Ex Ilva: fronte compatto di sindacati, politica e Chiesa contro lo stop alla produzione a Genova e Novi
- Postato il 9 ottobre 2026
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- Di Genova24
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Genova. La politica, i sindacati e la Chiesa: un fronte compatto quello che sta prendendo corpo contro la decisione di Acciaierie d’Italia di fermare la produzione dell’ex Ilva a Genova Cornigliano e a Novi Ligure entro il 15 novembre, mossa legata al decreto della Corte d’Appello di Milano che riguarda l’altoforno di Taranto.
La deadline è stata comunicata dall’azienda ai sindaci di Genova e Novi, Silvia Salis e Rocchino Muliere, con un messaggio ufficiale. Messaggio che è stato subito accolto con grande preoccupazione dai due primi cittadini per le inevitabili conseguenze che questo stop al lavoro provocherà. Salis e Muliere hanno diramato una nota a quattro mani, cosa poi fatta anche dai presidenti di Regione Piemonte e Liguria Alberto Cirio e Marco Bucci e, stamani, dai vescovi di Genova e Tortona, Marco Tasca e Guido Marini.
Questa mattina a margine di una conferenza stampa la sindaca Salis è tornata sulla questione parlando di “paradosso ex Ilva”: “Genova vive una situazione abbastanza particolare, ha un mercato vivo, ha solo bisogno della materia prima e i sindacati chiedono questo: la materia prima per poter lavorare”.
“Basterebbe – prosegue – fare arrivare i coils per far lavorare i nostri operai, credo che sia una richiesta non dico semplice da realizzare, ma che sta nella linea del mercato”. Per quanto riguarda l’ipotesi del forno elettrico, impianto sulla quale Salis aveva dato una disponibilità di massima – che le era fruttata forti critiche dal territorio e i comitati di Cornigliano – afferma: “è un anno che sentiamo dire le stesse cose. Bisognerebbe riuscire a trovare una linea che abbia un respiro più lungo di due o tre mesi anche per dare solidità al mercato”.
La sindaca di Genova conferma di essere in costante contatto con i sindacati. Che, ieri sera, hanno annunciato uno sciopero nazionale per lunedì 12 ottobre e che – a Cornigliano – saranno in assemblea davanti alla portineria alle 7 dello stesso lunedì. Non è escluso, ed anzi molto probabile, che si muovano in corteo.
Intanto i segretari generali della Cgil Genova e Liguria, Alessandro Pagano e Maurizio Calà, ribadiscono il concetto già enunciato ieri dalla Fiom: “L’ex Ilva di Genova non può e non deve chiudere nemmeno per un minuto”.
Sulla vertenza e sul percorso di vendita del gruppo, parole severe: “Su ex Ilva abbiamo sentito solo chiacchiere e siamo arrivati al paradosso che si rischia la chiusura di siti produttivi che hanno ordini e mercato”.
Per la Cgil “la chiusura di un sito produttivo che ha lavoro come Genova certificherebbe la volontà del Governo di mettere la parola fine all’acciaio nel nostro Paese con tutto quello che questo può significare a livello economico e sociale non solo per la città ma per tutta Italia”.
“Il Governo ha il dovere di trovare una soluzione per evitare questo scempio perché il Paese non può rischiare di perdere l’acciaio: sosterremo la lotta dei lavoratori con tutti gli strumenti possibili e chiediamo alla città e alle istituzioni di restare vicino ai metalmeccanici per reagire insieme a tutela del lavoro e della siderurgia di questo Paese”, concludono.