Ecobonus 2027, salta il 65%: come cambiano le detrazioni e chi rischia di perdere lo sconto più alto
- Postato il 3 novembre 2026
- Di Panorama
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Chi aveva programmato di sostituire gli infissi, installare una pompa di calore o migliorare l’isolamento termico della propria abitazione sperando in un incentivo più generoso dovrà rivedere i conti. Il ritorno dell’Ecobonus al 65%, ipotizzato nelle settimane precedenti alla presentazione della legge di Bilancio 2027, non compare infatti nel testo della manovra approvato dal Consiglio dei ministri, che sceglie invece di mantenere per un altro anno le percentuali già applicate nel 2026, evitando il taglio che sarebbe scattato automaticamente dal prossimo gennaio.
Una decisione che interessa milioni di proprietari, famiglie e condomini alle prese con lavori di ristrutturazione e interventi per ridurre i consumi energetici, soprattutto in un momento in cui il costo delle opere edilizie continua a rappresentare un investimento importante e la possibilità di recuperare una parte della spesa attraverso le detrazioni fiscali può incidere concretamente sulla decisione di avviare o rinviare un cantiere.
La buona notizia è che le agevolazioni non subiranno la riduzione inizialmente prevista per il 2027, almeno secondo il disegno di legge attualmente all’esame del Parlamento. Quella meno favorevole è che non arriverà, per il momento, neppure il potenziamento al 65% che avrebbe consentito di recuperare una quota maggiore delle spese sostenute per migliorare l’efficienza energetica degli edifici.
Ecobonus 2027, perché salta il ritorno al 65%
L’ipotesi di riportare al 65% la detrazione per alcuni interventi di efficientamento energetico era emersa durante la preparazione della manovra, con l’obiettivo di incentivare investimenti capaci di ridurre i consumi delle abitazioni e accelerare la riqualificazione di un patrimonio immobiliare che, in molti casi, presenta ancora prestazioni energetiche insufficienti.
Tra gli interventi potenzialmente interessati figuravano la sostituzione di serramenti e infissi, l’isolamento termico delle pareti, le pompe di calore, i sistemi ibridi, il solare termico e le tecnologie per la gestione intelligente dell’energia domestica. La maggiorazione avrebbe potuto riguardare soprattutto le abitazioni principali, riconoscendo uno sconto fiscale più elevato a chi investe per migliorare le prestazioni della casa in cui vive.
La proposta, tuttavia, non ha trovato spazio nel disegno di legge di Bilancio approvato dal Governo il 28 ottobre. Il testo contiene invece una proroga delle detrazioni esistenti, confermando per il 2027 l’impianto già previsto per il 2026.
Questo significa che l’Ecobonus al 65% non è attualmente previsto per il prossimo anno, anche se il confronto parlamentare potrebbe ancora modificare il quadro normativo. Fino all’approvazione definitiva della manovra, le percentuali contenute nel disegno di legge devono quindi essere considerate una previsione e non una disposizione già entrata in vigore.
Ecobonus 2027, quali sono le nuove aliquote per prima e seconda casa
La distinzione fondamentale rimane quella tra abitazione principale e altri immobili, perché è proprio questa differenza a determinare la percentuale di spesa che il contribuente potrà recuperare attraverso la dichiarazione dei redditi.
Secondo il testo della manovra 2027, la detrazione resterà al 50% per gli interventi sull’abitazione principale, purché le spese siano sostenute dal proprietario o dal titolare di un diritto reale di godimento sull’immobile. Per le seconde case e per le altre situazioni che non soddisfano i requisiti della maggiorazione, l’aliquota ordinaria sarà invece del 36%.
Si tratta delle stesse percentuali applicate nel 2026, mentre la normativa attualmente in vigore, senza una nuova proroga, avrebbe previsto dal 1° gennaio 2027 una riduzione al 36% per l’abitazione principale e al 30% per gli altri immobili.
