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Evenepoel, hai visto che van der Poel? Maxi fuga vincente in solitaria di 174 chilometri: "Ora si che la gamba gira..."

  • Postato il 21 settembre 2026
  • Di Virgilio.it
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In sintesi

Generazione sintesi AI in corso…

Evenepoel, hai visto che van der Poel? Maxi fuga vincente in solitaria di 174 chilometri: "Ora si che la gamba gira..."

La certezza finale sta tutta nella parte finale del nome. Perché che si tratti di Remco Evenepoel o Mathieu van dr Poel, le ultime 4 lettere vanno a braccetto. Ed è plausibile (non necessariamente probabile) che nella prossima stagione sulle spalle della nuova maglia iridata, il nome scritto nel riquadro del numero di gara avrà appunto la parte terminale legata a quelle 4 letterine magiche. Perché a Montreal gli uomini più attesi saranno loro. Con uno che s’è portato avanti col lavoro conquistando l’ennesimo oro a cronometro, mentre l’altro nella terra lussemburghese ha deciso a suo modo di mandare un segnale, facendo la storia.

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Perché nessun corridore aveva mai vinto una corsa in linea a livello professionistico scattando praticamente dal chilometro zero e restando all’aria senza avere alcun altro compagno di fuga. Qualcosa che non s’era mai ammirata prima: van der Poel ha completato 174 chilometri di fuga solitaria, arrivando a contare circa 5 minuti di vantaggio sul gruppo, per poi controllare il ritorno della carovana e tenersi un minuto per il finale.

Una prova di forza, ma anche (se non soprattutto) una… prova in tutti i sensi: l’olandese voleva testare la gamba per Montreal, e su un percorso di quasi 3.000 metri di dislivello ha saputo saggiare al massimo le proprie ambizioni, oltre che la condizione con la quale si presenterà all’appuntamento iridato.In realtà non ero partito con questa idea, perché non avevo messo in piano di scattare a inizio giornata e restare solo tanto a lungo, ma una volta che è successo sono semplicemente andato via del mio passo, ha spiegato il corridore dell’Alpecin Deceuninck. Quasi lasciando sembrare il tutto di una facilità disarmante.

“Come mi sento? Le gambe adesso girano, mi sono veramente divertito e si, spero che questa prova possa essere replicata anche domenica prossima a Montreal. Nei primi giorni al Giro del Lussemburgo sentivo la gamba pesante, forse perché mi ero allenato troppo in Spagna, ma adesso penso di essere nello stato in cui avrei voluto essere”.

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La variabile Van Aert per un Belgio a due punte

La sfida a Evenepoel, insomma, è lanciata. Dopotutto entrambi sanno come si fa a vincere un mondiale: c’è riuscito Remco nel 2022 a Wollongong (edizione famosa anche per l’alterco avuto nell’hotel in cui alloggiava van der Poel la sera prima della gara, con relativo arresto lampo e gara anonima il giorno seguente), c’è riuscito Mathieu nel 2023 a Glasgow, prima cioè che arrivasse Pogacar a prendersi tutto quel che passava il convento.

Lo sloveno però stavolta sarà spettatore di un duello che si preannuncia elettrizzante, col Belgio che avrà un’altra carta pesante da giocare, perché Wout Van Aert dovrebbe (il condizionale è d’obbligo) partire in appoggio a Evenepoel, ma in base a come si potrebbe sviluppare la corsa non avrebbe certo alcuna remore a presentarsi lui stesso come il capitano della selezione belga, visto anche come è uscito (cioè bene) dalla Vuelta.

Ma sulla carta è van der Poel il rivale più temuto dai belgi: per storia, tradizione e caratteristiche, è certamente quello da tenere d’occhio maggiormente. E dopo la maxi fuga di domenica (battuto il precedente record dell’australiano David Mackenzie di 164 km, stabilito nella settima tappa del Giro 2000) è impossibile non pensare a lui come il grande rivale di Remco nella corsa alla maglia arcobaleno.

Seixas e Del Toro outsider. E gli italiani ci credono

Chiaramente il novero dei potenziali candidati alla vittoria finale è piuttosto ampio. Paul Seixas, bronzo nella cronometro, ha trovato nuova linfa dopo un periodo nel quale aveva seminato qualche inevitabile dubbio sulla sua condizione. Anche Del Toro però è desideroso di dare una zampata, magari cercando di apprendere qualche consiglio dal grande mentore Pogacar, suo compagno alla UAE.

Pidcock, Mas e Pedersen hanno entrambi le loro carte da giocare, in base anche a come evolverà la corsa, e lo stesso dicasi degli italiani, con Giulio Pellizzari e Giulio Ciccone decisi a sfruttare ogni opportunità che si presenterà lungo il tracciato.

L’Italia avrà anche Davide Piganzoli, fresco vincitore del Giro del Lussemburgo, oltre a Lorenzo Mark Finn e Alberto Bettiol: ha ragione chi ritiene che una nazionale così competitiva e ben assortita non si vedeva da anni, ma anche senza Pogacar il pronostico penderà tutto dalla parte di belgi e neerlandesi.

Autore
Virgilio.it

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