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Emergenza siccità nel Torinese: agricoltura in ginocchio, perdite per oltre 30 milioni di euro

  • Postato il 23 luglio 2026
  • Cronaca
  • Di Quotidiano Piemontese
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  • 3 min di lettura
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Emergenza siccità nel Torinese: agricoltura in ginocchio, perdite per oltre 30 milioni di euro

TORINO – Un conto salatissimo che rischia di salire ancora. L’emergenza idrica sta sferrando un colpo durissimo all’agricoltura del territorio torinese: secondo le prime stime diffuse da Coldiretti Torino, i danni stimabili per il settore superano già i 30 milioni di euro.

A pagare il prezzo più alto è il mais, vero e proprio pilastro dell’economia agricola locale. In un’annata normale, l’area torinese garantisce da sola un terzo dell’intera produzione piemontese, con oltre 4,8 milioni di quintali coltivati da 4.600 aziende su circa 48.800 ettari. Oggi, quella ricchezza è a serio rischio.

I numeri del disastro: crolla la produzione

Le previsioni per la imminente campagna di raccolta delineano un quadro drammatico:

  • Superfici irrigue (-30%): le derivazioni d’acqua sono al limite e gli agricoltori sono costretti a ricorrere a costosi pompaggi dalla falda. Nonostante gli sforzi, le pannocchie faticano a crescere, presentando chicchi più piccoli e radi.
  • Superfici non irrigue (-70%): nelle aree che si affidano esclusivamente alle piogge, le coltivazioni stanno letteralmente seccando, portando a una quasi totale perdita del raccolto.

A peggiorare la situazione interviene il contesto economico internazionale. La stima di 30 milioni di euro si basa sui prezzi attuali della Borsa Cereali di Torino. Tuttavia, con la spinta delle tensioni geopolitiche e delle speculazioni sui mercati, le quotazioni del mais potrebbero impennarsi ulteriormente, facendo lievitare anche il valore economico delle perdite.

Una risorsa strategica per l’economia

«Al di là della cifra già significativa (e siamo ancora lontani dalla trebbiatura) della perdita economica per le nostre aziende agricole – commenta il presidente di Coldiretti Torino, Bruno Mecca Cici – vogliamo ricordare che oggi il mais è sempre più una coltura strategica, che non solo è alla base della produzione di alimenti da proteine animali, ma anche una materia prima al centro di molte produzioni industriali: dalle basi per preparazioni dell’industria alimentare fino all’amido per vari usi, dai dolcificanti alle bioplastiche compostabili per oggetti di uso comune».

La drammatica carenza di prodotto locale costringerà l’Italia ad aumentare la propria dipendenza dalle importazioni dall’estero.

L’appello: servono interventi strutturali e innovazione

La crisi idrica non è più un problema circoscritto ai soli campi. Come sottolinea il direttore di Coldiretti Torino, Carlo Loffreda, l’impatto si rifletterà sull’intero “Sistema Paese”: Se gli agricoltori non producono, si genera un deficit di cibo e materie prime che travolge l’intera filiera agroindustriale. Non servono più soluzioni tampone, ma interventi strutturali imminenti.

Tra le misure urgenti individuate da Coldiretti figurano:

  • Un piano per la realizzazione di piccoli invasi diffusi sul territorio.
  • L’uso plurimo delle acque idroelettriche e incentivi per il risparmio idrico.
  • Meno burocrazia per lo scavo di nuovi pozzi.
  • Sostegno alla ricerca scientifica, in particolare sulle Tecniche di Evoluzione Assistita (TEA), per selezionare sementi e piante più resistenti ai cambiamenti climatici e alla scarsità d’acqua.

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Quotidiano Piemontese

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