“Emigrata in Svizzera a 56 anni. In Italia ero invisibile per lo Stato. Qui non ti regalano confidenza, ma ti rispettano”
- Postato il 9 agosto 2026
- Cervelli In Fuga
- Di Il Fatto Quotidiano
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A 56 anni, mentre molti iniziano a fare i conti con la pensione, Fina Cannella ha fatto una valigia. Dentro non c’erano grandi progetti di carriera, né l’idea di reinventarsi dall’altra parte d’Europa. C’era qualcosa di molto più viscerale: il bisogno di smettere di sentirsi invisibile. Per quasi tutta la vita ha lavorato in Sicilia. Bar, locali, organizzazione di eventi, perfino un call center. Sempre con la stessa reputazione: affidabile, preparata, apprezzata. Eppure, quando guarda il suo estratto contributivo, sa che per lo Stato tutto quel lavoro vale appena tre anni. “Lo sapevo già, non è stata una scoperta improvvisa. Ma avevo due figli da crescere da sola e, se non avessi accettato quei lavori in nero, li avrebbe presi qualcun altro. Al Sud funziona spesso così. Alla fine mi sono resa conto che avevo lavorato una vita e, per lo Stato, semplicemente non esistevo”, racconta a ilfattoquotidiano.it.
Così, nel novembre del 2024, lascia il suo paese dell’entroterra siciliano e raggiunge Zurigo, dove vive già uno dei figli. Non parte per inseguire stipendi da capogiro. Parte perché vuole lavorare ancora dieci anni e costruirsi una pensione dignitosa. La decisione arriva dopo mesi di riflessioni, ma si concretizza in pochi giorni. “Mi si erano ridotte le ore di lavoro. Lavoravo solo nei weekend per 600 euro al mese e nemmeno in regola. Una mattina mi sono svegliata, ho comprato un biglietto e nel giro di una settimana sono partita con una sola valigia”.
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