportamento aggressivo in età adulta) e l’ambiente infantile sfavorevole (perse il padre a soli 5 mesi di età e la madre era una Sforza dedita anch’essa ai mestieri delle armi) possa aver contribuito in modo significativo al comportamento aggressivo e violento di Giovanni. Insomma, alla fine Pieraccini c’aveva visto lungo e oggi la scienza gli dà piena ragione.

E infine, da segnalare che questo sul condottiero mediceo è il primo studio che fornisce una valutazione di un noto caso di comportamento abnormemente violento alla luce delle moderne acquisizioni di genetica comportamentale. Fino a ieri la storia la si faceva solo coi documenti. Adesso la si fa coi documenti e, laddove è possibile, anche con le prove scientifiche. Come dire: i bugiardi e i “correttori politici” della verità hanno le ore contate.

***

Nella foto in alto | In alto due ritratti di Giovanni delle Bande Nere: a sinistra di Carlo Portelli, a destra di Francesco Salviati

L'articolo Ferita in battaglia, omicidio premeditato, malasanità? I misteri della fine di Giovanni delle Bande Nere, condottiero biscugino di Lorenzo il Magnifico proviene da Il Fatto Quotidiano.

Autore
Il Fatto Quotidiano

Potrebbero anche piacerti