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Ex Ilva, Urso: “In gara un quarto grande operatore europeo, dobbiamo evitare la bomba sociale”

  • Postato il 25 agosto 2026
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  • Di Genova24
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Ex Ilva, Urso: “In gara un quarto grande operatore europeo, dobbiamo evitare la bomba sociale”

Genova. C’è anche un “quarto grande operatore europeo in gara per acquistare l’ex Ilva oltre a Flacks, Jindal e alla cordata italiana. Ad annunciarlo è il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso intervenendo al meeting di Comunione e Liberazione di Rimini.

Secondo quanto rivelato dal Tg3 si tratterebbe del gruppo ceco Ce Industries, una holding ceca con oltre 20 aziende tra Repubblica Ceca, Slovacchia, Croazia e Serbia attiva nei settori ferroviario, del riciclaggio delle materie prime, dell’ingegneria, dell’energia e dei beni di largo consumo.

Quella dell’Ilva è “una sfida che dobbiamo affrontare insieme per evitare che una decisione legittima della Corte d’Appello di Milano possa diventare una bomba sociale e produttiva per il territorio – ha aggiunto Urso -. Serve il coinvolgimento di tutte le istituzioni” e “a settembre, tra pochi giorni, sarà convocato il tavolo sull’Ilva. Lavoreremo tutti insieme portando ciascuno il proprio contributo”.

Il punto sulle trattative e il rischio di un “autunno caldo” a Genova

Un nuovo colpo di scena, quindi, dopo la doccia gelata della Corte d’appello di Milano che ha imposto la chiusura dell’area a caldo di Taranto e, pochi giorni dopo, l’operazione coordinata dal presidente ligure di Federacciai Antonio Gozzi per salvare gli impianti esclusi dal provvedimento, tra cui quelli di Cornigliano che altrimenti rischierebbero la stessa sorte infausta.

Alle 14 aziende che avevano sottoscritto la manifestazione di interesse – nello specifico ABS Acciaierie Bertoli Safau, Acciaieria Arvedi, Acciaierie Venete, Advanced Steel Solutions (Gruppo Asonext), AFV Acciaierie Beltrame, Alfa Acciai, Compagnia Siderurgica Italiana, Duferco Travi e Profilati, Feralpi Siderurgica, Ferriera Valsabbia, Lucchini RS Holding, Marcegaglia Carbon Steel, O.R.I. Martin e Rubiera Special Steel – si era aggiunta negli ultimi giorni anche Eusider della famiglia Anghileri.

Nel frattempo si rincorrono indiscrezioni secondo cui il gruppo americano guidato dall’inglese Michael Flacks non sarebbe più interessato agli asset siderurgici, ma solo sulle aree ex Ilva di Taranto. Com’è noto, tra l’altro, fanno gola anche (e forse soprattutto) quelle di Genova, su cui lo stesso Gozzi ha già dichiarato l’ipotesi di destinarne una parte alla logistica, ben sapendo che sono molti gli operatori alla finestra, anche riferiti a diverse attività industriali.

Speculazioni che non piacciono ai sindacati, che continuano a chiedere un forte intervento dello Stato e oggi rilanciano a Taranto il messaggio dello sciopero del 3 agosto: “Non si gioca con il futuro di 20.000 lavoratori! Ambiente, salute e lavoro“. A Genova si attende alla finestra con la promessa di un “autunno caldo” se non si troverà il modo di mantenere in funzione lo stabilimento di Cornigliano anche senza i coils che arrivano da Taranto.

Urso: “Chiedo la collaborazione di tutti”

“In condizioni estremamente critiche – ha detto Urso – chiedo la collaborazione di tutti come sempre ho ottenuto, noi lavoriamo con tutte le regioni a prescindere di quale sia la coalizione che legittimamente gli elettori hanno scelto per governare. Ebbene, è con la massima collaborazione istituzionale, con la massima responsabilità, che troveremo una soluzione anche per l’Ilva che contribuirà alla crescita dell’acciaio italiano”.

La produzione siderurgica dell’acciaio in Italia “è in aumento. Non siamo in crisi – ha ribadito Urso – È aumentata anche nei primi 6 mesi di quest’anno. Il dato di giugno rispetto allo scorso anno ci segnala un trend di crescita del 6,1% di produzione di acciaio tutto green. Perché l’Italia, con i suoi forni elettrici, è leader in Europa nella produzione di acciaio green. Purtroppo il problema è a Taranto. Credo che una soluzione vada trovata anche a Taranto e siamo in condizioni di trovarla”. A questo punto, ha proseguito il ministro, “dato che la Corte d’appello ha deciso per la chiusura dell’area a caldo, dobbiamo puntare sullo sviluppo della tecnologia green, che comunque facciamo a prescindere, cercando di mantenere la continuità produttiva malgrado la chiusura dell’area caldo e degli altoforni”.

In queste settimane hanno riaperto tre altoforni in Europa – ha aggiunto – mentre noi chiudiamo. Per due motivi: primo perché siamo purtroppo in un contesto di guerra, secondo perché grazie all’azione del nostro governo, dell’Italia, che rivendico, la Commissione europea ha cambiato le regole dal primo di luglio. E il paradosso è questo, noi siamo riusciti a cambiare le regole europee con le misure di salvaguardia sull’acciaio quindi la produzione europea può riattivare gli altoforni. E noi li chiudiamo”.

Autore
Genova24

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