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Egitto, Nessy Guerra condannata per adulterio: il silenzio assordante delle «femministe a gettone»

  • Postato il 31 maggio 2026
  • Di Panorama
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Egitto, Nessy Guerra condannata per adulterio: il silenzio assordante delle «femministe a gettone»

C’è una giovane donna italiana, Nessy Guerra, che sta vivendo un incubo che farebbe tremare i polsi a chiunque. Condannata in Egitto a sei mesi di carcere per un reato che nell’Europa civile abbiamo cancellato quasi un secolo fa – l’adulterio – e braccata da un sistema che la considera una proprietà del marito. La condanna segue il rifiuto della donna a sottoscrivere le condizioni che l’uomo poneva per ritirare la denuncia: secondo quanto riferito dal Corriere della Sera, prevedevano che la moglie accettasse di essere «modesta» e «fedele», di non abbandonare il tetto coniugale senza autorizzazione, di attenersi alle decisioni di lui.

Il contratto stabiliva inoltre che Guerra non dovesse mostrare «ornamenti e nudità» in pubblico, sui social e perfino in privato, oltre all’obbligo di non avere segreti con il marito e di consegnargli «le password degli account social e dei dispositivi elettronici». Roba da fare drizzare i capelli, eppure, in Italia, la stessa sinistra che scende in piazza ogni due per tre per darci lezioni di patriarcato e diritti civili, sembra essere stata colpita da un’improvvisa e sospetta laringite.

Condannata per adulterio in Egitto: il caso di Nessy Guerra e il silenzio del femminismo italiano

Dov’è il «non una di meno»? Dove sono le pasionarie del «corpo è mio e lo gestisco io»? Dove sono le intellettuali che vedono sessismo anche nel titolo di un giornale o in una stretta di mano di troppo? Silenzio. Un silenzio assordante che puzza lontano un miglio di ipocrisia ideologica.

Il motivo di questa latitanza è tanto semplice quanto meschino. Per le nostre femministe indignarsi per Nessy è scomodo. È scomodo perché il carnefice non è il solito maschio bianco, cattolico e magari elettore del centrodestra. No, qui il carnefice è un sistema che affonda le radici nella cultura islamica che la sinistra ha deciso di proteggere a prescindere, in nome di un multiculturalismo cieco e di un politicamente corretto che finisce per sacrificare le donne sull’altare dell’accoglienza senza se e senza ma.

Se Nessy fosse stata vittima di un presunto “maschilismo” in una caserma dei Carabinieri o in un ufficio di una banca milanese, avremmo già i talk show monopolizzati, i profili social inondati di cuoricini neri e le piazze piene di Schlein e compagne. Invece, siccome il dramma si consuma sotto le leggi della sharia o di codici arcaici che non si possono criticare per non passare da islamofobi, allora Nessy può tranquillamente restare nel dimenticatoio.

Il femminismo a gettone e il dogma della società multiculturale

Questa è la prova del nove del femminismo a gettone: i diritti delle donne valgono solo se servono a colpire l’avversario politico interno. Se invece la realtà cozza con il dogma della società multiculturale, allora meglio voltarsi dall’altra parte. Preferiscono lasciare una madre italiana nelle mani della “giustizia” di Hurghada piuttosto che ammettere che, forse, il vero patriarcato abita proprio in quelle culture che loro considerano intoccabili.

Cara Nessy, non aspettarti solidarietà dalle sorelle in cachemire di casa nostra. Loro sono troppo occupate a combattere il «maschile sovraesteso» per accorgersi che tu, in Egitto, stai perdendo la libertà e tua figlia. Il loro silenzio è la tua condanna, ma è anche la loro definitiva sconfitta morale. E poi, quando tutto questo sarà finito, fai tuo il saggio proverbio «moglie e buoi dei paesi tuoi», che non a caso trova il suo fondamento nel libro della Genesi dove Abramo, ormai vecchio, fa giurare al suo servo di non prendere una moglie per suo figlio Isacco tra le donne cananee ma di cercarla tra i suoi parenti nella sua terra d’origine.

Autore
Panorama

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