“Federico mi ha rapita, vuole uccidermi”, le tre telefonate di Lorena Isceri dal bagagliaio dell’auto. I 20 minuti in linea con la polizia
- Postato il 4 settembre 2026
- Cronaca Nera
- Di Il Fatto Quotidiano
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La paura, la disperazione e la speranza di essere salvata sono state racchiuse in tre telefonate. Tre tentativi di chiedere aiuto mentre si trova prigioniera nel bagagliaio della sua auto. Lorena Isceri – uccisa giovedì dall’ex compagno che l’ha aggredita, chiusa in un bagagliaio e poi lanciata nel vuoto da un cavalcavia della A1 – prova prima a chiamare sua madre. La comunicazione, però, si interrompe quasi subito. Poco dopo tenta di contattare un amico, ma anche in questo caso la linea cade. È al terzo tentativo che riesce a lanciare l’allarme. Lorena chiama il 112 e dall’altra parte risponde la centrale operativa della questura di Firenze. La donna è nel bagagliaio del suo Suv di Federico Vella, 36 anni, dove, secondo la ricostruzione degli investigatori, è stata rinchiusa dopo essere stata aggredita e immobilizzata. “Federico mi ha rapita, vuole uccidermi”, riesce a dire.
La loro relazione si era conclusa qualche settimana fa dopo una vacanza in Grecia. Non c’erano denunce, ma una amica della donna alla Nazione racconta: “L’avevo avvisata che l’avrebbe aspettata sotto casa. Fino a ieri le avevo chiesto di andare dalle forze dell’ordine, di denunciare. Ma lei mi rispondeva che ne sarebbe uscita da sola. Era una donna eccezionale, mentre lui si era rivelato un dottor Jekyll e Mr.Hyde”. La vittima è stata aggredita, legata e messa nel bagagliaio dell’auto. Infine lanciata dal viadotto Lora dell’A1, proprio quando gli agenti avevano individuato l’auto dell’aggressore.
La corsa contro il tempo
Da quel momento comincia una corsa contro il tempo. Per circa venti minuti Lorena resta al telefono con la polizia. Gli operatori comprendono immediatamente la gravità della situazione e cercano di raccogliere tutte le informazioni possibili: chi è la donna, chi è l’uomo che è con lei, su quale veicolo stanno viaggiando, la targa, la presenza di eventuali armi e le sue condizioni. Nel frattempo il telefono continua a trasmettere un segnale. La polizia riesce a geolocalizzare il cellulare e individua il mezzo in movimento sull’A1. Scatta l’allarme alla polizia stradale e, attraverso l’incrocio con le immagini delle telecamere, arriva la conferma: quel Suv è sull’autostrada.
Ma quei venti minuti al telefono con la polizia, l’ultimo filo che tiene Lorena collegata ai soccorsi, si interrompono improvvisamente. La questura tenta più volte di ristabilire la comunicazione, senza riuscirci. Secondo una prima ipotesi investigativa, l’ex fidanzato potrebbe aver scoperto che Lorena aveva il cellulare e stava parlando con la polizia. Quando una pattuglia individua il Suv fermo sul cavalcavia, la donna è ancora viva. Dalla centrale operativa viene registrata anche una frase: “Che cosa stai facendo?”, avrebbe detto l’uomo dopo aver aperto il bagagliaio e visto Lorena con il telefono in mano. Pochi istanti dopo la donna, 47 anni, dirigente d’azienda, viene scaraventata dal cavalcavia, da un’altezza di oltre quaranta metri. Quando gli agenti raggiungono l’uomo, lui avrebbe pronunciato parole di accusa nei confronti dell’ex compagna: “Mi ha tradito, mi ha trattato male, mi ha aggredito”. Poi il lancio nel vuoto.
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