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Elezioni Russia, il partito di Putin prende il 58% e 355 seggi alla Duma: è record. L’Ue: “Contesto politico sempre più autoritario”

  • Postato il 21 settembre 2026
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  • Di Il Fatto Quotidiano
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Elezioni Russia, il partito di Putin prende il 58% e 355 seggi alla Duma: è record. L’Ue: “Contesto politico sempre più autoritario”

Russia Unita, il partito di Vladimir Putin, ha ottenuto il 57,83% dei voti e si è aggiudicato il numero record di 355 seggi alla Duma di Stato, che ne conta 450. E’ quanto emerge dai dati diffusi dalla Commissione elettorale centrale. Nelle precedenti elezioni, cinque anni fa, Russia Unita aveva ottenuto 324 seggi. “Questi dati, naturalmente, indicano il più alto livello di consenso all’interno della società russa attorno al capo dello Stato”, ha commentato il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov durante un incontro con i giornalisti.

Il Partito Comunista, arrivato secondo, ha ottenuto il 13,81% dei voti e 40 seggi. Il Partito Liberaldemocratico ha ottenuto l’8,98% e 25 seggi. Il partito Gente Nuova il 7,96% dei voti e 20 seggi. Non supera, invece, la soglia di sbarramento del 5% Russia giusta, partito dell'”opposizione di sistema”, vale a dire la finta opposizione tollerata dal Cremlino che di fatto alla Camera bassa del Parlamento vota sempre come richiesto. Secondo i risultati ancora preliminari, ma frutto dello scrutinio del 94,95% delle schede, il partito avrebbe preso solo il 4,96% dei voti nel voto di lista. L’affluenza è stata del 59%, in rialzo rispetto al 51,7% delle precedenti elezioni, nel 2021.

Dopo quattro anni e mezzo di guerra, il risultato assume un’importanza particolare per il Cremlino. Contro l’Ucraina Putin non è ancora riuscito a ottenere una vittoria decisiva e non può porre fine alla guerra senza spiegare a cosa siano serviti gli enormi sacrifici richiesti alla popolazione in termini di soldati mandati al fronte e di conseguenze sull’economia causate dalle sanzioni imposte dai paesi occidentali. Man mano che il conflitto procede, quindi il presidente russo ha quindi bisogno di conferme periodiche che il Paese approvi la linea politica da lui scelta, e ora una conferma è arrivata.

Il 10 agosto la Corte Suprema aveva escluso dalla competizione Yabloko, l’unico partito esplicitamente contro la guerra, che chiedeva un cessate il fuoco e negoziati di pace. Ufficialmente il partito è stato estromesso per aver violato le norme sul finanziamento delle campagne elettorali e sulla proprietà intellettuale, ma la decisione è arrivata dopo che secondo alcuni sondaggi il sostegno di Yabloko era salito a circa il 6%, percentuale che avrebbe permesso di superare lo sbarramento del 5% per entrare alla Duma, rispetto all’1,2% ottenuto nelle elezioni del 2021.

Le elezioni della Duma di Stato russa, tenutesi dal 18 al 20 settembre, “hanno evidenziato la continua e profonda erosione della democrazia in Russia, in un contesto politico sempre più autoritario – si legge in una nota del Consiglio europeo -. L’assenza di parità di condizioni è stata ulteriormente aggravata dalla guerra di aggressione illegale condotta dalla Russia contro l’Ucraina e dalla continua occupazione illegale dei territori ucraini”.

“Le autorità russe hanno continuato ad intensificare la repressione sistematica e istituzionalizzata, sia interna che transnazionale, per escludere qualsiasi forza di opposizione democratica dal contestare lo status quo. La decisione di escludere i candidati del partito Yabloko dalle liste federali ha ulteriormente limitato la scelta degli elettori russi, escludendo dal processo elettorale una delle ultime forze di opposizione rimaste e l’unico partito con una piattaforma pacifista”.

L’Unione europea, inoltre, “deplora la decisione della Federazione Russa di non invitare gli osservatori dell’Osce a queste elezioni. Tale decisione dimostra ulteriormente il comportamento della Federazione Russa, che non rispetta gli impegni vincolanti assunti da tutti gli Stati partecipanti all’Osce, e nega agli elettori e alle istituzioni russe una valutazione imparziale e indipendente di queste elezioni”.

Inoltre, il Consiglio “condanna inequivocabilmente l’organizzazione illegale delle cosiddette “elezioni” da parte della Federazione Russa nei territori ucraini temporaneamente occupati, vale a dire la Repubblica Autonoma di Crimea e la città di Sebastopoli, nonché in alcune parti delle regioni di Donetsk, Luhansk, Zaporizhzhia e Kherson. Queste cosiddette ‘elezioni’ rappresentano un’ulteriore palese violazione da parte della Russia del diritto internazionale, compresa la Carta delle Nazioni Unite, e dell’indipendenza, della sovranità e dell’integrità territoriale dell’Ucraina”. “L’Unione Europea – conclude il comunicato – ribadisce di non riconoscere e di non riconoscere mai né lo svolgimento di queste cosiddette ‘elezioni’ nei territori temporaneamente occupati dell’Ucraina, né i loro risultati”.

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Il Fatto Quotidiano

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