La manovra interviene quindi per evitare questa diminuzione, mantenendo un trattamento fiscale più favorevole rispetto a quello che sarebbe scattato automaticamente. Rimane invece esclusa, almeno nella versione iniziale del provvedimento, la possibilità di recuperare il 65% delle spese per gli interventi di risparmio energetico.
Un aspetto da non sottovalutare riguarda la definizione di abitazione principale, che non coincide necessariamente con quella di prima casa utilizzata per altre agevolazioni fiscali. Per ottenere la percentuale maggiorata è necessario rispettare le condizioni previste dalla normativa, compresa la titolarità dell’immobile o di un diritto reale di godimento, mentre il semplice fatto di sostenere una spesa in un’abitazione nella quale si vive non garantisce automaticamente l’accesso al 50%.
Quanto si risparmia davvero: gli esempi su infissi e lavori di riqualificazione
Per comprendere la differenza tra le aliquote basta considerare un intervento di efficientamento energetico dal costo complessivo di 20mila euro, ipotizzando che l’intera spesa rispetti i requisiti per beneficiare della detrazione.
Con l’aliquota del 50%, prevista per l’abitazione principale alle condizioni stabilite dalla legge, il contribuente potrebbe recuperare 10mila euro attraverso dieci quote annuali da mille euro. Se fosse stato introdotto l’Ecobonus al 65%, il beneficio teorico sarebbe salito a 13mila euro, con una differenza di 3mila euro rispetto allo sconto confermato dalla manovra.
Per un intervento dello stesso importo su un immobile che beneficia della detrazione ordinaria del 36%, il recupero fiscale sarebbe invece di 7.200 euro, ripartiti in dieci rate annuali da 720 euro.
La distanza diventa ancora più evidente per lavori di importo maggiore. Su una spesa ammissibile di 30mila euro, per esempio, il 50% permetterebbe di detrarre 15mila euro, mentre un’ipotetica aliquota del 65% avrebbe consentito di arrivare a 19.500 euro, con un vantaggio aggiuntivo di 4.500 euro.
Si tratta naturalmente di simulazioni, perché il risparmio effettivo dipende dalla tipologia di intervento, dai massimali applicabili, dalla situazione fiscale del contribuente e dalla possibilità di utilizzare integralmente la detrazione. Lo sconto non corrisponde infatti a un rimborso immediato, ma a una riduzione delle imposte dovute negli anni successivi, nei limiti consentiti dalla normativa.
Quali lavori rientrano nell’Ecobonus 2027
L’agevolazione continua a riguardare gli interventi destinati a migliorare l’efficienza energetica degli edifici esistenti, a condizione che siano rispettati i requisiti tecnici e amministrativi previsti per le diverse categorie di lavori.
Tra le opere che possono beneficiare dell’Ecobonus figurano la sostituzione di finestre comprensive di infissi, l’installazione di schermature solari, gli interventi di coibentazione dell’involucro edilizio, la riqualificazione energetica complessiva dell’immobile e la sostituzione degli impianti di climatizzazione con soluzioni ammesse dalla normativa, come le pompe di calore ad alta efficienza.
Rientrano inoltre, nei casi previsti, i collettori solari per la produzione di acqua calda e i sistemi di automazione degli edifici che permettono di controllare e ottimizzare il funzionamento degli impianti.
Non tutte le tecnologie, però, possono essere portate in detrazione attraverso lo stesso incentivo. L’installazione di un impianto fotovoltaico domestico per la produzione di energia elettrica, per esempio, segue generalmente la disciplina del bonus ristrutturazioni e non quella dell’Ecobonus tradizionale.
Resta inoltre confermata l’esclusione delle spese per la sostituzione degli impianti di riscaldamento con caldaie uniche alimentate a combustibili fossili, comprese le caldaie a gas che non rientrano nelle configurazioni agevolabili.
Prima di avviare i lavori è quindi indispensabile verificare non soltanto la percentuale applicabile, ma anche l’effettiva ammissibilità dell’intervento, i requisiti prestazionali richiesti e gli eventuali limiti di detrazione previsti per la specifica tecnologia.
