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Europei di atletica, l'Italia è la vera regina: dietro Battocletti e Tamberi i talenti non mancano (Doualla su tutti)

  • Postato il 17 agosto 2026
  • Di Virgilio.it
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In sintesi

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Europei di atletica, l'Italia è la vera regina: dietro Battocletti e Tamberi i talenti non mancano (Doualla su tutti)

Per fare la storia non serve andare a scomodarla. Nel senso che quella dell’atletica italiana ha una linea di confine ben evidente: nel 2021 il mondo era ancora scosso dalla pandemia, ma a Tokyo è germogliato qualcosa di cui nessuno poteva avere contezza. Forse solo Stefano Mei, presidente federale da pochi mesi, che invero qualche segnale l’aveva mandato prima dei giochi olimpici giapponesi. Sentiva che il vento stava cambiando, ma da qui a pensare a ciò che avrebbe raccontato il futuro a breve scadenza ce ne passava. E a leggere i numeri, quasi si fatica ancora a credere che tutto questo sia vero.

Mei “Ora i mondiali a Roma nel 2029 (o nel 2031)”

Dopotutto Birmingham doveva essere soltanto una tappa di passaggio. L’aveva detto proprio Mei alla vigilia della spedizione: “Mi aspetto un rendimento importante, a metà tra le 12 medaglie di Spalato 1990 e le 24 conquistate a Roma due anni fa. Ripeterci nel medagliere? Non scherziamo, ma a 15 medaglie potrei ritenermi più che soddisfatto”. Di medaglie invece ne sono arrivate 22, e a pensarci bene almeno tre sono venute meno perché la malasorte c’ha messo lo zampino (gli infortuni di Jacobs e Furlani valgono almeno tre metalli tra 100 metri, salto in lungo e staffetta 4×100).

Insomma, il record degli Europei casalinghi di due anni fa ha vacillato forte, ma le 22 medaglie di Birmingham, se possibile, valgono ancora di più. “Siamo il Paese più forte, la pista ha detto questo e non c’è modo di cambiare nulla. Roma 2024 non era stato un caso e questo Europei l’hanno confermato. Adesso pensiamo ai prossimi appuntamenti mondiali e olimpici, e soprattutto pensiamo a portare la competizione iridata a Roma nel 2029 (o 2031): la FIDAL assieme a Comune, Regione e Governo lavorano fianco a fianco per portare avanti un progetto che è ottimo, il migliore di tutti. Anche se le città con le quali a settembre andremo a competere (Londra, Monaco di Baviera e Nairobi) sono tutte all’altezza”.

In dieci anni un balzo in avanti senza precedenti

Otto anni fa da Berlino l’Italia tornava a casa con 6 medaglie, di cui una d’oro e una d’argento arrivate entrambi nella maratona a squadre. A Zurigo, dodici anni fa, le medaglie furono soltanto tre, come a Goteborg nel 2006. Non si parla di ere geologiche distanti chissà quanto nel tempo: fino a una decina d’anni fa l’Italia si reggeva su singoli exploit, oggi è un collettivo che trasuda orgoglio e grande solidità in ogni sua componente.

Ha tante frecce al suo arco, può persino permettersi il lusso di vedere un campione olimpico (Jacobs) e uno mondiale (Furlani) dare forfait senza che il bottino generale finisse per risentirne. È ancorata a punte di eccellenza assolute come Nadia Battocletti, la mezzofondista più forte al mondo a esclusione delle africane (lei che per parte di mamma è marocchina, ma che nel cuore del Trentino ha trovato la sua perfetta armonia). E come l’eterno Gimbo Tamberi, che anche nell’anno più buio della carriera ha dimostrato che basta scegliere la serata giusta per far risplendere il sole.

Anche Leonardo Fabbri e Andy Diaz si sono dimostrati di un altro pianeta: Fabbri quest’anno ha lanciato come nessun altro al mondo, Diaz ha fatto capire di essere probabilmente l’unico in grado di poter ambire ad abbattere il record di Edwards nel triplo, che quest’anno compie 31 anni (14 centimetri la differenza rimasta). Larissa Iapichino poi ha ribadito che quando è nelle condizioni di poter competere al meglio vale un piazzamento davanti a tutte le rivali, anche le più esperte e blasonate.

L’Italia del presente, ma soprattutto del futuro

La vera forza della nazionale azzurra è però la profondità di soluzioni e interpreti, che rappresenta una rivoluzione totale rispetto alle abitudini passate. Con 45 piazzamenti nelle prime 8 posizioni e 226 punti nella classifica per Nazioni, l’Italia ha ribadito di essere diventata la leader assoluta in campo continentale.

E a differenza di altre discipline può contare su un bel ricambio generazionale in quasi tutti i settori: gente come Matteo Sioli, Sofia Fiorini, Alexandrina Mihai, Mohamed Souassi, Alice Pagliarini, Francesco Inzoli, Filippo Dezza e Francesco Pernici hanno tutto per poter pensare di diventare i riferimenti degli anni a venire, senza dimenticare che gente come Furlani, Iapichino e l’astro nascente Doualla, che ha spopolato ai mondiali Under 20 assieme anche a Daniele Inzoli, fratello di Francesco.

Tokyo 2020 ha cambiato per sempre la direzione, adesso però c’è da fare l’ultimo step: impiantistiche e strutture dovranno andare di pari passo con i trionfi recenti. E poi tra un anno a Pechino, nei mondiali che precederanno l’anno olimpico (e gli Europei di Chorzov), provare a migliorare ancora dopo il record di 7 medaglie di Tokyo 2025. Perché a questa Italia, diventata ormai la regina d’Europa, non si può più precludere niente.

Autore
Virgilio.it

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