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Ex Ilva, Flacks: «Serve prestito da 500 milioni, non scudo penale»

  • Postato il 22 aprile 2026
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  • Di Quotidiano del Sud
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Ex Ilva, Flacks: «Serve prestito da 500 milioni, non scudo penale»

Il Quotidiano del Sud
Ex Ilva, Flacks: «Serve prestito da 500 milioni, non scudo penale»

Michael Flacks propone il salvataggio dell’ex Ilva: chiede 500 milioni di prestito ponte, rifiuta lo scudo penale e promette investimenti.


TARANTO – Michael Flacks, presidente di Flacks Group, rompe il silenzio sul futuro dell’ex Ilva con dichiarazioni che non lasciano spazio a interpretazioni diplomatiche. Intervistato su Tg24 Economia, l’imprenditore ha delineato la sua visione per il salvataggio del colosso siderurgico di Taranto, ponendo condizioni chiare e lanciando un ultimatum al Governo.

«ILVA SUL LETTO DI MORTE»

Per Flacks, la situazione dello stabilimento è arrivata a un punto di non ritorno. La sua analisi è spietata: «Al momento nessuno investirebbe un dollaro in Ilva, è stato ucciso il business». Una diagnosi che non lascia spazio a ottimismo senza un cambio radicale di rotta.

L’imprenditore ha poi proseguito con un’alternativa secca: «È sul letto di morte. Due cose possono accadere: o la salvo io o continuerà a rubare al governo 100 milioni al mese».

SULL’EX ILVA FLACKS È CHIARO: NO ALLO SCUDO, SÌ AL PRESTITO PONTE

A differenza di altri potenziali investitori o delle gestioni passate, Flacks si smarca dalle polemiche sulle garanzie legali e ambientali. «Lo scudo penale non mi interessa e non siamo preoccupati dalla bonifica ambientale», ha chiarito, spostando il focus dal piano giudiziario a quello puramente finanziario e operativo.

La chiave per la ripartenza, secondo il numero uno di Flacks Group, risiede in una massiccia iniezione di liquidità iniziale. Flacks ha ribadito di avere bisogno di un prestito ponte dal governo di «500 milioni di euro per avviare il business», assicurando la massima serietà sulla restituzione: «Lo restituirò, è garantito».

IL RUOLO DELLE BANCHE E L’INVESTIMENTO PRIVATO

L’imprenditore ha tenuto a precisare che la sua proposta non è una richiesta di assistenza a fondo perduto. «Io non voglio nessuna beneficienza», ha sottolineato, dichiarandosi «pronto a investire del denaro, 100 milioni, 200 milioni», a patto però di avere il supporto del sistema creditizio. Tuttavia, il vero nodo resta la credibilità attuale dell’azienda agli occhi dei finanziatori privati: «Le banche, allo stato delle cose, non ci metteranno un dollaro».

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