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In sintesi
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Costruito da zero e inaugurato nel 2024, il terminal degli arrivi dell'aeroporto Roland Garros dell'isola della Riunione, vicino al Madagascar, ha una particolarità: pur trovandosi in un'area tropicale a sud dell'equatore, non ha aria condizionata.
Nei mesi più caldi e umidi, da novembre ad aprile, i 30 °C esterni diventano 25-26 internamente grazie a una combinazione di enormi ventilatori a soffitto e alla particolare struttura del tetto, che permette all'aria esterna di entrare rinfrescando l'ambiente.. Il progetto è frutto della mente visionaria di Marc Delanoë, nel 2016 capo del team ambiente ed energia dell'aeroporto e attualmente direttore dello sviluppo sostenibile. Dieci anni fa, agli albori del progetto, fu lui a decidere di non utilizzare l'aria condizionata per rinfrescare gli ambienti del nuovo terminal: «Mi sono assunto la responsabilità di dimostrare alla mia direzione che non usare l'aria condizionata era fattibile: una scommessa rischiosa, ma più studiavamo più capivamo di essere nel giusto», spiega al Guardian.. Tetto a onde e ventilatori a soffitto
La particolarità dell'edificio è il tetto, che ha un profilo leggermente ondulato e si divide in due metà separate da una spaccatura centrale, una sorta di canyon che crea una zona di bassa pressione in grado di richiamare l'aria all'interno.
La brezza passa quindi attraverso le oltre 800 finestre a lamelle automatizzate che possono essere regolate in base al meteo: durante i mesi più caldi e umidi le finestre rimangono totalmente aperte e gli alisei, i venti costanti della zona che soffiano da est, riescono ad abbassare di 4-5 °C la temperatura interna, portandola a 25-26 °C; in inverno, quando il clima esterno è più mite e secco, l'immissione di aria esterna viene ridotta, mentre durante un ciclone l'intero edificio viene chiuso totalmente. A contribuire al raffrescamento vi sono alcuni ventilatori a soffitto con un diametro di 7,5 metri.. Costi ed emissioni ridotti
La costruzione dell'edificio è costata 60 milioni di euro: dalla sua apertura l'aeroporto ha risparmiato 150.000 euro l'anno in bollette elettriche, una riduzione del 60% in confronto agli edifici dotati di aria condizionata. Ci sono state ricadute positive anche sull'ambiente, con emissioni di CO2 otto volte inferiori rispetto a un edificio climatizzato.. E in Europa?
Il terminal dell'isola della Riunione è un esempio virtuoso di architettura sostenibile, che però non è replicabile ovunque: l'isola ha un clima tropicale, ma nei mesi estivi le temperature oscillano generalmente tra i 23 e i 30 °C – ben lontani dai 40 °C registrati in Europa nelle ultime estati. Sull'isola soffiano inoltre gli alisei, venti costanti che permettono il ricircolo dell'aria in edifici chiusi. Oltre a ciò, bisogna tenere conto dell'inquinamento, inesistente sull'isola francese ma ben presente nelle grandi città del Vecchio Continente: «Tutti gli inquinanti si concentrerebbero all'interno, non può funzionare», commenta Delanoë.. Secondo Delanoë, però, anche noi europei dovremmo rinunciare all'aria condizionata e sfruttare la ventilazione naturale: si tratta (almeno in parte) di abituare il corpo a "sopportare" più caldo. È chiaro che se a casa e in macchina abbiamo 20 °C, arrivare in un ufficio dove ce ne sono 28 sarà un problema. Ma se impariamo a ridurre l'uso del condizionatore, soffriremo meno il caldo. Resta però un limite oggettivo: con temperature che toccano o superano i 40 °C, come accaduto sempre più spesso nelle ultime estati europee, la ventilazione naturale da sola difficilmente basterà a mantenerci al fresco..
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