Elezioni in Svezia, centrosinistra in vantaggio di tre seggi: l’estrema destra di Åkesson arretra. Al centro del dibattito il tema migranti
- Postato il 14 settembre 2026
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- Di Il Fatto Quotidiano
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“Siamo davanti alle prime elezioni in Svezia in cui l’immigrazione musulmana che abbiamo subito può essere decisiva”. Aveva chiuso così il suo ultimo intervento tv alla fine della campagna elettorale Jimmie Åkesson, leader degli Sveriademokraterna, i Democratici Svedesi, partito di estrema destra. E forse potrebbe essere andata proprio così per gli SD, arretrati per la prima volta in vent’anni, e di quasi tre punti percentuali, che perdono il titolo di secondo partito del Paese. È venuta meno, probabilmente, quella parte di elettorato fatto da immigrati di seconda o terza generazione che, dopo avere trovato la propria collocazione nel mondo del lavoro, in passato lo avevano votato per smarcarsi da quanti invece abusavano dei sussidi del sistema svedese.
Gli esiti della consultazione elettorale del 13 settembre – per la quale l’Europa stava col fiato sospeso in particolare dopo il successo riscosso in Sassonia dagli ultranazionalisti dell’Afd – ha visto gli svedesi recarsi alle urne per eleggere in un’unica soluzione tutte le cariche dello Stato. I risultati non saranno definitivi prima di mercoledì, ma i dati significativi ci sono già. Primo fra tutti una lotta all’ultimo voto. “È incredibilmente emozionante”, ha dichiarato già domenica sera il professore di Scienze Politiche all’università di Göteborg Henrik Ekengren Oscarsson, voce di riferimento a livello internazionale.
Alle 5 del mattino, con il 94% dei voti scrutinati, il centrosinistra guidato dalla socialdemocratica Magdalena Andersson, aveva ottenuto 176 seggi e i partiti dell’uscente coalizione di centrodestra del moderato Ulf Kristersson, (l’alleanza di Tidö) 173. Un quasi pareggio che ricorda l’esito delle elezioni del 2018, quando il centrosinistra guidato dall’allora premier uscente Stefan Löfven, Socialdemocratico, spuntò un solo seggio in più allo stesso Kristersson, generando uno stallo alla guida del Paese di cinque mesi. La Destra nazionalista svedese è la terza forza con il 17,6%, risultato che, se confermato, rappresenta una perdita del 3%. E si tratta della prima battuta d’arresto dall’entrata in Parlamento nel 2010. La decisione di Åkesson di dare appoggio esterno al governo di centrodestra uscente ha influito non poco sull’opinione pubblica. Tante le scelte che hanno avuto a che fare col tema migranti. Il Paese si è affrettato ad allinearsi ad altri Paesi europei nell’attuazione delle procedure di trasferimento e rimpatrio dei cosiddetti “dublinanti”, applicando così le norme previste dal nuovo Patto europeo su migrazione e richiedenti asilo. A questo si somma la legge approvata lo scorso giugno sulla “delazione”, che impone ai dipendenti pubblici di denunciare gli immigrati privi di documenti con i quali venissero in contatto. Infine, l’introduzione di criteri di condotta per il rilascio o il ritiro di permessi di soggiorno.
A retrocedere tra non poche critiche anche i Socialdemocratici della Andersson (un passato da primo premier donna di Svezia e da Ministra delle Finanze), che per ora sembrano aver perso 2,3 punti. Una batosta per il partito che, secondo il giornalista politico Fouad Youcefi della tv di Stato svedese, “potrebbe essere il peggior risultato da quando è stato introdotto il suffragio universale”. I voti si sono spostati verso il Partito di Sinistra in particolare (quasi un punto e mezzo in più) e in generale, nell’ordine, si sono ridistribuiti seppur di poco tra Verdi, Cristianodemocratici, Liberali ( il cui superamento dello sbarramento del 4% era tra le incognite), Moderati e Partito di Centro.
Ma qual è la strategia che gli elettori hanno premiato? Guardando ai numeri, i partiti che hanno raccolto maggiore consenso hanno saputo presentare un programma elettorale più pragmatico e chiaro, in particolare sui temi dell’economia interna. Il Partito di Sinistra ha intercettato voti destinati ai Socialdemocratici per alcune ambigue aperture di quest’ultimi verso la destra moderata, che hanno così intaccato l’identità del partito.
Nonostante l’esperienza, Andersson durante la campagna elettorale ha lanciato messaggi carichi di retorica, ma poveri di contenuti. Ha inoltre affrontato i dibattiti in modo aggressivo, spesso denigrando gli avversari della destra. Un atteggiamento che non ha compensato la mancanza di un programma forte e pragmatico. In ogni caso, se gli esiti definitivi confermeranno Andersson alla guida del governo, resta da vedere come riuscirà a trovare la quadra tra i partiti di Centro, il Partito di Sinistra e i Verdi su temi che vedono posizioni discordanti come nucleare e tassazione per i più ricchi.
La campagna elettorale è stata dominata da temi di economia interna, crisi climatica e sicurezza, con l’ipotesi di riportare a 15 anni l’età per la responsabilità penale, abbassata a 14 dall’attuale governo. Una mossa sollecitata dal nodo delle bande criminali diffuse nel Paese che spesso vedono protagonisti minori di origine straniera. I partiti si sono confrontati anche anche sull’adesione ai valori della Svezia, come requisito per rimanere nel Paese. Tra tutti, il leader della destra nazionalista Åkesson si era distinto per la chiarezza delle sue posizioni, coerente con la linea della destra. Il partito dei Democratici Svedesi è stato fondato negli anni ’80 da persone attive in gruppi di estrema destra, inclusi neonazisti. Sotto la guida di Åkesson – al timone dal 2005 e artefice della crescita del partito, un tempo marginale – la formazione ha moderato i toni ed espulso i membri apertamente razzisti, oltre a crescere ad ogni tornata elettorale. Ma ora qualcosa è cambiato.
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