Bonus ristrutturazioni 2027, cosa cambia per condomini e seconde case
La proroga prevista dalla manovra non riguarda esclusivamente l’Ecobonus, ma interessa anche il bonus ristrutturazioni e il Sismabonus, che manterrebbero le aliquote del 50% per l’abitazione principale e del 36% negli altri casi.
Per gli interventi ordinari di recupero edilizio, il tetto di spesa agevolabile rimarrebbe fissato a 96mila euro per unità immobiliare, mentre per gli interventi di riqualificazione energetica soggetti alla disciplina dell’Ecobonus continuano ad applicarsi i massimali specifici previsti per le diverse tipologie di lavori.
La situazione richiede particolare attenzione nei condomini, dove gli interventi possono riguardare parti comuni dell’edificio e coinvolgere proprietari con situazioni differenti. Ai fini dell’applicazione dell’aliquota maggiorata, infatti, i requisiti relativi all’abitazione principale e alla titolarità dell’immobile devono essere verificati con riferimento al singolo contribuente, anche quando la spesa riguarda lavori condominiali.
Per chi possiede una seconda casa, invece, la conferma del 36% rappresenta comunque un vantaggio rispetto alla riduzione al 30% che sarebbe entrata in vigore nel 2027 senza la proroga, pur mantenendo una distanza significativa rispetto all’incentivo riservato alle abitazioni principali.
Come ottenere le detrazioni e perché conta la data del pagamento
Un altro elemento decisivo per chi sta programmando una ristrutturazione riguarda il momento in cui vengono sostenute le spese. Per i contribuenti privati, infatti, l’aliquota applicabile è generalmente determinata dall’anno in cui viene effettuato il pagamento, secondo il principio di cassa, e non semplicemente dalla data di avvio o conclusione dei lavori.
Chi ha già programmato interventi tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027 dovrà quindi valutare attentamente il calendario dei pagamenti e verificare quale disciplina sarà effettivamente applicabile, tenendo conto delle disposizioni che verranno approvate in via definitiva.
Per ottenere l’agevolazione sarà inoltre necessario rispettare gli adempimenti richiesti, conservare fatture e documentazione tecnica, utilizzare le modalità di pagamento previste dalla normativa e, per gli interventi soggetti all’obbligo, trasmettere i dati all’ENEA attraverso i canali dedicati.
Occorre ricordare anche che le detrazioni sono generalmente ripartite in dieci quote annuali e che, per i contribuenti con redditi complessivi superiori a 75mila euro, possono intervenire ulteriori limiti alla fruizione delle spese detraibili, secondo le regole introdotte dalla legislazione fiscale.
Ecobonus 2027, cosa potrebbe ancora cambiare con la legge di Bilancio
La partita degli incentivi edilizi non è definitivamente chiusa. Il disegno di legge di Bilancio dovrà essere esaminato dal Parlamento e durante l’iter potranno essere presentati emendamenti destinati a modificare o integrare le disposizioni attualmente previste, compresa l’eventuale introduzione di nuove agevolazioni per gli interventi di efficientamento energetico.
Al momento, però, il quadro è chiaro: il Governo ha scelto di prorogare gli sconti esistenti anziché aumentare l’Ecobonus al 65%, garantendo una maggiore continuità alle agevolazioni ma rinunciando, almeno nella prima versione della manovra, a un incentivo più consistente per chi investe nella riduzione dei consumi energetici.
Per le famiglie e i proprietari che stanno valutando lavori importanti, la differenza non è marginale. La possibilità di recuperare una quota maggiore dell’investimento può infatti cambiare il costo complessivo di una riqualificazione e incidere sulla convenienza di sostituire impianti, migliorare l’isolamento o intervenire sulle prestazioni energetiche dell’abitazione.
La conferma delle detrazioni rappresenta dunque una garanzia rispetto ai tagli già programmati, ma lascia aperta la questione di come sostenere in maniera più incisiva la transizione energetica degli edifici italiani. Una risposta definitiva arriverà soltanto con l’approvazione della legge di Bilancio 2027, quando saranno fissate le regole sulle quali contribuenti e imprese potranno effettivamente programmare i propri investimenti.