Ex Ilva, si addensa la nebbia su Cornigliano: la trattativa non si chiude e spuntano altri soggetti
- Postato il 7 maggio 2026
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- Di Genova24
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Genova. Futuro sempre più incerto per l’ex Ilva. Il ministro delle Imprese Adolfo Urso aveva indicato aprile come obiettivo per la vendita, nelle scorse settimane c’era chi dava per fatta la cessione al gruppo indiano Jindal, invece è iniziato il mese di maggio e tutto sembra ancora in alto mare. A Cornigliano oltre mille lavoratori attendono risposte e 15mila abitanti non conoscono ancora il futuro della delegazione dopo l’ipotesi (per la verità caduta nel dimenticatoio) di un nuovo forno elettrico ad alimentare l’acciaieria.
“Le trattative per l’acquisizione di Acciaierie d’Italia proseguono e vedono coinvolti i due soggetti internazionali che hanno presentato un’offerta vincolante, il gruppo Flacks e il gruppo Jindal Steel International” e “altri soggetti stanno mostrando interesse, come è normale che sia”. Queste le parole di Urso rispondendo al question time alla Camera a un’interrogazione sulle notizie di stampa relative a un interessamento del gruppo Arvedi nell’ex Ilva. Altri soggetti interessati “possono in ogni momento presentare un’offerta, purché migliorativa rispetto a quelle già pervenute, trattandosi di una procedura aperta, come previsto dal bando, comparativa e realmente competitiva”, aggiunge Urso. Nell’ipotetico piano B del Governo, oltre alla società italiana, ci sarebbe Qatar Steel.
“I commissari hanno chiesto al gruppo Flacks di fornire prova documentale della sua capacità finanziaria e sono in corso approfondimenti fra i rispettivi team”, sottolinea il ministro. “I commissari si stanno in parallelo confrontando con il gruppo Jindal Steel international che, come sappiamo, è uno dei primari produttori di acciaio verde su scala mondiale e ha presentato un piano direttamente collegato infragruppo agli stabilimenti in Oman. Il piano industriale prevede di integrare l’attuale produzione di Ilva (bobine, laminate a caldo, tubi e lamiere singole) con prodotti per l’automotive, la difesa e per gli impianti di energie rinnovabili”, aggiunge. “I commissari stanno ora valutando la portata e i tempi degli investimenti che il gruppo intende mettere in campo, nonché le relative ricadute in termini di manutenzione e ammodernamento degli impianti, di tutela dell’ambiente e di decarbonizzazione”, continua Urso sottolineando che nel piano di Jindal è “prevista anche una produzione complessiva di 4 milioni di tonnellate nella fase transitoria e di 6 milioni a completamento della transizione verde“.
Il ministro precisa infine che, sulla cassa integrazione, “l’ultimo incontro, svoltosi presso il ministero del Lavoro, aveva per oggetto la concessione della cassa integrazione per 4.450 dipendenti, in continuità” ed “è stato formalizzato il verbale dell’incontro senza la firma delle organizzazioni sindacali, come già accaduto nel precedente piano di cassa integrazione. Attualmente i dipendenti in cassa integrazione sono 3.850”.
Nel frattempo i segretari generali di Fim, Fiom e Uilm, Ferdinando Uliano, Michele De Palma e Rocco Palombella, ritenendo “incomprensibile l’assoluta mancanza di confronto e di coinvolgimento, vista la situazione sempre più drammatica in cui versano migliaia di lavoratori e la totale ince3rtezza e confusione sul futuro, hanno inviato una lettera al Governo per sollecitare la convocazione del tavolo ex Ilva presso la presidenza del Consiglio, come da impegni presi nell’ultimo incontro tenutosi a Palazzo Chigi lo scorso 5 marzo”. Lo fanno sapere le stesse sigle sindacali in una nota unitaria. Gli stessi sindacati che a Genova, dopo l’autunno caldo in difesa della continuità produttiva dello stabilimento, sono silenti da tempo in attesa di capire cosa succederà.