Fakir, i violenti aizzati dalla sinistra sfasciano la città e aggrediscono le divise: caos a Bologna
- Postato il 20 luglio 2026
- Italia
- Di Libero Quotidiano
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A Bologna si è tenuta una manifestazione di protesta per la morte di Abderrahim Fakir, deceduto durante un intervento di polizia. Migliaia di persone hanno partecipato al corteo partito da piazza del Nettuno, culminando con presidi davanti alla prefettura. L'evento ha registrato momenti di tensione con contestazioni verso le forze dell'ordine e la partecipazione della famiglia della vittima, suscitando dibattito sulla dinamica dell'arresto.
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Fakir, i violenti aizzati dalla sinistra sfasciano la città e aggrediscono le divise: caos a Bologna
A Bologna, dal tardo pomeriggio di oggi, lunedì 20 luglio, migliaia di manifestanti sono scesi in piazza per protestare per la morte di Abderrahim Fakir, l'uomo morto alla vigilia durante un arresto dovuto a una violenta crisi psichiatrica, insomma dava in escandescenze. Un corteo carico di tensione, scandito da vergognosi insulti e lanci di oggetti contro la polizia. Presente anche la sorella di Abderrahim, che ha detto di volere "vendetta", per poi collassare nel corso del sit-in e rendere necessario il soccorso in ambulanza.
La mobilitazione è partita da piazza del Nettuno, dove alcuni familiari della vittima hanno preso la parola davanti ai partecipanti. Al termine degli interventi, il corteo ha raggiunto la prefettura, presidiata da un massiccio schieramento di agenti in assetto antisommossa. Lungo il percorso si sono levati slogan contro le forze dell'ordine, tra cui "tout le mond detest la police" e "assassini", mentre il clima è diventato progressivamente sempre più teso.
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Dunque, inevitabili, gli scontri. Il momento più critico proprio davanti alla prefettura. La testa del corteo è arrivata a contatto con il cordone di polizia e gli agenti sono intervenuti con gli sfollagente per alleggerire la pressione esercitata dai manifestanti. Negli scontri sono stati lanciati bottiglie, calci e successivamente anche bombe carta contro gli agenti. Diversi partecipanti hanno inoltre coperto il volto con fazzoletti, mentre le forze dell'ordine hanno risposto con lacrimogeni e idranti per disperdere la folla ed evitare che la situazione degenerasse ulteriormente. Gli agenti hanno mantenuto il presidio senza avanzare, difendendo quello considerato un obiettivo sensibile. Ma gli scontri sono proseguiti a lungo, tra bombe carta e cariche.
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Sulla protesta è intervenuto anche il ministro per gli Affari europei, il Pnrr e le Politiche di coesione, Tommaso Foti, che ha condannato duramente i cori rivolti contro la polizia. "Sono vergognosi, vanno condannati senza ambiguità e rispediti al mittente. Non si può invocare giustizia e, allo stesso tempo, pronunciare parole che colpiscono chi ogni giorno rappresenta lo Stato e rischia la propria vita per garantire la sicurezza di tutti i cittadini". Il ministro ha poi aggiunto: "Chi ricopre incarichi istituzionali ha il dovere di prendere le distanze con chiarezza da ogni messaggio di odio contro le Istituzioni. Il silenzio, soprattutto quando si offre sostegno politico a una manifestazione, non può essere derubricato a neutralità".
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Durissimo anche il commento di Domenico Pianese, segretario generale del Sindacato di Polizia Coisp, il quale ha puntato il dito contro Matteo Lepore, sindaco di Bologna: "Quello che sta accadendo a Bologna in queste ore è la diretta e prevedibile conseguenza dell'irresponsabilità politica di chi alimenta il sospetto contro le Forze dell'Ordine. Il sindaco Lepore, convocando una piazza 'per chiedere verità e giustizia' a caldo e prima ancora che la magistratura possa fare il proprio lavoro, di fatto ha spianato la strada all'odio della galassia antagonista. Parlare di 'giustizia' come se qualcuno stesse insabbiando i fatti è un'allusione grave che soffia sul fuoco del pregiudizio anti-divisa. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: manifestanti che urlano 'assassini' ai poliziotti, lanciano bombe carta, prendono d'assalto i blindati e costringono gli agenti a difendersi. Per gestire questa piazza aizzata dalle parole del Sindaco lo Stato è stato costretto a mobilitare d'urgenza i Reparti Mobili da Padova, Firenze e Roma, con un dispendio economico di centinaia di migliaia di euro. È inammissibile che le istituzioni facciano da cassa di risonanza alla piazza violenta esponendo i poliziotti al linciaggio e creando un danno enorme alla sicurezza pubblica. Chiediamo che ognuno si assuma le proprie responsabilità: chi riveste ruoli di governo della città non può comportarsi come un agitatore di piazza", conclude Pianese. Parole che potrebbero essere rivolte in toto, copia e incolla, a tutti quelli che, da sinistra, sono già arrivati a sentenza: colpa della polizia.
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