F1 | Ferrari scopre un’altra arma della SF-26: a Silverstone emerge un vantaggio che nessun altro ha
- Postato il 8 luglio 2026
- A Tc
- Di F1ingenerale
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Ferrari vince a Silverstone su un tracciato che, almeno sulla carta, avrebbe dovuto metterla in difficoltà. Invece la SF-26 si è dimostrata estremamente competitiva anche nei tratti di motore, e il merito non è soltanto dell’ADUO
L’ottimo weekend di Silverstone ha riacceso le speranze di una Ferrari che, ancora una volta, ha conquistato la vittoria su un circuito in cui i pronostici non indicavano la sf-26 tra le favorite. I problemi accusati dalla monoposto di Antonelli hanno certamente favorito il successo di Leclerc, ma è altrettanto evidente come il team di Maranello abbia lavorato alla perfezione durante tutto il fine settimana.
Alla vigilia del GP britannico Ferrari sembrava destinata a confermarsi la quarta forza. I lunghi rettilinei e le poche opportunità di ricarica dell’ibrido, infatti, sembravano favorire i rivali più che la power unit di Maranello. La pista, però, ha raccontato una storia diversa. Una parte importante del successo nasce proprio dalla power unit e dalla gestione dell’energia. Fin dalle prove libere del venerdì è apparso evidente come Ferrari utilizzasse l’energia elettrica in modo diverso rispetto agli avversari. I tecnici hanno scelto di sfruttare al massimo la potenza disponibile soltanto tra la fine del secondo settore e il terzo, affidandosi invece all’elevata competitività del telaio per limitare le perdite nel primo settore. Una strategia che si è rivelata vincente e che, non a caso, gli altri team hanno iniziato a replicare nel corso del weekend.
Ridurre tutto, però, a una semplice scelta strategica sarebbe limitante. Anche la power unit è cresciuta sensibilmente. La gestione dell’energia e la capacità di ricarica sono migliorate, probabilmente anche grazie agli aggiornamenti introdotti in Austria. Ma dietro il weekend di Silverstone è emerso un altro aspetto che distingue la SF-26 e la pone in una posizione di vantaggio rispetto alla concorrenza.
Ferrari non soffre più il drag e la SF-26 si conferma estremamente versatile
Dietro l’ottima gestione energetica c’è anche un importante lavoro svolto per ridurre la resistenza aerodinamica. La SF-26 nasce come una monoposto capace di generare molto carico aerodinamico, una caratteristica che nelle prime gare della stagione penalizzava le prestazioni sui lunghi rettilinei. Oggi, però, la qualità del telaio consente ai tecnici di sacrificare parte della performance in curva per ottenere una maggiore efficienza nei tratti veloci, migliorando sia la velocità massima sia il consumo energetico.
Per raggiungere questo obiettivo Ferrari ha reintrodotto le floor board utilizzate a inizio stagione, abbandonando momentaneamente gli sviluppi più recenti.

Questa configurazione riduce il carico aerodinamico, ma rende la monoposto molto più efficiente sul dritto. Anche il fondo sembra aver ricevuto alcuni affinamenti, mentre la carrozzeria più rastremata ha contribuito a diminuire ulteriormente il drag.
L’arma più efficace della SF-26 resta però l’ala posteriore “Macarena”. In fase di progettazione Ferrari sembra essere riuscita a realizzare un’ala estremamente efficiente anche nella configurazione chiusa. A Silverstone, infatti, proprio nei rettilinei in cui non era possibile attivare l’aerodinamica attiva, la SF-26 ha fatto registrare le velocità massime più elevate. Inoltre, nelle prossime gare Ferrari potrebbe rimuovere l’aletta dietro lo scarico per guadagnare ulteriore potenza sui tracciati più veloci.

Questo dimostra che la SF-26 non soffre più in maniera significativa la resistenza all’avanzamento e conferma la grande flessibilità del progetto. I tecnici possono infatti alleggerire il carico aerodinamico sapendo di poter contare su un telaio estremamente competitivo, capace di compensare la perdita di deportanza nelle curve.
Una caratteristica che, al momento, solo Ferrari e Mercedes sembrano possedere. Entrambe possono contare su pacchetti molto completi, mentre i team più in difficoltà faticano a trovare compromessi altrettanto efficaci tra efficienza aerodinamica e prestazione complessiva.
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