Ex Ilva, ecco la “cordata italiana”: Federacciai annuncia una manifestazione di interesse
- Postato il 10 agosto 2026
- Altre News
- Di Genova24
- 0 Visualizzazioni
- 2 min di lettura
Generazione sintesi AI in corso…
Genova. Il consiglio di presidenza di Federacciai “ha dato mandato al presidente Gozzi” di inviare “una manifestazione di interesse” per l’acquisizione degli impianti di ex Ilva “non interessati dal blocco dell’area a caldo conseguente all’ordinanza della Corte d’appello di Milano”. Lo fa sapere l’associazione di imprese in una nota.
L’iniziativa sarà “in nome e per conto di un gruppo di aziende che hanno già manifestato il proprio interesse a partecipare all’iniziativa e di quelle che potrebbero aggregarsi nei prossimi giorni”. La manifestazione di interesse sarà però “subordinata alla verifica di una serie di condizioni abilitanti, necessarie a consentire l’intervento industriale” con mandato a Gozzi di “verificare con il Governo l’esistenza di tali condizioni”.
Prende forma dunque l’ipotesi della “cordata italiana” per il salvataggio dell’ex Ilva dopo il provvedimento dei giudici milanesi che, accogliendo il ricorso dei Genitori Tarantini, hanno imposto lo stop entro 90 giorni agli altiforni di Taranto e agli impianti connessi per la presenza di amianto ed emissioni nocive. Circostanza che obbligherebbe a fermare a cascata tutte le fabbriche del gruppo, compresa quella di Genova.
Ad annunciare l’ipotesi era stato lo stesso Antonio Gozzi, presidente di Duferco, a margine del tavolo con Confindustria e rappresentanti delle principali aziende siderurgiche italiane. E il ministro delle Imprese Adolfo Urso aveva assicurato alla Camera: “Ci sono le condizioni per realizzarlo“. Sul tavolo c’è ancora la proposta del colosso indiano Jindal, da aggiornare tenendo conto degli sviluppi giudiziari.
Ma l’urgenza per l’acciaieria di Cornigliano – ancora prima di conoscere il futuro a lungo termine – è reperire materiale per mantenere in funzione gli impianti quando da Taranto non arriverà più nulla, cioè da fine ottobre in poi, salvo clamorosi ribaltoni. La fabbrica avrebbe al massimo un mese di autonomia, poi dovrebbe fermarsi. A meno che i commissari non mettano in atto un piano per acquistare rotoli già pronti (più costosi) o bramme (da trasformare in rotoli nel laminatoio di Taranto, che non è interessato dall’ordinanza di Milano) da inviare agli stabilimenti del Nord per le lavorazioni a freddo.
La proposta è arrivata negli scorsi giorni dai sindacati – pronti a organizzare nuove clamorose proteste sulla scia di quanto è andato in scena a Genova lo scorso autunno – ed è sostenuta anche da Comune e Regione che nelle prossime settimane incontreranno nuovamente il ministro Urso per fare il punto della situazione.