Ex Ilva, scatta la “missione salvataggio” per Genova. I sindacati proclamano 8 ore di sciopero
- Postato il 28 luglio 2026
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- Di Genova24
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Genova. Mandare avanti lo stabilimento di Cornigliano a prescindere dalla chiusura dell’area a caldo di Taranto imposta dalla Corte d’appello di Milano entro tre mesi. È questo l’obiettivo condiviso in quelli che sembrano i giorni più neri per l’ex Ilva, almeno nel suo assetto storico.
I sindacati, oggi in riunione col governo a Palazzo Chigi, hanno proclamato otto ore di sciopero in tutti gli stabilimenti, ancora da capire quando e con quali modalità, mentre il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano ha annunciato l’avvio di un tavolo tecnico a partire da martedì prossimo, sottolineando che l’esecutivo non ha intenzione di rassegnarsi.
Nel frattempo il ministro delle Imprese Adolfo Urso ha incontrato in videoconferenza la sindaca Silvia Salis e il presidente della Regione Marco Bucci per fare il punto sulle prospettive per lo stabilimento genovese, che in assenza di interventi seguirebbe a ruota lo stesso destino di Taranto: niente più acciaio da lavorare e fermo degli impianti.
Salis: “Il problema principale è garantire la continuità dello stabilimento”
“Il pensiero principale, come sindaca di questa città, è capire in che modo si continuerà a garantire l’attività del nostro stabilimento e quindi la continuità del lavoro”, ha riferito Salis sottolineando che lo stop imposto a Taranto “porta apprensione come la porta a tutti. L’importante è tutelare il lavoro e la produzione nel nostro Paese, perché in questo momento di congiuntura internazionale abbiamo visto quanto è importante essere indipendenti”.
“Quello che ci ha detto il ministro – ha spiegato ancora Salis – è che ora apriranno diversi tavoli di confronto che partiranno all’inizio della settimana prossima e ha garantito, come ha garantito ai sindacati che ho sentito questa mattina per quanto riguarda la parte genovese, che non si discuterà di aree finché non sarà chiaro qual è il destino industriale, e quindi finché non sarà comprensibile quali sono i piani per i vari stabilimenti e, in generale, per la produzione dell’acciaio nel nostro Paese”. “Ci siamo detti che ci aggiorneremo a stretto giro e ci siamo detti disponibili a partecipare qualora fosse necessaria la la presenza dell’amministrazione comunale di Genova”, ha concluso.
Bucci: “Cornigliano asset strategico, fondamentale salvaguardare il lavoro”
“La decisione della magistratura che riguarda l’ex Ilva impone la massima attenzione da parte di tutte le istituzioni – spiega il governatore Marco Bucci in una nota dopo l’incontro con Urso -. Ho ribadito che lo stabilimento di Genova Cornigliano rappresenta un asset strategico per la siderurgia italiana e che la tutela dell’occupazione e della continuità produttiva del sito devono restare priorità assolute. Ho rinnovato la richiesta al Governo di mantenere un confronto costante con il territorio affinché ogni decisione tenga conto delle esigenze di Genova, dei lavoratori e dell’intero comparto industriale. In un momento così complesso è fondamentale preservare le competenze e il patrimonio industriale che il nostro territorio esprime. “Regione Liguria continuerà a lavorare in piena collaborazione con Governo, organizzazioni sindacali e tutti i soggetti coinvolti -perché l’obiettivo è sempre quello di salvaguardare il lavoro e il futuro del polo siderurgico di Cornigliano. Oggi più che mai servono responsabilità, dialogo e unità d’intenti”.
I sindacati: “Trovare una soluzione per alimentare gli impianti a freddo”
“L’area a caldo dopo questa sentenza va verso la chiusura – conferma Stefano Bonazzi, segretario generale della Fiom Genova presente all’incontro a Roma -. Oggettivamente è una vicenda inedita. Se si chiude l’area a caldo, a maggior ragione torna la necessità di acquistare sul mercato acciaio sotto forma di bramme e rotoli per alimentare gli impianti a freddo che invece sono pienamente produttivi. È una richiesta del sindacato: piuttosto che chiudere tutto, bisogna trovare una soluzione concreta e fattibile“.
