Femminicidi, la rettrice della Sapienza accusa gli studenti di “vandalismo”. La replica: “Non ci rispetta”
- Postato il 5 aprile 2025
- Cronaca
- Di Il Fatto Quotidiano
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“Ci aspettavamo che la Rettrice rispettasse la nostra rabbia e quantomeno aspettasse la giornata di oggi prima di far passare in secondo piano il femminicidio di Ilaria per condannare delle scritte sui muri”. A 3 giorni dalla manifestazione organizzata alla Sapienza a cui hanno partecipato migliaia di studenti e studentesse, docenti e personale universitario per ricordare Ilaria Sula, Sara Campanella e tutte le vittime di femminicidio, è scontro a distanza tra i collettivi e la rettrice dell’ateneo romano Antonella Polimeni. Al centro le accuse mosse via social e via mail dalla Rettrice contro i partecipanti alla corteo, per la vernice rosa e viola su pareti, vasca e statua di Minerva, per le scritte “ci vogliamo viv3” e “+Cav – fiori” (per chiedere alle istituzioni maggiori centri antiviolenza) e i simboli di anarchia e femminismo rimasti sui lastroni di marmo dopo la manifestazione. “Un gruppo di manifestanti ha sfondato l’area cantiere, per imbrattare e deturpare lo scalone monumentale, la vasca di fronte alla Minerva e la statua stessa. L’imbrattamento è successivamente continuato in altri luoghi della città universitaria. A una prima valutazione dei tecnici – ha concluso la Rettrice -, i danni stimati sono ingenti“, specificando come i lavori di restauro fossero quasi a compimento, esito di “anni di attesa delle autorizzazioni necessarie” e di “un significativo impegno economico a carico dell’Ateneo”.
Alle accuse ha risposto il collettivo della Sinistra universitaria. “Polimeni ci chiede perché. Perché siamo incazzate” scrivono gli studenti in un post social. “È assolutamente fuori luogo e irrispettoso tirare in ballo un ipotetico amore di llaria Sula per i luoghi ‘vandalizzati’, sfruttando la vittima di un crimine d’odio per reprimere una mobilitazione sentita, efficace e pacifica che non si vedeva da più di 10 anni nella nostra università”. Il collettivo non ha nascosto le aspettative (deluse) “che la Rettrice rispettasse la nostra rabbia e che aspettasse la giornata prima di far passare in secondo piano il femminicidio di Ilaria per condannare delle scritte sui muri”.
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