Sul tavolo ci sono diverse ipotesi, dall’acquisto di materia prima sul mercato all’utilizzo del laminatoio a caldo di Taranto, che non è coinvolto dal decreto di chiusura dei giudici di Milano. In prospettiva, poi, torna d’attualità l’idea di costruire un laminatoio a caldo anche a Genova: non si tratterebbe di un forno elettrico (quindi sarebbe esclusa la produzione di acciaio) ma di una soluzione per poter rifornire lo stabilimento con costi inferiori.
Ex Ilva, possibile svolta nella gara per la vendita
Di sicuro tutto questo si ripercuoterà sulla gara per la vendita dell’ex Ilva che, senza la doccia fredda arrivata ieri, oggi avrebbe visto probabilmente la firma del pre-accordo con Jindal. Dal punto di vista formale non cambierà nulla, ma il decreto della Corte d’appello entrerà nel dataset a disposizione degli investitori, che a questo punto dovranno fare valutazioni soprattutto sull’area a freddo, dato che la produzione a caldo dovrà essere fermata.
“Il fatto che cambi l’oggetto cambia anche le carte in tavola – riflette Salis – e potrebbe, in questo senso potrebbe aprirsi uno spiraglio di speranza. Parlando solo di area a freddo potrebbe cambiare anche la disponibilità e la platea degli interessati, per cui è bene che la gara rimanga aperta e si colga la disponibilità di altri soggetti, magari anche nazionali”. I tempi? “Sicuramente entro quest’anno”. Nel frattempo bisognerà capire le mosse di Jindal, che negli scorsi mesi aveva mandato una delegazione a Genova.
Sullo stop a Taranto, comunque, non sembrano esserci alternative. “Non abbiano risposte tecniche da attuare nei 90 giorni fissati dal decreto”, ha detto ai sindacati Giancarlo Quaranta, uno dei commissari straordinari di Acciaierie d’Italia. E quindi “in modo responsabile e allineato al rispetto di quanto stabilito nel decreto, noi stiamo valutando le fasi che porteranno alla fermata degli impianti. La fermata dell’area a caldo comporterà la mancata produzione e via via si fermeranno anche gli impianti di laminazione a freddo e a caldo degli altri stabilimenti“. A meno che non si trovi un modo per alimentarli, come chiedono istituzioni e sindacati genovesi.
Il Pd: “Fase delicatissima, Genova deve continuare a lavorare”
“La decisione della Corte d’Appello di Milano che dispone la sospensione dell’attività dell’area a caldo di Taranto entro 90 giorni apre una fase delicatissima per il futuro dell’ex Ilva e impone al governo di assumersi fino in fondo la responsabilità di definire una strategia industriale nazionale che tuteli contemporaneamente salute, occupazione e produzione”. Lo dichiarano i deputati liguri del Partito Democratico Valentina Ghio, Alberto Pandolfo e Luca Pastorino, che hanno incontrato lavoratori e organizzazioni sindacali dell’ex Ilva davanti a Palazzo Chigi, in occasione dell’incontro convocato dal Governo dopo la sentenza.
“Comprendiamo la preoccupazione e l’angoscia dei lavoratori di Taranto, e quella delle migliaia di lavoratrici e lavoratori degli altri stabilimenti del gruppo, compreso quello di Genova. È proprio per questo che oggi serve una risposta unitaria: nessun territorio deve essere lasciato solo e nessun lavoratore deve pagare il prezzo dell’assenza di una politica industriale che il Governo avrebbe dovuto costruire da tempo – proseguono -. Genova può e deve continuare a lavorare. La continuità industriale inoltre va garantita all’intero gruppo. Le decisioni che verranno assunte nelle prossime settimane dovranno tenere insieme la salvaguardia dei posti di lavoro, il rispetto delle prescrizioni della magistratura e una prospettiva industriale credibile per tutti gli stabilimenti”, sottolineano.
“Chiediamo al Governo e ai commissari straordinari di aprire un confronto permanente con le organizzazioni sindacali e con i territori. È necessario individuare rapidamente le soluzioni per garantire gli approvvigionamenti, la continuità produttiva e il percorso di riconversione industriale, senza scaricare sui lavoratori il peso di questa crisi. Il futuro dell’ex Ilva riguarda l’intero sistema industriale italiano e va affrontato con una visione nazionale, non con interventi emergenziali o decisioni che rischiano di dividere i territori e compromettere definitivamente il patrimonio produttivo del Paese”, concludono.